ISOLE DI SPERANZA! | icebergfinanza


Isola di Alicudi, Habitat eoliano rurale, ora "Pippa Nigi"

Se vi è qualcosa in cui ho sempre creduto nonostante questa immensa depressione è negli uomini e nelle donne che vivono semplicemente la vita, senza fare rumore, con l’onestà nel cuore, con la tensione alla verità, all’ascolto, alla ricerca di un’alternativa, uomini e donne di tutti i giorni, lontani dai riflettori che lottano e credono in un sistema migliore a servizio dell’uomo.

Non si tratta solo di parole, ma di qualcosa che va al di la della percezione di coloro che non hanno alcuna responsabilità, nei confronti di nessuno, una rivoluzione silenziosa pronta a prendere il posto di un sistema che ha dimostrato tutti i suoi limiti, tutti i suoi eccessi.

Senza lavoro, la dignità dell’ Uomo scompare, la Speranza sfiorisce, ecco perchè mi indigno di fronte a tanta indifferenza politica ed istituzionale!

Un nuovo ordine per l’economia, come scrive Roberto Mancini, insegnante di filosofia teoretica, all’Università di Macerata, nell’editoriale di Altreconomia, ” Idee eretiche” , un nuovo ordine la cosa più importante che ci manca.

” Penso a chi lavora onestamente e a chi altrettanto onestamente s’impegna a dare lavoro ad altri, ai molti che sono sfruttati e sovente spinti ad accettare qualsiasi condizione di lavoro pur di non essere licenziati, a chi si affanna alla ricerca di un’occupazione, a quanti cercano di aiutare qualcuno a tirare avanti, a chi paga le tasse con lealtà verso la comunità nazionale. Penso anche agli uomini e alle donne, che fanno del loro meglio per dare vita ad un’altra economia. ”

” Tutte queste persone hanno il diritto di chiedersi dove vanno a finire i nostri sforzi?

Il nodo principale della crisi attuale sta nel fatto che la buona volontà di molti e le energie  sane vengono profuse tuttora all’interno di un sistema intrinsecamente patologico. E’ come se su una grande nave lanciata contro la costa rocciosa alcuni passeggeri cercassero di evitare l’impatto remando in direzione opposta, ma nessuno riesce arrivare al timone per cambiare la rotta. L’economia, questo transatlantico impazzito, non cambia profondamente solo perchè alcuni, nel loro ambito quotidiano coltivano l’equità e mettono le persone al primo posto anzichè il denaro. Questo impegno è indispensabile e prezioso: se non ci fosse tanti sarebbero già stati travolti, e nessuno potrebbe neanche immaginare un sistema economico migliore. ”

” Ma gli sforzi individuali e comunitari vanno dispersi se non si pone mano alla costruzione di un autentico ordine economico del mondo. L’alternativa tra la pianificazione autoritaria e mercato selvaggio è mortificante risultato che sin qui, si è stati capaci di produrre. Posto che la pianificazione statale di stampo sovietico è giustamente tramontata, resta il mercato come megadispositivo completamente inaffidabile, la cui indole non è ne quella di una realtà naturale, nè quella di una realtà culturale pubblica e democratica, bensi l’indole di una macchina ” regolata solo dalla mancanza di regole, di un orientamento consapevole, di un ordinamento condiviso.

Mancini prosegue quindi evidenziando la sovranità, disumana, cieca ed impersonale del puro gioco dei capitali, guardando oltre ad un nuovo ordine economico basato sulla definizione di un insieme di regole fondamentali, non solo nel segno della limitazione e del controllo come avviene ora, ma nella ricerca di un’economia di servizio alla persona.

Ecco una nuova frontiera aggiungo io, quella dei servizi alla persona, servizi che spesso oggi si nutrono del volontariato, ma che sono l’orizzonte del futuro. Che futuro volete che abbia una nazione che non investe nei servizi alla persona, nella ricerca, nell’innovazione, nella scuola, nella cultura, nella Famiglia!  NESSUNO! Nessuna speranza ma la rivoluzione è dietro l’angolo, se non arriverà naturalmente ci penserà la storia a capovolgere le sicurezze di un manipolo di avventurieri che da sempre tengono il timone di un’imbarcazione che sta affondando.

A chi crede in un’alternativa non resta che il contagio, contagiare un mondo omologato, che trema al pensiero di perdere quello che ha costantemente rubato!

Come suggerisce Mancini, per affrontare con successo questa sfida bisogna capire che la cooperazione onnilaterale è la sola risposta adeguata alle necessità della vita comune dell’umanità e della natura. Invece ci insegnano la competizione, ancora oggi esaltata come salvifica, che in sintesi non è altro che la nostra tomba!

Una speranza per tutti esiste. Questo dato riguarda direttamente il senso e i modi della vita economica semplicemente perché riguarda ogni aspetto della vita.
Tale speranza è radicata nella comune umanità di cui siamo intessuti, nonostante tutte le differenze. È insita nel fatto che la nostra esistenza è in sé una domanda, un’apertura, una ricerca, una speranza vivente. E lo è nell’intreccio dei percorsi di vita, come in una trama ricchissima di differenze ma unica, per cui ignorare o negare gli altri vuol dire, in definitiva, fare del male a se stessi.
Per vedere e per sentire nel cuore la speranza umana riunita bisogna riconoscere la tensione dolorosa in cui siamo tutti. Da un lato siamo attratti da una meta che è oltre quanto già conosciamo. Meta che si può chiamare felicità, realizzazione di sé, amore riuscito, bene, liberazione, armonia. Ma dall’altro lato siamo feriti dalla sofferenza, dai fallimenti, dai lutti, dalle nostre stesse miserie, dal male. Nella tensione tra la festa desiderata e lo scacco, vive la speranza.
La speranza onesta e illuminata sorge quando impariamo che volere il nostro bene escludendone gli altri non ha senso. Quando ci rendiamo conto del fatto che la sventura altrui o l’indifferenza precludono la felicità a tutti. La speranza vera è universale o non è. Universale non perché astratta o generica; al contrario, universale perché accoglie l’unicità di ognuno, le storie, i volti, le aspirazioni, le sofferenze, la bellezza di ogni vita. E assume tutto questo nella gestazione di una realtà completamente diversa.
Qual è allora il rapporto tra l’economia e la speranza umana? Innanzitutto dev’essere un rapporto tale per cui l’economia riconosce il suo limite: il sistema economico
-dalla produzione alla distribuzione, dal consumo agli investimenti, dalle scelte quotidiane dei singoli alle dinamiche di scala mondiale- non deve negare o usurpare la speranza umana. Non può né seminare fame, oppressione e precarietà, né imporre false rappresentazioni del progresso e del futuro, come ad esempio il dogma della crescita del Pil o la vittoria sull’economia di altri Paesi.

Quando capiremo questo forse saremo in grado di contagiare questo sistema, aiutandolo a scoprire i suoi limiti, i limiti di una scommessa che da sempre è a senso unico!

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