Radici imolesi XVIII, appunti per una Città della Follia. Follia e (gestione del Territorio e del) Paesaggio in epoca postumana. Territori africani


Radici imolesi XVIII, appunti per una Città della Follia. Follia e (gestione del Territorio e del) Paesaggio  in epoca postumana.

Mercato di Kani Kombolè, Mali. 2001

“In Africa sub-sahariana, il mancato sviluppo di una tecnica capace di imprimere cambiamenti marcati e durevoli alle fattezze materiali della superficie terrestre, ha avuto come contropartita una sorta di ipersviluppo di un’attività del pensiero capace di alterare in modo sofisticatissimo e profondo le sue fattezze simboliche.

La simbolizzazione geografica mobilita valori come Sacro, Giusto, Buono, Bello, Armonioso, Dolce, Nobile. Nella pratica designativa africana, gli opposti di questi valori vengono sovente solo sussunti, come in un meccanismo di espunzione culturale e di allontanamento spaziale di qualcosa di indesiderabile: i disvalori, dunque, non stanno nel luogo, che è per l’appunto indicato dal nome come un condensato di positività. Di riflesso, ciò che invece ha a che fare con il Male, con l’Errore, ciò che è Oscuro, Temibile e Ripugnante, può trovarsi tendenzialmente ovunque ed è solo in circostanze alquanto particolari che esso viene “depositato” in un sito specifico.

Di fatto, la denominazione simbolica attinge negli strati profondi del serbatoio metafisico delle diverse comunità e cristallizza al suolo credenze di tipo religioso, morale o estetico. In tal modo, essa proietta il territorio al centro di rappresentazioni, emozioni, pratiche idonee a soddisfare i bisogni identitari e, al tempo stesso, atti ad assicurare la vita e la riproduzione sociale.

Il territorio è anzitutto un archivio culturale, la scena sulla quale si iscrivono le reti elementari della significazione simbolica: il luogo fisico è lo specchio delle credenze e la memoria, anche, degli eventi. Di fatto, nel suo sostrato linguistico, la geografia del simbolo è un sacrario e, insieme, un immane registro degli atti di civilizzazione. La superficie terrestre lascia emergere siti di particolare intensità valoriale nei quali la cultura esplode, per così dire, affidando ai designatori i riflessi della sua genesi e le pretese della sua morale.

Nel declinare i momenti alti del ricordo civile e le egemonie metafisiche delle diverse collettività, i designatori ne sanciscono non solo l’esistenza ma, in qualche modo, la verità e quindi l’effettualità. Nella concretezza dei luoghi, nella tangibilità dello spazio abitato, così, essi disvelano le grandi speranze e i piccoli timori, la fede religiosa, le gerarchie sociali, le opzioni politiche, le aspirazioni economiche, l’immaginario collettivo, gli accenti affettivi, le passioni identitarie. Questa sorta di pergamena tellurica, repertorio sterminato di conservazione e di testimonianza, appartiene all’esperienza comune, intendo di ciascuno di noi, giacché ha portata universale e riguarda tutti i corpi sociali.”

Angelo Turco, Africa SubSahariana, 2002 UNICOPLI

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