Imola, I love you, 1


Questo edificio ha una storia. Ci troviamo a Imola, via T. Campanella angolo via Emilia, nel tratto verso il fiume, il ponte, verso Faenza. Quando fu costruito si racconta che ci fu un duro confronto fra interessi che confliggevano. Siamo negli anni ’40, non da tanto era stato dato il permesso, sino allora vietato se non per le abitazioni rurali, di costruire fuori della cinta muraria della città. Gli interessi in competizione erano, da una parte gli immobiliaristi che mettevano sulla bilancia la domanda di nuovi alloggi, la “creazione” di nuovi posti di lavoro e, non ultimo le cospicue plusvalenze che si generavano (nel breve periodo) dal cambio d’uso dei terreni; dall’altra la “lobby” degli ortolani che, ispirandosi alle regole fondiarie rurali consuetudinarie, si opponevano all’urbanizzazione di quella zona, non lontana dal fiume, ricca di prezioso humus e così vicina al mercato cittadino. Il sistema fondiario rurale infatti, facendo riferimento alle consuetudini che regolavano i passaggi ereditari, prendeva in considerazione anche il reddito futuro dell’appezzamento, nella definizione del suo valore. Vinsero gli immobiliaristi, e cominciò una urbanizzazione selvaggia che ha  stravolto la città di Imola. Di li a poco, negli anni ’50, per gli stessi motivi, vennero costruite villette sopra l’unico anfiteatro romano della romagna. Lascio a che leggerà queste righe il calcolo di quanto varrebbe ora un anfiteatro romano restaurato.

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