EVIDENZIATORI DEITTICI: BRYSON, Merleau-PONTY E OLTRE di ALES ERJAVEC


Ceramista della Casamance, Senegal, Emilio Navarino 2004

Per Merleau-Ponty è in primo luogo la pittura a offrire un accesso privilegiato a ciò che egli più tardi comincerà a chiamare Essere. Sebbene la filosofia sia, come “l’arte il fatto di portare la verità nell’ “essere”, “l’arte, particolarmente la pittura, attinge a questa struttura di significato elementare che l’operazionismo preferirebbe ignorare. L’arte e solo l’arte agisce così in piena innocenza”.

Ciò che la filosofia può fare è aprire i nostri occhi al mondo e renderci consci delle sue limitazioni. “Una filosofia diventa trascendentale, o radicale, non prendendo il suo posto nella coscienza assoluta senza ricordare i modi con i quali ciò avviene, ma considerando se stessa come un problema; non postulando una conoscenza resa totalmente esplicita ma riconoscendo come problema filosofico fondamentale questa presunzione da parte della ragione”. [ … ]

Come nella cultura cinese, anche nella filosofia di Merleau-Ponty la pittura è una forma d’arte privilegiata. Merleau-Ponty sostiene, nella Prefazione alla Phénoménologie de la perception ” che cercare l’essenza della percezione è dichiarare che la percezione è, non presunta vera, ma definita come accesso alla verità … Noi non dobbiamo chiederci se realmente percepiamo un mondo, noi dobbiamo invece dire : il mondo è ciò che noi percepiamo” (Merleau-Ponty, Phenomenology of Perception, p. 63).

http://www.parol.it/articles/erjavec.htm

Annunci