Situazione coloniale


Radici imolesi XV, appunti per una Città della Follia. Follia ed Norma (ordine, disposizione, colonizzazione) nell’epoca postumana.

“… una ricostruzione storica delle istituzioni e dei discorsi sulla follia nel contesto africano [ … ] situa ogni discorso sulla cura e sulla rappresentazione dei disturbi mentali all’interno dei rapporti di forza fra potenze coloniali e popoli colonizzati. Questi rapporti di forza devono essere compresi dal momento che essi informano sin nel profondo ideologie, categorie e pratiche degli uni e degli altri, conferiscono senso o riducono la pertinenza delle strategie terapeutiche locali e alle loro concezioni del male e della cura, segnando il futuro sviluppo della professionalizzazione delle medicine tradizionali così come il significato della psichiatria ausiliare nei paesi africani. Quei rapporti di forza obbligano pertanto a collocare le nostre riflessione sulla follia e sulle pratiche rivolte al suo riconoscimento e controllo nei paesi africani all’interno di quella che Balandier ha definito “situazione coloniale”. Se Balandier rimproverava a molti lavori antropologici di quegli anni la rimozione della questione “colonialismo”, che pure si rifletteva in modo massiccio negli attori e nei processi di trasformazione sociale che gli antropologi intendevano studiare, la stessa critica poteva essere rivolta alle ricerche etnopsichiatriche che spesso trascuravano — tranne poche eccezioni, come quella di Frantz Fanon o di Octave Mannoni, [ … ] l’impatto della situazione coloniale sulle problematiche del disagio psichico, sulla sua espressione e sul senso dei rituali (terapeutici o d’altro tipo, ma comunque connessi alla condizione di individui e gruppi sofferenti). Vedremo più innanzi quanto la categoria di “situazione coloniale” si riveli utile nel nostro orizzonte teorico e quanto rimanga attuale per analizzare fenomeni del presente (primo fra i quali proprio la questione migratoria), ed è davvero stupefacente il fatto che molti ricercatori ignorino ancora oggi tali contributi.

Roberto Beneduce.

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