Chang Yafang – Italia come Imola.


Stabile il cui si trovava l’osteria centrale di Imola

Chang Yafang

In pensiero per l’Italia

Non sono io a essere in pensiero per l’Italia. Sarei ridicola se scrivessi quello che dicono tutti, la mattina al bar, mentre intingono il cornetto nel cappuccino. Scrivo quest’articolo perché la persona in pensiero per l’Italia è mia mamma, una casalinga taiwanese settantenne che non è mai venuta in Europa. Un po’ di tempo fa, su Skype, era davvero preoc­cupata.

“Mamma, cos’è successo?”.“

Wooo, oggi il tg ci ha detto che l’Italia è diventata molto molto povera, che ha tantissimi debiti. Ma come si è ridotta così?”.

Dal tono ansioso e stupito, sembrava che stesse parlando di un carissimo cugino, di cui improvvisamente si era scoperto che giocava d’azzardo ed era finito sul lastrico.
“Mamma, non lo so proprio”. Tra le difficoltà economiche mie e quelle dei miei amici, il concetto di debito pubblico continua ad apparirmi misterioso.

“Sai, Fang, il governo italiano vuole vendere edifici, terreni, isole, montagne… Io e tuo padre non potevamo crederci. Hanno fatto vedere le immagini delle cose in vendita: sono belle belle… Ma come possono venderle?!”. Poi si è proprio arrabbiata: “E se le comprano gli stranieri, i tuoi amici italiani come fanno? Se un emiro compra una montagna, per andare a scalarla devono chiedere il visto?”.

La preoccupazione di mia madre per i miei amici e per il paese dove vivo e lavoro mi ha fatto tenerezza. L’elenco del patrimonio demaniale italiano in vendita è lunghissimo, compresa – simbolicamente direi – l’area di Porta Portese, il mercato romano dell’usato (“venghino, signori, venghino!”). Ma mi ha fatto anche riflettere, perché questa preoccupazione viene da una persona semplice, cresciuta in un paese che conosce bene il senso della parola “colonizzazione”.

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