Perché non possiamo non essere altruisti, Matthieu Ricard


Perché non possiamo non essere altruist. Non un’utopia, ma una chiave della nostra sopravvivenza. La lectio di Matthieu Ricard, conosciuto come “l’uomo più felice del mondo”, che inaugura Torino Spiritualita’.

La nostra epoca ha di fronte a sé numerose sfide. La più difficile, secondo noi, è quella di conciliare tre diverse scale del tempo: il tempo breve dell’economia, il tempo medio della soddisfazione personale e il tempo lungo dell’ambiente. L’economia segue un ritmo sempre più veloce. Le borse volano e crollano da un giorno all’altro. Gli speculatori sono avidi di guadagnare rapidamente somme colossali.

La soddisfazione personale si misura sulla scala temporale di un progetto di vita, di una carriera, di una famiglia e di una generazione. I cambiamenti ambientali si misurano nell’arco di un secolo, di un millennio, anche se ultimamente avvengono a un ritmo sempre più accelerato.

Dobbiamo rinunciare all’idea di conciliare queste tre scale di tempo? C’è chi non esita a farlo, minimizzando in primo luogo la minaccia ambientale. Bisogna riconoscere che non è facile tener conto simultaneamente delle tre scale. Nessun investitore è disposto a investire il proprio patrimonio in buoni del tesoro rimborsabili a 150 anni. Sappiamo bene quanto sia difficile cambiare le proprie abitudini. Chi vive nell’agio non è disposto a ridurre il proprio standard di vita per il bene delle generazioni future, mentre chi vive nell’indigenza aspira naturalmente ad acquisire maggiori ricchezze e a migliorare la propria situazione economica. Il nostro egocentrismo ci impedisce di avere una visione globale e di trasferirla alla nostra vita quotidiana. Tuttavia c’è un filo d’Arianna che lega naturalmente queste tre scale del tempo e permette di conciliare le loro diverse esigenze. È l’altruismo. L’altruismo non è solo un ideale nobile, è oltre a questo e più che mai una necessità.

In effetti, se fossimo più altruisti, se avessimo maggiore considerazione per gli altri, non ci lanceremmo in speculazioni selvagge con i soldi dei risparmiatori che ci hanno dato la loro fiducia. Se tenessimo in maggior considerazione la qualità della vita rispetto a chi ci circonda, cercheremmo di migliorare le condizioni di lavoro, della vita familiare e molti altri aspetti della nostra esistenza.

Alla fine, se ci preoccupassimo maggiormente per le generazioni future, non sacrificheremmo ciecamente il mondo che lasciamo ai posteri.  Per questo, l’altruismo non va relegato al rango di nobile pensiero utopistico di qualche persona di buon cuore: è la chiave della nostra sopravvivenza ed è il fattore determinante della qualità della nostra esistenza, presente e futura. Dobbiamo avere la perspicacia di riconoscerlo e l’audacia di affermarlo. Come indurre nella popolazione un cambiamento a favore di una cultura più altruista, compassionevole e sensibile al bene altrui?

Perché l’altruismo si diffonda nelle nostre società, dobbiamo in primo luogo dimostrare che l’altruismo vero esiste. In caso contrario, sarebbe una fatica inutile cercare di incoraggiarlo, a livello personale e nella società. Come educazione, ad esempio, se i nostri ragazzi sono irrimediabilmente egoisti, cercare di inculcare loro nozioni di altruismo sarebbe inutile come ripulire un blocco di carbone per cent’anni sperando di farlo diventare bianco e lucido come una pepita d’oro.

Ma non basta dimostrare che il vero altruismo esiste. Il semplice fatto che esista non basta a risolvere i problemi della nostra società. Dovremo anche dimostrare che l’altruismo si può coltivare a livello individuale e allargare questa trasformazione alla società.

A livello individuale, parlando di altruismo, abbiamo tutti una «linea di base» che è il risultato di un insieme di fattori, tra cui in primo luogo la nostra eredità genetica, l’ambiente in cui siamo cresciuti e il nostro contributo personale. L’esperienza vissuta e le ricerche nel settore delle neuroscienze mostrano che questa linea di base non è scritta nella pietra. Al contrario, come esercizio per lo spirito e per la trasformazione personale, è solo una linea di partenza. Coltivare l’amore altruista e la compassione, nella motivazione e nell’azione, è il modo migliore per fare il bene altrui e contemporaneamente il proprio. Quali sono i fattori che, attraverso le idee, i valori, la trasmissione delle conoscenze, possono indurre un’evoluzione culturale nei sistemi economici e nelle istituzioni pedagogiche e politiche? Quali sono i punti d’accesso e le leve che possono favorire questa trasformazione, e quali gli interventi concreti per facilitarne la realizzazione? Questi sono i principali interrogativi a cui rispondere e a cui dobbiamo trovare una soluzione.

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/333112/

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