Curitiba. Città dell’altro mondo (sostenibile)


Parque Barigui. Reg. Santa Felicidade/Matriz. Curitiba. Curitiba, 19/11/2000 Foto: Cesar Brustolin/SMCS (14560-21)

Curitiba. Città dell’altro mondo (sostenibile).

Pamela Pelatelli

Curitiba Si rientra in città. Dopo le giornate passate in spiaggia distesi sui lettini, dopo le passeggiate in montagne, dopo i bagni al lago si ritorna tristi e sconsolati alla quotidiana fila in tangenziale, al clacson del vicino nervoso, al grigio claustrofobico dei palazzi: inevitabile il confronto con i paesaggi che abbiamo appena finito di fotografare e che a malincuore abbiamo abbandonato. E come ogni anno, varcando il casello autostradale, sogniamo di ritrovare un po’ di quella sana vivibilità da paese nelle nostre città. In giro per il mondo sono numerosi i progetti che promuovono forme di sviluppo urbano sostenibile. Tra questi: Sustainable City, il quartiere car free di Friburgo, quello a basso impatto ambientale di Londra, BedZED; ma c’è una città nel cuore del Brasile che da più di trenta anni è considerata un esempio di pianificazione ed ecologia urbana.

Si chiama Curitiba.

Curitiba si trova nel sud del Brasile e conta circa due milioni e mezzo di abitanti. La storia di questa città di emigranti europei e di come sia diventata una delle aree più innovative ed ecologiche del mondo risale al 1971. Il protagonista è Jaime Lerner, architetto e urbanista, che quell’anno viene eletto sindaco della città e decide di cambiarne il volto. La trasformazione ha inizio nel cuore stradale dell’allora giovane cittadina. La leggenda racconta che nel corso di un fine settimana quella che oggi si chiama Rua das Flores passò dall’essere una distesa di cemento perfetta per le auto, all’essere un ampio viale lastricato, con tanto di fioriere, panchine, lampioni e bambini che il sabato mattina (ancora oggi) si riuniscono per dipingere, inginocchiati per terra. Inizialmente, automobilisti e commercianti non mancarono di polemizzare contro l’iniziativa ma con scarsi risultati. Nel frattempo infatti, il sindaco Lerner, con fantasia e lungimiranza, stava già pensando al programma di ristrutturazione della città: la sua attenzione infatti non si limitò alla creazione di aree pedonali ( che dagli originali 6 isolati sono arrivate a ricoprirne 15) ma anche alla pianificazione di una rete di autobus efficiente, un sistema di parchi ampio e distribuito, un sistema di riciclaggio senza precedenti.

Curitiba è innanzitutto nota al mondo per il suo sistema di trasporti pubblici, che fin dalla metà degli anni ’70 risulta a dir poco rivoluzionario. Gli autobus si muovono su strade preferenziali poste al centro dei grandi viali ad otto corsie che attraversano la città in tutte le direzioni. Le linee non si differenziano in base al percorso, bensì in base alle tipologie, a loro volta distinte in dirette, veloci e con poche fermate e alimentadores, più lente ma adatte agli spostamenti all’interno dei quartieri. Per queste ultime, l’accesso avviene attraverso dei grandi tubi vetrati chiusi e solo dopo aver acquistato il biglietto: tutti pagano e la fase di discesa e salita si riduce a pochi secondi. Nelle ore di punta, le linee più affollate partono ad una frequenza di circa 30 sec. l’una dall’altra e in questo modo il sistema è passato dal trasportare le iniziali 54.000 persone alle attuali 2,3 milioni.

In controtendenza rispetto allo sviluppo di tutte le aree metropolitane del mondo, nel corso degli anni Curitiba è riuscita anche ad aumentare le aree verdi presenti all’interno del suo perimetro, mettendo a disposizione dei cittadini una media di 55mq di superficie di parco ciascuno. Se ne contano decine in città e sono generalmente piccoli ecosistemi che riproducono la flora e la fauna tipica delle terre che circondano l’area metropolitana, oltre a costituire argini naturali contro le inondazioni del fiume. Ogni area verde è dotata da anni di cassonetti per la spazzatura che differenziano l’organico dall’inorganico.

L’educazione all’ambiente e al rispetto degli spazi pubblici è stata infatti una disciplina che il sindaco Lerner ha cominciato a promuovere fin dagli anni ’80 per mezzo di iniziative dal carattere singolare ma efficace. Attraverso lo slogan “Spazzatura che non è spazzatura” ha reso riconoscibili e in un certo senso simpatici i cestini dei rifiuti diffusi in città. Non meno curioso è il sistema inventato per coinvolgere anche gli abitanti delle favelas di Curitiba (inevitabili come in ogni altra grande città del Sud America) al riciclo: vecchietti e ragazzini pagati dalla città si aggirano per i barrios con carrelli da supermarket che gli abitanti riempiono di materiale da riciclo come carta, plastica, legno, lattine, bottiglie in cambio di ticket con i quali hanno la possibilità di acquistare frutta e verdura che il comune acquista dai contadini locali per favorire una corretta alimentazione in questi quartieri. Oggi la città vanta un’attività di riciclo che ricopre circa il 70% della spazzatura prodotta.

Curitiba è considerata una delle città più virtuose del Brasile. Con alti tassi di scolarizzazione e bassa mortalità infantile è una delle aree attrattive del paese. Negli ultimi anni la fama di città vivibile ne ha fatto quindi inevitabile meta per i molti contadini brasiliani che dalle campagne impoverite si sono spostati nelle più floride aree urbane. Il crescente aumento della popolazione ha messo fortemente in crisi il sistema fin qui costruito da Curitiba, che ora sta affrontando il problema del compromesso tra l’eredità progressista del passato e le incombenze del presente.

Resta tuttavia un punto di riferimento globale per tutte quelle città che tentano di risolvere il problema della mobilità e della sostenibilità, anche se inspiegabilmente risulta essere un modello di sviluppo poco conosciuto fuori dai confini del Sud America e dai libri di urbanistica.

In un’ intervista pubblicata su YouTube, in risposta al giornalista che sosteneva come certe trasformazioni richiedano grandi investimenti di denaro, Jaime Lerner ha detto: “Ogni volta che tagli uno 0 dal tuo budget ne viene fuori creatività…”. In tempi di ormai arcinota crisi questa frase è molto più di una battuta. Potrebbe essere una soluzione.

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