LA RECESSIONE CONTINUA! | icebergfinanza


Mentre nel paese delle meraviglie contabili i notabili del National Bureau Economics Research sanciscono la fine ufficiale della recessione, l’economia reale, tra l’indifferenza generale continua a subire un’autentica depressione umana. Come dice David Rosenberg, vi sono molti modi per osservare una recessione, dipende se si tratta di un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Se c’è qualcosa in cui credo fermamente dopo questa lungo viaggio attraverso la tempesta perfetta, è che abbiamo assolutamente bisogno di comprendere la natura antropologica di questa crisi. Non importa se attraverso una leggenda o una favola, attraverso la psicologia o la filosofia, la storia o l’antropologia pura, ma chi si sforza solo di proporre dimensioni scientifiche o normative, provoca in me infinita tenerezza.

Come abbiamo visto dal punto di vista empirico, le conseguenze di questa crisi ci accompagneranno per molto più tempo di quello che siamo in grado di comprendere o accettare. Nella parte finale del mio libro, vedremo insieme come sia possibile andare oltre la dimensione di breve termine di un pensiero che fa fatica ad innovare. La nostra stella polare è stata la STORIA e sempre lo sarà sino alla fine! Come scrive Robert Shiller, grande interprete della finanza e dell’economia comportamentale, riportato dal Sole24Ore…

La teoria economica non è sufficientemente sviluppata per predire i maggiori punti di svolta attraverso principi generali o modelli matematici. Dobbiamo quindi affondare le nostre indagini nella storia. La storia potrebbe essere una scienza sociale debole, ma va esaminata, considerando anche tempi molto lontani, se vogliamo comprendere le importanti crisi del passato. Inoltre, dobbiamo osservare il mondo intero. La maggior parte degli economisti studia la storia recente del proprio paese, il che è molto semplice da fare, e gli esiti risultano superficialmente importanti per la maggior parte dei propri connazionali. Ma le principali crisi finanziarie sono difficili da interpretare attraverso gli standard di un singolo paese, e dobbiamo considerare tutta la storia per ottenere informazioni sufficienti sul manifestarsi di tali crisi.

Robert riporta il pensiero e le analisi di Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, economisti ed analisti che hanno vivisezionato attraverso venti anni di ricerca ogni granellino di storia, studiando dinamiche dal punto di vista empirico. (…) La ricerca condotta dai Reinhart e da Rogoff è un ampliamento e una generalizzazione del pensiero economico informale di molte persone che spesso paragona il presente ai principali eventi del passato. Dall’insorgere della crisi nel 2007, sono in molti a chiedersi se la Grande Depressione, che è seguita al crollo dei mercati finanziari del 1929 e al fallimento di molte banche all’inizio degli anni ’30, sia paragonabile all’odierna situazione. Il fatto inquietante della Grande Depressione è che risultò grave, globale e durò oltre un decennio – e seguì al collasso di un boom azionario e immobiliare, più o meno quello che è successo prima dell’attuale crisi.

Può la storia aiutarci ad interpretare il futuro, sono le evidenze empiriche prove inconfutabili degli accadimenti futuri? (…) Sembra esserci il germe di una nuova teoria economica nel lavoro dei Reinhart e di Rogoff, ma resta ancora poco chiara. Sembra avere una componente economico-comportamentale, dato che la sindrome del tipo questa volta è diverso sembra psicologica piuttosto che razionale, ma non è ancora una teoria così precisa da poter essere presa in considerazione per fare previsioni certe.

Eppure chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo anche se con diverse sfumature. Shiller sottolinea che questa volta potrebbe essere diverso perchè oggi la politica diffida della finanza, ci mette in guardia dalle bolle e cerca di produrre normative e leggi che attenuino i rischi, anche ….se qualsiasi speranza sul fatto che i postumi dell’odierna crisi si rivelino migliori è ancora nella categoria pensieri, teorie e sogni, e non scienza. No cari compagni di viaggio la politica sta solo cercando di posticipare l’inevitabile, diluendo le responsabilità umane e contabili, cercando di prendere tempo in attesa di un qualcosa che difficilmente arriverà perchè quando vi sono di mezzo interessi economici e sovranazionali. Ci si illude di aver sconfitto il germe del nazionalismo, del protezionismo, questa volta è diverso abbiamo compreso la lezione della crisi.

Invece si lascia la massima soggettività contabile, si diluisce Basilea 3 all’infinito, si cerca di non danneggiare nessuno maneggiando l’atomica dei derivati facendo finta di disinnercarla, si formulano analisi di sostenibilità e patrimonialità soggettive si diluisce di altri due mesi la TAC sul sistema finanziario greco oggi e irlandese o tedesco domani. Cosa mai ci racconteranno domani Babbo Bernanke o Mamma Trichet che già non sappiamo, quale favola prima di andare a dormire sereni, sognando banconote che piovono dal cielo. Una sorpresa c’è già…. la “Federal Reserve is prepared to provide additional accommodation if needed to support the economic recovery and to return inflation, over time, to levels consistent with its mandate.”

Un periodo prolungato di tassi a zero, alto tasso di disoccupazione, ldatori di lavoro riluttanti ad assumere, investimenti deboli, redditi anemici, depressione immobiliare persistente e credito rarefato, oltre ad una ripresa modesta… ma soprattutto la volontà di riportare l’inflazione a livelli compatibili con il mandato ricevuto. Si legge inoltre che secondo il FOMC, l’inflazione è attualmente ad un livello inferiore rispetto a quello che viene giudicato coerente con il mandato a promuovere la stabilità dei prezzi e la piena occupazione. Con ogni probabilità ( io ci aggiungo con tutte le probabilità…) l’inflazione sempre secondo la Fed è destinata a restare sotto controllo ancora per qualche tempo (….molto ) prima di assistere ad una ripresa che sia in linea con il mandato della banca centrale americana.

Questa è l’ammissione ufficiale mascherata degli evidenti rischi di DEFLAZIONE… soprattutto non appena sarà palese il rischio e l’evidenza di una nuova recessione o meglio ancora il fatto che questa depressione non si è affatto conclusa. Comunque sia il quantitative easing non riuscirà a produrre alcuna fiammata inflativa in una epocale dinamica di deleveraging e nel bel mezzo della più grande recessione umana, del lavoro dagli anni trenta, contornata da un eccesso di capacità produttiva evidente.

Per i motivi che ho ampiamente condiviso in questi anni e questi mesi, l’inflazione resterà almeno sino alla metà di questo decennio, un ectoplasma riconducibile solamente ai cartelli ed ai monopoli che sequestrano le democrazie e le classi medie occidentali, riconducibile alla speculazione sulle materie prime abbondantemente foraggiata dalle banche centrali. Eppure anime che hanno il coraggio della consapevolezza ve se sono sempre meno in giro, abbi il coraggio di conoscere, abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza diceva un “illuminato” Immanuel Kant.

Continueremo ad analizzare con serietà l’orizzonte di questa crisi, non abbiamo che la storia e la sua evidenza empirica in un mondo nel quale uomini bambini vivono emozioni effimere che durano lo spazio di un istante. Sembra di essere tornati ai bei tempi quando l’eco ufficiale produceva economie e sistemi finanziari fondamentalmente solidi escludendo qualsiasi possibilità di una recessione, mentre un veliero fantasma navigava controvento…….

LA RECESSIONE CONTINUA! | icebergfinanza.

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