Così Dalla legge Mancuso “Quel teologo parla al cuore” – Bologna – Repubblica.it


“Io, cantante, stregato dal teologo dell’autenticità”. L’artista leggerà la prefazione nell’audiolibro “Se avessi un figlio gli regalerei quelle parole: in lui ci sono idee, conoscenza, istinto, qualcosa che somiglia alla completezza”

di MARCO MAROZZI

Il bardo e il teologo. Lucio Dalla e Vito Mancuso. Il cantante-poeta ha scelto di fare la prefazione a un libro di colui che fu sacerdote e, senza rompere con la Chiesa, ha deciso di tornare (solo?) a insegnare, studiare, scrivere. Una prefazione unica, parlata, in video, per “La vita autentica”, uscito come pagine scritte l’anno scorso da Raffaele Cortina. Con gran successo. Il 10 novembre ne esce la versione audiolibro, prodotta da Emons.

Mancuso legge la sua opera. Dalla racconta perché la ama. “L’ho letta tre volte, ne ho quattro copie nelle varie case. E’ un piccolo, straordinario libro che ci dà la possibilità di confrontarci con quel che ci circonda. Di educare e diseducare. Sì, se avessi un figlio, glielo darei per cercare di diseducarlo dai luoghi comuni e educarlo a trovare l’autenticità. In ogni aspetto della vita. Non come utopia, come pratica”.

No, non è una predica. E’ una chiacchierata davanti alle piccole telecamere Emons quella che Dalla ha registrato ieri mattina. Con qualche sigaretta, il campanello e il telefono che suonano nella sua casa dolcissima, piena di cani, quadri, copertine di dischi, giocattoli di ferro e di artisti, vita. A Bologna. Con una danza di parole in cui si unisce senso del dire, del musicare, dello scrivere, del vedere, del sentire, del cercare se non Dio almeno qualche sua possibile traccia. Involontaria lezione nella città che nell’XI secolo, con il “Codice Angelica” seppe unire liturgia, musica, canto gregoriano, matematica, astronomia. Teologia e arti liberali. Summa non solo del sapere: dell’agire, dei fili molteplici dell’esistenza. Tracce ce ne sono persino nelle fondamenta romaniche della Basilica di San Pietro. Miniato e redatto a Bologna è conservato con il numero di catalogo 123 nella Biblioteca Angelica del Vaticano. E’ anche il racconto di una città in cui stavano per sorgere Irnerio e i grandi padri del diritto.

Dalla ride sotto il cappello bianco. “Io quando scrivo, non penso alle canzoni, penso agli umori. Nel caso di Vito Mancuso ci sono idee, metodo, conoscenza, istinto. Niente di metafisico. La vita biologica oltre che spirituale. L’autenticità è completezza”. E’ il discorso che fa quando parla di Roberto Roversi, il suo antico paroliere-poeta di cui ha musicato “Re Enzo”, la grandezza antica di Bologna, e di cui il 24 settembre batterà all’asta per beneficenza i 200 dischi raccolti in una vita. Alla Libreria Ambasciatori, appuntamento già fissato per questo martedì 15, rimandato perché Dalla e Francesco De Gregori sono dovuti andare a Brescia, a tenere un concerto saltato giorni prima per pioggia. Fra il correre professionale incastra appuntamenti per amicizia e “convinzione di quel che gli altri hanno da darti”. Come per Roversi, Mancuso, persino lo spettacolo su Michelangelo che sta mettendo in piedi per Antonio Forcellino, storico, scrittore, straordinario restauratore, dalla Pietà ai Duomi di Orvieto e Siena al Giulio II scoperto.

“Ho invitato Vito Mancuso a Torino. Nel camerino ci siamo trovati lui, Francesco, io, Enzo Bianchi, il priore di Bose, e Marco Travaglio. Ci siamo guardati in faccia. “Cosa facciamo qui? Meglio che andiamo a cantare””.

Ripete e ripete “autenticità”. Mancuso anche in nome di questo ha detto che non poteva scrivere per la Mondadori di Berlusconi. “Lo hanno messo sotto accusa, persino quelli da cui non me lo sarei aspettato. Ma lui parlava di se stesso, della sua sofferenza. Nei libri c’è lui, sempre lui. Non so se fosse un messaggio politico, certo era ed è la riflessione di un uomo autentico”.

“Berlusconi è simpatico, intelligente. – continua Dalla – Lo conosco benissimo, ma non lo voto. Più che con lui, bisognerebbe forse prendersela con chi lo vota. Cercare i perché. L’autenticità è sapersi sottrarre a tutti i poteri, da quello dolce della famiglia a quello devastante della politica, della televisione, della pubblicità”.

Come il bardo del 4 marzo 1943 ha incontrato il teologo di quasi venti anni più giovane? “Ho cominciato a leggere Mancuso sui giornali, sono passato ai libri. Ero stanco di opere che mi sembravano tutte uguali. Ho trovato uno scrittore fuori dalle regole, anomalo. “Disputa con Dio e dintorni” scritto con Corrado Augias mi è sembrato l’incontro riuscitissimo di dualità compatibili. Uno più spregiudicato, Augias, uno più sofferente. Ci siamo conosciuti. Gli ho detto che il mio disco in cui lui è più presente è “Anima”. Lui ha detto di essersi invece sempre trovato in “Balla ballerina”. Mancuso cerca l’umanità, non dico l’umanità migliore, l’umanità. Non è didattico, è divulgativo. Io da ragazzo ho letto Pasolini, i francesi, Camus e Sartre e Topolino e Nembo Kid. Non esiste niente che appaia e rimanga così. Noi mutiamo, se Dio vuole. La leggerezza, se nasce, nasce così”.

Così Dalla legge Mancuso “Quel teologo parla al cuore” – Bologna – Repubblica.it.

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