2. Corruptio optimi pessima. Storia della morte in Occidente, Philippe Ariès


Abitazione rurale eoliana, ora detta "Pippa Nigi", Alicudi, Italia

“Ai nostri giorni, la nascita e la morte di un individuo avvengono tipicamente in ospedale, in un luogo , cioè, completamente estraneo alla vita quotidiana. Le uniche persone presenti, oltre ai diretti interessati – la madre, il figlio, il morto -, sono i medici e gli infermieri. Io, che ho 40 anni, ho visto nascere due bambini (i miei due figli) e non sono mai stato presente alla morte di qualcuno – a dire il vero, non ho mai visto, usando un’espressione un po’ improbabile, un morto dal vivo. Mio padre, invece, ricorda, con vivida precisione, il corpo di suo padre disteso sul tavolo in cucina, e sua madre che lo invita, tra le lacrime, a dargli un ultimo bacio: e aveva quattro annni. E nella famiglia dalla quale proveniva mia nonna, su quindici fratelli ne arrivarono sei, all’età adulta; gli altri, morirono tutti in  cucina, o nella loro cameretta umida, nello stesso luogo in cui erano nati, assistiti, accompagnati, accuditi, da decine e decine di persone – non solo parenti, ma anche vicini di casa, preti, lontani conoscenti. Sullo stato di famiglia di mia nonna, che mi è capitato tra le mani qualche mese fa, ho letto che in due settimane morirono tre sorelline tra i cinque e i quindici anni: per difterite, mi ha detto mio padre. Il tavolo della cucina non faceva tempo a raffreddarsi, in quel periodo. E le persone che assistevano imparavano una cosa fondamentale, che noi abbiamo completamente dimenticato: imparavano come si muore.”

http://grafemi.wordpress.com/2010/02/19/storia-della-morta-in-occidente-philippe-aries/

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