Basilea 3 e gli stress test, un nuovo vaso di Pandora!


BASILEA 3 E GLI STRESS TEST, UN NUOVO VASO DI PANDORA! | icebergfinanza.

Il leggendario vaso di Pandora, contenitore per eccellenza di tutti i mali del mondo, aperto dalla dea che lo ebbe in dono da Zeus è oggi in realtà una scatola nera dove quotidianamente vengono rinchiusi gli squilibri economico/finanziari in attesa di tempi migliori, liberando una vaga sensazione di speranza, che, come racconta la leggenda, restò chiusa in fondo al vaso prima di essere definitivamente liberata.

Osservo molti velieri che strambano e cambiano direzione a seconda del vento, con poca identità, pronti a sfruttare le correnti mediatiche, ma noi continuamo a seguire le nostre stelle polari, la coerenza se supportata da analisi e lavoro paga sempre.
Come ho più volte sottolineato, la principale analogia con il decennio perduto di nipponica memoria sta appunto nell’incapacità da parte della politica di affrontare gli evidenti squilibri usciti da questo immenso vaso, cercando disperatamente di nasconderli al suo interno dimenticando che prima o poi la verità figlia del tempo rovescerà nuovamente il suo contenuto sulla storia.
La giornata di ieri è stata caratterizzata dalla divulgazione del  contenuto di un articolo del Wall Street Journal,  il quale ha rovistato all’interno del vaso di Pandora, del sistema finanziario europeo dove l’illuminazione a tempo debito sembra scoprire che qua e la nelle zone d’ombra alcuni inganni non hanno nulla da invidiare alle più belle leggende della mitologia greca.
A differenza di molti, per noi di Icebergfinanza quel vaso non nasconde alcun segreto anche se risulta alquanto sospetta la tempistica con la quale il quotidiano americano segnala alcune anomalie e squilibri che erano noti da tempo, quando alcune situazioni di debolezza patrimoniale sono state sapientemente occultate. Certo il WSJ parla di sottovalutazione dell’esposizione al debito sovrano, segnala le solite tensioni sul costo per assicurare il rischio di fallimento di una banca o di un paese, testimoniato dai CDS, nella sostanza nulla di nuovo.
Secondo l’analisi in questione trattasi di alcuni quantitativi di titoli sovrani utilizzati per operazioni di trading,  compravendita veloce , qualche miliardo di sterline scomparsi nei meandri della contabilità finanziaria.
Affascinante no, era tutto finito, tutto risolto e all’improvviso, il termometro torna a salire e la febbre riappare, con una tempistica sorprendente.
La leggenda metropolitana sta per ritornare, ora Grecia, Irlanda, Spagna, Portogallo e Italia faliranno insieme e tutti vissero felici e contenti.
Il portavoce di Barclays, oltre ad aver giustificato la magia di cancellare il debito sovrano, nascondendolo dentro il vaso di Pandora del Comittee Of European Banking Supervisors, sostengono che in fondo anche altre banche hanno escluso titoli per miliardi di euro dalle loro disponibilità, chi facendo finta che la sua unità assicurativa non sia rilevante ai fini della solidità patrimoniale.
Ecco perchè la scorsa settimana, dopo aver per oltre un anno cancellato con le nostre analisi, la fobia di un’inflazione fantasma e avere intravvisto prima di molti altri la stella polare del reddito fisso, abbiamo condiviso la possibilità che la realtà di rendimenti ai minimi storici fosse temporaneamente conclusa in attesa che le fobie sul debito sovrano tornassero ad occupare il palcoscenico dei mercati come puntualmente si sta verificando.
Parlando chiaro, chi alimentava  la leggenda metropolitana di una bolla nel mercato obbligazionario aveva bisogno di prendere fiato, per ricominciare a soffiare in quella dei derivati e in particolare in quella degli strumenti finanziari necessari a proteggersi dal fallimento di mezzo mondo!
L’esempio della grande Germania, da seguire come modello virtuoso incomincia a vacillare, paese che ha un immenso vaso di Pandora nel suo sistema finanziario dove sembra servano altri 105miliardidieuro per non aprirlo.
Dopo i principi contabili, verranno prorogate le regole e la curiosità verrà lasciata in fondo al vaso, in attesa di tempi migliori, in fondo ormai la curiosità non è certo giapponese, stiamo tutti pensando giapponese!
Se date un’occhiata al Grafico del Giorno su Bloomberg si sussurra che i rendimenti americani e inglesi devono “massicciamente” scendere ancora in quanto i tassi di interesse non potranno salire significativamente per lungo tempo.
” Gli acquisti di obbligazioni da parte delle banche centrali, non potranno che accelerare questo inevitabile aggiustamento …” ha sottolineato Joshi Dhaval chief strategist della RAB Capital Plc come il mercato toro nei titoli del reddito fisso sia ben lungi dall’essere concluso.
Ha proposito di inflazione o deflazione, anche John Hussman sottolinea per onor di chiarezza, che è inutile che blogger o giornalisti cerchino di annoverare le sue riflessioni sull’allentamento quantitativo come dinamiche altamente iperinflazionistiche o che porteranno a fallimenti sovrani.
” To clarify once again – I emphatically do not anticipate inflationary pressures until the second half of this decade. “
Per chiarire ancora una volta John non vede alcuna seria prospettiva di inflazione prima dell’inizio della seconda metà di questo decennio, come sosteniamo noi ormai da almeno un anno, i semi dell’imflazione, spesso restano in sospeso per anni prima di emergere!

(…) In short, quantitative easing is not a story about inflation.(…) The likely outcome of quantitative easing is not hyperinflation…. nessuna inflazione, nessuna iperinflazione, ma probabilmente una caduta del dollaro nel tempo, non subito aggiungo io, troppi derivati sono ancora trattati esclusivamente in dollari. Inoltre le prospettive macro per i prossimi mesi sono molto peggiori di quello che il tamtam mediatico delle elezioni di mid-term intende far credere.

Quotidianamente noi di Icebergfinanza siamo sempre in discussione, basta che esca qualche dato misteriosamente meglio delle previsioni che qualche naufrago solitario sottolinea come in fondo i nostri siano miraggi anche davanti a tre anni di conferme, anche davanti alla realtà che si rifiuta ostinatamente. Sempre HUSSMAN illustra qui sotto il rapporto storico tra l’indice ECRI WLI, il famigerato, Philadelphia Fed Index, e il Purchasing Managers Index ISM (manifatturiero). L’ECRI che segnala recessione ormai da tempo, tende a precedere il movimento del ISM manifatturiero di almeno 13 settimane mentre il Philly Fed ha un mese di differenza. L’ultima sorpresa positiva dell’ISM è in fondo un tenero miraggio!

Guardate attentamente il grafico qui sopra e noterete che sarebbe sbagliato assumere che l’indice PMI segua il Philly Fed  e l’ECRI con esatta precisione. Senza andare troppo indietro, se si guarda all’inizio della Grande Recessione del 2008 si nota come ECRI e PHilly Fed abbiano lanciato un tempestivo avvertimento prima del PMI e nel frattempo l’indice S&P500 perse circa il 20 %.

Si questa volta potrebbe essere diverso sostiene Hussman ma non vi è una base logica per giustificare una qualsiasi visione rosea.

Tornando a noi e al nostro vaso di Pandora, decisamente immobiliare, dopo due mesi di crescita moderata, le insolvenze nei mutui relativi al mercato immobiliare commerciale, quelli che compongono i titoli CMBS garantiti appunto dai mutui, tornano a salire del 21 punti sino al 8,92 % oltre il doppio di un anno fa, un nuovo triste primato.
In fondo non è poi molto importante in quanto la flessibilità contabile, permette di continuare a considerare questi titoli con metodologie mark to model, ovvero considerando a prezzi di emissione, titoli che spesso valgono la metà. Tra gli immobili commerciali, come uffici, centri commerciali e negozi, quelli con il più alto tasso di insolvenza sono gli hotel con una cifra che si avvicina al 19 %!
Per il resto la storia la conoscete proprio in questi giorni Robert Shiller sta allungando a 5 anni i tempi necessari per rivedere una stabilizzazione nei prezzi degli immobili residenziali e anche noi stiamo spostando a dopo il 2013 la data di un equilibrio che dimentica ancora l’onda delle reimpostazioni ARMs, mutui a tasso variabile con soluzioni di rimoborso a dir poco demenziali, che stanno inesorabilmente contagiando i quartieri alti del sogno americano, pignoramenti in aumento tra la classe abiente.
Il vaso di Pandora delle agenzie governative Fannie Mae e Freddie Mac, FHA e company, contiene ormai oltre il 90 % della tragedia immobiliare americana, non si muove mutuo che non sia sostenuto dalla mano statale, un vaso questo si che dovrebbe far riflettere.
La Corelogic segnala che le insolvenze sui mutui americani sono in ribasso, anche se mette in guardia sulla performance dei mutui prime che considerando le difficoltà economiche possono colpire qualsiasi famiglia americana indipendentemente dal mutuo contratto. Housingwire Nonostante la diminuzione del volume i mutui subprime continuano a costituire una grande percentuale di insolvenza e pignoramento, pur con una discesa di circa il 12,5 % rispetto allo scorso anno.
Si tratta comunque di 8,5 milioni di famiglie potenzialmente insolventi che potrebbero subire un pignoramento,

Mentre vi è una discesa nelle insolvenze complessive pignoramenti compresi, le insolvenze a 60 e 90 giorni aumentano anno su anno. Nel settore prime, quello dei mutui di categoria elevata o perlomeno ritenuta facilmente solvente, secondo l’economista della Corelogic Fleming, le insolvenze sono “mascherate” dall’immensità del settore di riferimento. Le percentuali di insolvenza pur sembrando irrilevanti vanno calcolate su un numero di mutui molto più elevato dei subprime e quindi potenzialmente molto più pericolose.

In sintesi si tratta di un 16 % di insolvenze riferite su 40 milioni di mutui da confrontare con il 40 % di insolvenze su solo due milioni di mutui, se la matematica non è un’opinione il fenomeno subprime fa ormai parte della storia. Un nuovo vaso di Pandora, quello dei mutui “Prime” sembra rischi di rovesciarsi sull’economia americana, in fondo non è un problema, basta mettersi sopra una pietra e nulla sarà più come prima.

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