Dio non è altro che la società. 2 Anomalie del sistema riproduttivo umano.


India 1987, Bombay, Falkland Road.

Il capitalismo senza regole sta modificando la razza umana

Lorenzo de Vita 14 Agosto 2010

«Sostanze che alterano lapparato endocrino sono state trovate nei pesticidi e negli erbidici, come nelle plastiche, nei detergenti e nelle resine. Entrano nellacqua o nellaria durante la lavorazione dei prodotti o durante i processi chimici e vengono fissati nei tessuti adiposi di numerosi animali».

E’ la preoccupante conclusione, tratta da uno studio tuttora in corso di cui parleremo, condotto da alcuni ricercatori dell’università di Cincinnati all’interno di un progetto chiamato «Growing Up Female» (Study: Age that girls hit puberty keeps dropping).

La ricerca dimostra che l’età nella quale le ragazze diventano puberi sta continuamente scendendo. Negli ultimi 30 anni sono in costante aumento le bambine cui compare e si sviluppa il seno a 7-8 anni. Dopo di ciò, le mestruazioni seguono tipicamente entro 2-3 anni.

«Le ragazze che mestruano precocemente sviluppano una forte tendenza al cancro al seno nel corso della vita».

Dunque, il rischio di cancro – sempre più diffuso a livello di popolazione in generale – in questi casi si alza per le bambine che diventano puberi così in anticipo.

Lo studio condotto da medici di Cincinnati, Ohio, descrive anche il rischio di cancro all’utero, propensione alla depressione e problemi legati alla sfera alimentare, nonchè sessuale.

Credo sia capitato di frequente, a molti di noi, soprattutto negli ultimi anni, di essere a conoscenza di donne con continui disturbi della salute, particolarmente legati alla sfera dell’apparato riproduttivo. Personalmente, nel mio piccolo, ho spesso sentito di ragazze con persistenti problemi nelle parti profondamente connesse alla femminilità.

Non è un caso evidentemente. Sta accadendo qualcosa. Perchè se uno stile di vita sregolato porta certamente a degli scompensi, c’è il fondato sospetto che alcune complicazioni vengano addirittura indotte dall’esterno ed arrivino a contatto con il nostro organismo troppo spesso a nostra insaputa.

Le adolescenti, sempre più giovani, sono le vittime idonee ad essere sacrificate sull’altare di una società ogni giorno più distruttiva. L’innocenza infantile sta venendo meno troppo bruscamente e troppo in anticipo rispetto ad epoche in cui si lasciava progressivamente il posto – e generalmente al momento opportuno – a certe consapevolezze sulla vita sessuale e di coppia; sta svanendo quell’armonia del nostro corpo che seguiva determinati cicli a cui fiduciosamente l’organismo si sottoponeva. Adesso invece il nostro organismo è saturo di irregolarità di vario genere e da queste si fa condurre verso orizzonti innaturali.

Stiamo parlando di bambine, appena uscite dall’infanzia, che a 7 anni hanno le prime mestruazioni, vengono a contatto con un universo per cui non sono pronte, diventano donne in maniera sconvolgentemente precoce e di conseguenza subiscono tutta una serie di traumi che si porteranno dietro per l’intera vita.

Se la sessualità si manifesta troppo presto in maniera distruttiva e disarmonica, la vita della bambina muterà per sempre, prenderà strade diverse da quelle che probabilmente avrebbe imboccato decenni fa, e le conseguenze (cancro, obesità, costumi sessuali disordinati) non sono una conquista sociale, parte di un’evoluzione inesistente, ma qualcosa che ha un vago presentimento di morte, di umanità sempre più condotta puntualmente verso orizzonti da film horror.

Gli eventi, nella società occidentale almeno, stanno peggiorando di anno in anno. Facendo un paragone con la situazione di 10-15 anni fa l’accelerazione è preoccupante.

Sempre secondo lo studio americano, che segue dal 2003 più di 1.200 ragazze da Cincinnati, Harlem, New York e San Francisco, tra le ragazze bianche, il 10% sviluppa il seno a 7 anni rispetto al 5% del 1997. A 8 anni si sale al 18% rispetto al 10% del 1997.

Ragazze con il seno sviluppato a 7-8 anni. A poca distanza di tempo donne a tutti gli effetti, pronte biologicamente a procreare, con tanto anticipo da far pensare all’evoluzione genetica della specie verso abissi sconfinati di disordine.

Come se non bastasse le mamme, in preda al panico, incapaci di spiegare e giustificare la situazione a bambine sempre più disorientate, provvederanno immediatamente a munire le figlie di appositi reggiseno in maniera tale che non vadano in giro con seni a penzoloni, che alla chiusura della scuola non erano così evidenti e all’apertura risulteranno imbarazzanti. Senza sapere che sarebbe molto più salutare una posa naturale, anche se molto meno di moda, perchè

«ad ogni piccolo rimbalzo – mentre ci si muove, si cammina o si corre – il seno viene massaggiato delicatamente, si aumenta il flusso linfatico e quindi il seno si pulisce dalle tossine e dai rifiuti derivanti dal metabolismo cellulare».

Lo studio di due ricercatori, Singer e Grismaijer, tende a dimostrare che le probabilità di ammalarsi di cancro al seno aumentano drammaticamente col reggiseno indossato oltre 12 ore al giorno; il tutto causato dalla compressione del flusso linfatico, troppo spesso impedito nella sua regolare e salutare circolazione da reggiseni troppo vanitosi.

Dal loro studio «Dressed to Kill», risulta che:

– Le donne che indossano reggiseni 24 ore al giorno hanno 3 possibilità su 4 di sviluppare il cancro al seno (n = 2.056 per il gruppo con cancro e n = 2.674 per il gruppo senza).

– Le donne che indossano reggiseni più di 12 ore al giorno, ma non a letto, 1 possibilità su 7

– Le donne che indossano i reggiseni meno di 12 ore al giorno, 1 possibilità su 52

– Le donne che indossano i reggiseni raramente, o mai, 1 su 168 possibilità di ammalarsi di cancro al seno.

I due autori suggeriscono infine semplicemente di smettere di indossarne uno per due settimane e vedere come ci si sente (Bras and Breast Cancer).

Ovviamente tutti questi cambiamenti, queste manifestazioni di procacità dilagante ad età impensabili – al di là della primaria cura della propria salute – rappresentano degli stimoli da non trascurare.

Cosa penseranno gli amichetti, compagni di scuola di queste fanciulle? Che idea si faranno quando vedranno questo seno sviluppato tanto in fretta? Quali richiami subiranno?

Esiste anche l’aspetto legato agli abusi sessuali in alcuni strati della società e in alcune parti del mondo. A breve pubblicheremo un importante studio di Jones al riguardo, che mette in luce il ruolo sociale svolto dal pimp, ovvero dallo sfruttatore e violentatore di bambine di età dai 7 ai 12 anni che vivono nel South Side di Chicago. Ragazzine che rimangono incinte a 12 anni e devono affrontare lo schock della gravidanza, senza una famiglia, con un padre che pensavano di aver trovato nel compagno della madre e che poi si rivela essere un violentatore, con una madre che rigetta un’idea tanto sgradevole.

Sono situazioni diffuse in quei centri urbani periferici delle grandi città americane, spesso popolate da etnie differenti. Non ci sarà da meravigliarsi se vedremo, a breve, accadere le stesse cose da noi, in maniera sempre più diffusa.

Ma la ricerca condotta a Cincinnati, che si pone l’obbiettivo di voler comprendere la causa di questi disturbi legati allo sviluppo – sicuramente facilitati dall’esposizione ambientale – per poter prevenire il manifestarsi di cancri a ripetizione nelle prossime generazioni, mette in luce un altro aspetto significativo che anticipavamo prima, di cui molti di noi sono probabilmente già a conoscenza o che perlomeno sospettano:

Il dottor Frank Biro che sta conducendo queste ricerche, ci dice che

«al momento non è ancora chiara la causa di questi disordini, ma stiamo prendendo in considerazione diverse possibilità, incluse le esposizioni genetiche e climatiche».

«Ci stiamo concentrando adesso sul ruolo giocato dalle sostanze che alterano lapparato endocrino – agenti chimici che disturbano la normale funzione ormonale – che potrebbero causare la pubertà precoce e lobesità».

«Sostanze che alterano lapparato endocrino sono state trovate nei pesticidi e negli erbidici, come nelle plastiche, nei detergenti e nelle resine. Entrano nellacqua o nellaria durante la lavorazione dei prodotti o durante i processi chimici e vengono fissati nei tessuti adiposi di numerosi animali».

La nostra vita, dunque, viene a contatto con una concentrazione sempre maggiore di elementi che snaturano l’apparato endocrino o il sistema ormonale, rappresentato da un insieme di ghiandole e cellule (dette ghiandole endocrine e cellule endocrine) che secernono sostanze proteiche o lipidiche chiamate ormoni. Il sistema endocrino gestisce il funzionamento dell’organismo umano o animale in collaborazione con il sistema nervoso e diffonde gli ormoni direttamente nel sangue e, attraverso questo, fa sì che raggiungano tutti gli organi e i tessuti.


Frutti della pianta di Coffea arabica: destra crescita spontanea, sinistra abuso di pesticidi


Queste sostanze dannose si troverebbero nei tessuti adiposi degli animali di cui ci nutriamo, nei pestidici impiegati nelle coltivazioni affinchè queste diano un buon risultato e non vengano attaccate da insetti o da organismi considerati dannosi, e negli erbicidi utilizzati per il controllo delle piante infestanti, sempre in campo agricolo; composti chimici di sintesi, spesso xenobiotici, ossia chimicamente estranei, disaffini, ai composti naturalmente presenti negli esseri viventi, impiegati anche per uso civile; addirittura se ne può citare l’uso militare (Agente Arancio, un erbicida che fu ampiamente utilizzato dagli USA tra il 1961 e il 1971, durante la guerra del Vietnam).

Praticamente riguarda tutto quello che mangiamo e potremmo comprare al supermercato. Di questo passo non ci sarà da fidarsi neanche ad uscire di casa, e la casa dovrà essere un’incubatrice costantemente sterile. Quello che sta avvenendo in Russia getta certo un ombra di sfiducia in questo senso.

Cosa fare per rimediare a questa situazione?

In uno scenario di crisi incombente, turbati dal sospetto di una contaminazione sia dell’aria che respiriamo che del cibo che assumiamo, sempre più persone stanno sentendo la necessità di riscoprire forme di genuinità perse da decenni.

Spinti dal desiderio di prendersi maggiormente cura di se stessi, ma in modo diverso da quello degli anni di stupido e sfrenato salutismo – chissà perché, poi, sempre legato all’acquisto di qualche prodotto miracoloso – molti stanno cercando di purificarsi per mezzo di ritualità lontane nel tempo, inghiottite dal consumismo, dalle certezze della scienza, da supermercati attrezzatissimi e da un po’ di pigrizia che diffusamente ci ha resi schiavi del già pronto.

C’è qualcosa nella vita che conduciamo – o nella vita che qualcuno vorrebbe farci condurre – di cui non ci fidiamo più. C’è la percezione che se non iniziamo ad amministrarci, alla buona, ricorrendo a semplici pratiche quotidiane, non lo farà nessuno al nostro posto; certamente non il gigantesco meccanismo rappresentato dal consumismo occidentale, che si sforza ogni giorno – per mezzo di tutta una serie di stratagemmi coordinati – di trasformarci in muti ricettori di prodotti sempre più specifici o di nuovi ritrovati che viene il sospetto danneggino sempre di più il nostro organismo, oltre che essere molto spesso motivo di tortura per creature indifese.

Personalmente seguo da un paio d’anni la semplice cura cosidetta dell’acqua, suggeritami da una cara amica. Formalizzata in uno studio diventato un libro, «Il nostro corpo implora acqua», consiste nell’assumerne 2 litri al giorno, mezzo litro 15/30 minuti prima dei pasti principali (colazione, pranzo, cena) e mezzo litro 15/30 minuti prima di andare a letto. I benefici di questa cura, così semplice ma così armonica, pare siano numerosissimi. Ad esempio vi troverete nel giro di pochi giorni ad eliminare il bicchiere davanti al vostro piatto. Non ci sarà più bisogno di bere durante i pasti perché il nostro organismo avrà già assunto prima il quantitativo d’acqua di cui aveva bisogno, favorendo in questo modo anche la digestione.

A me è stato consigliata perchè calma quando si è nervosi; l’acqua (non di frigo possibilmente) aiuta a distendere i nervi, scorre dentro di noi ed è come se facesse pulizia, ci aiuta a tornare riflessivi, sereni, semplici. L’autore del testo sostiene addirittura di curare con l’acqua moltissime malattie, considerate alla stregua di localizzazioni di gravi forme di disidratazione. Ma questo discorso ci porterebbe lontano; certo, grazie alla sua assoluta economicità, il rimedio non deve essere molto gradito alle multinazionali farmaceutiche…

Ma come molti lettori sanno decisamente meglio di me (lo vediamo dai numerosi commenti a riguardo) sono quasi infinite le possibilità di aiutare se stessi con piccoli accorgimenti casalinghi. Basta avere pazienza e costanza nell’applicazione (altre virtù ormai sempre più rare).

Purtroppo questa ricerca di naturalezza, che certamente dev’essere ispirata da un flusso puntuale che stimoli la nostra vita – da un’equilibrio, da una regolarità sempre più difficili da poter concretizzare – non è al momento alla portata di tutti.

Mi riferisco soprattutto a quelle generazioni di giovani che vanno ormai dagli 8 ai 35 anni, immersi in uno stile di vita che certo non favorisce l’armonia di spirito, mente e corpo, salvo poi, per mancanza di tempo, tra un aperitivo e l’ufficio, ricorrere a quei palliativi come la palestra e la cura miracolosa dal massaggiatore di turno.

Conosco abbastanza bene, dopo la mia fuga dalla metropoli, lo strato sociale che sto descrivendo e ancora maggiormente posso cercare di comprendere la differenza tra quello stile di vita ed uno maggiormente attento alle piccole cose. Dopo 3 anni posso confermare con certezza che la vita condotta a certi ritmi e secondo certe abitudini alimentari, al giorno d’oggi sospette, può essere una fonte inesauribile di problemi fisici più o meno importanti, soprattutto per i bambini in fase di crescita, come i dati dimostrano, e può evidentemente condurre a disordini che sconvolgeranno il loro e il nostro organismo, come sta accadendo – sempre con maggiore intensità – negli Stati Uniti, o perlomeno in quei Paesi dove vengono condotte ricerche specifiche, come quella appena descritta, atte a comprendere certi fenomeni preoccupanti quali la precocità puberale.

Insomma, come molti hanno già incominciato a fare, credo che dovremmo far ricorso all’antidoto salvifico di una autenticità sempre più accentuata, soprattutto, per iniziare, in ambito alimentare. E conseguentemente trasmettere e far vivere ai nostri figli queste esperienze, che al di là dell’effetto immediato che possono donare, alla lunga potrebbero salvare loro la vita e quella delle future generazioni.

Ci si rende conto che ciò comporta una impegno enorme per tutte quelle persone che, inghiottite dal tran-tran quotidiano a cui obbliga la città, hanno davvero poche alternative alimentari e di certo non possono coltivarsi un orto sul balcone o andare a comprare la verdura direttamente dal contadino, come è possibile fare fuori dai centri urbani.

Ma, come detto poc’anzi, per intraprendere almeno un primo cambiamento, basta recuperare un ritmo regolare, piccole abitudini salutari, e costanza nell’applicarle, aspetti che forgeranno anche il nostro carattere. Dal canto mio ho portato l’esempio della cura dellacqua che tutti possono fare. Per il resto cherchiamo di stare attenti ai prodotti che acquistiamo.

Forse però non è lontano il giorno in cui sarà necessario, se non vitale, avere un proprio orto da poter coltivare, con cui potersi sfamare – almeno quel tanto che basta per poter sopravvivere – e di origine veramente controllata… da noi.

Lorenzo de Vita

Study: Age that girls hit puberty keeps dropping

Study: Age that girls hit puberty keeps dropping.

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