Quantitative easing: un’antica leggenda metropolitana


Un’antica leggenda metropolitana racconta come in un famoso discorso del 2002, Mose’ Bernanke, su indicazione divina, raccontò come fosse possibile dividere le acque dell’oceano della deflazione per permettere al popolo di Wall Street di giungere sano e salvo alla terra promessa. Ogni tanto un po di ironia non fa male anche se in questa depressione non vi è nulla con cui scherzare e la fiducia su cui si basa questa leggenda è sacra!

Sinceramente mi spiace che questo blog sia troppo serio e noioso, privo di formule magiche che insegnino l’arte della moltiplicazione dei pani e dei pesci, dispiace non parlare di argomenti di attualità come ad esempio la tragedia di Profumo o il mistero della villa di Montecarlo, ma in fondo che ci volete fare questo è quello che passa il convento, prendere o lasciare. A moltiplicare i pani e i pesci ci penserà Bernanke, lui non si arrenderà mai alla deflazione, ma li conviene direbbe il Grillo parlante… a noi probabilmente no!

Non è facile per me scrivere quotidianamente di termini che gli stregoni accademici hanno assunto ad idoli indiscussi e esoterici, ma dietro credetemi queste dinamiche, credetemi si gioca il destino di buona parte della vita democratica e sociale delle nazioni. E’ affascinante osservare il popolo di Mosè Bernanke depresso da dati macro non all’altezza delle speranze che si lascia cullare dall’illusione che una nuova ondata di liquidità, “quantitative easing” aiuterà l’economia ad uscire dalle sabbie mobili della palude del nuovo decennio perduto.

Più i dati saranno negativi e più la speranza di una nuova terra promessa, sarà evidente nell’attraversamento del mar rosso. Loro conoscono già la verità e hanno preparato il loro popolo ad un sostegno incondizionato. Affascinante è inoltre osservare come la fiducia sia ancora riposta in un uomo Bernanke, che non solo dopo aver studiato tutta una vita la Grande Depressione e la Lost Decade ha fallito totalmente la diagnosi, ma si ostina a credere di poter guarire l’economia somministrandole la stessa medicina, lo stesso virus che l’ha causata.

A meno che coloro che analizzano quanto sta accadendo non abbiano ancora capito nulla di quello che in realtà significhi dare liquidità ai mercati, a meno che qualcuno non creda all’altra grande leggenda metropolitana che predica  la fine del dollaro sotto gli sguardi smarriti di Cina e Giappone, spettatori inerti della chiusura delle acque dopo il passaggio del popolo americano diretto alla terra promessa della svalutazione competitiva. ” Quantitative Easing ” sta scritto in cima al bugiardino il  bigliettino allegato alla medicina nel quale vengono comunicati, posologia, modalità d’uso e un numero infinito di effetti indesiderati…. come ad esempio la perdita di fiducia.

Ho già sottolineato più volte che nonostante i trilioni di dollari immessi nei mercati di inflazione neppure l’ombra anche perchè queste iniezioni non raggiungono l’economia reale ma servono solo come ricostituente della base patrimoniale delle banche attraverso le arterie delle riserve bancarie e ad esaltare la speculazione mondiale che fa esplodere qualsiasi mercato. Oltre alla reticenza di concedere credito in un ambiente potenzialmente insolvente, non c’è alcun interesse a contrarre debito ne per consumare e tantomeno per investire durante un ciclo caratterizzato da un eccesso di capacità produttiva e da un generalizzato rientro dall’indebitamento contratto in questi anni, attraverso un aumento del risparmio.

Se poi non siamo ancora disponibili a comprendere che il sistema finanziario è tuttora fuso e insolvente, allora sarà difficile comprendere quanto tenpo è necessario per uscire da questa trappola. Il vecchio e saggio Volcker sembra abbia deciso di non seguire il cerimoniale di un discorso preparato ad un evento della Federal Reserve di Chicago, criticando apertamente a braccio ogni angolo del sistema finanziario americano e la sua banca centrale.

“The financial system is broken.” (Volcker) …si poteva usare questo termine alla fine del 2008 e anche tuttora, sappiamo che parti del sistema finanziario sono assolutamente distrutte, ha detto Volcker e io non aggiungo altro!

Tornando a noi, la dinamica giapponese è li a dimostrare quanto poco in realtà serve innondare i mercati di liquidità, ma si sa questa volta è diverso… a noi non capiterà mai …abbiamo imparato dalla storia e mica siamo giapponesi noi……vero! Eppure la FederalReserve di New York è settimanalmente in azione per reinvestire tutta la liquidità maturata attraverso l’energia prodotta dal reciclo della spazzatura mortgage backed securities, titoli legati al mercato immobiliare, forse un assaggio di quello che verrà.

qe11 QUANTITATIVE EASING: THE GREATEST MONETARY NON EVENT

La perdita di velocità di circolazione della moneta, ovvero la velocità con la quale una moneta circola, una moneta è spesa in un determinato lasso di tempo all’interno di un ciclo economico, ha caratterizzato gli ultimi tre decenni come potete vedere qui sotto con un autentico collasso a partire dal fallimento di Lehman Brothers, ovvero dalla parziale e temporanea scomparsa della fiducia nel sistema.

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Nell’ultima dichiarazione del FOMC, la banca centrale americana ha dichiarato che la deflazione è il nemico numero uno, dopo che alcuni esponenti come ad esempio Bullard hanno pubblicamente ammesso il rischio di una deriva giapponese, un nuovo decennio perduto. Non ha importanza ricordare quali sono state le opzioni ricordate da Bernanke, ma allo stesso tempo è chiaro che il possibile utilizzo dell’opzione “quantitative easing” indotto da nuovi segnali macro negativi, segnala come inevitabile una continuazione di questa grande crisi.

Qualunque cosa accada non preoccupatevi Mosè Bernanke spianerà la strada nell’oceano e qualunque dato macroeconomico verrà spazzato via con il suo carico nefasto. Poi chissà quale splendida sorpresa ci aspetta dalle trimestrali delle imprese americane, utili su utili, meraviglia su meraviglia. Peccato che la revisione del secondo trimestre della crescita ci ha appena comunicato che la variazione degli utili delle imprese è stata simile ad un miserabile 0,1 % rispetto alle visioni iiniziali di oltre il 12 % e alla crescita a doppia cifra del primo trimestre.

Comunque sia si tratta solo di revisioni non preoccupatevi, quelle avvengono mesi e mesi dopo che inizialmente vi hanno raccontato il migliore dei mondi possibili, per non disturbare la visione della terra promessa. Come abbiamo più volte osservato mentre la quasi totalità del mercato si attendeva un’esplosione dei tassi e dei rendimenti, il crollo è stato notevole e sensibile, spazzando via tutte le leggende metropolitane che sussurrano da oltre un anno la favola della bolla delle obbligazioni sovrane, ignorando quelle delle imprese, dei titoli spazzatura, delle economie emergenti.

E’ assolutamente chiaro che la fiducia va preservata ad ogni costo, sottoscrivendo ogni obbligazione statale, favorendo il buon fine di ogni emissione obbligazionaria sovrana, scongiurando qualsiasi default sovrano, ultima spiaggia assoluta. Gli stati non possono e non devono fallire! Prezzi massimi e rendimenti minimi eppure nulla sembra arrestare questa ricerca di sicurezza e fiducia che le banche centrali alimentano e si ineggia ad una nuova bolla epocale. Addirittura si è disponibili a tassi nominali negativi pur di non rischiare la dissolvenza del proprio capitale.

Chi ci parla di iperinflazione giustamente fa perno sulla dissolvenza della fiducia sul collasso del sistema finanziario e monetario, al limite sulla necessità di svalutare gli ingenti debiti pubblici come storicamente la scorciatoia suggerisce. Ma la liquidità, l’intervento delle banche centrali servono appunto per arginare la perdita di fiducia ad ogni livello. Inutile ricordare che gli eventi iperinflattivi del passato storico sono dovuti a condizioni assolutamente diverse e irripetibili con un unico denominatore comune ovvero un evento politico che causò il fenomeno monetario e quindi la perdita di fiducia e non dovuti direttamente alla sola stampa di banconote e quindi all’aumento della massa monetaria.

La deflazione invece non nasce affatto da un evento politico, ma da un eccesso di credito, credito facile, credito allegro, un’espansione creditizia che ha accompagnato le ultime due Grandi Depressioni della Storia, la Great Depression e la Lost Decade, al punto tale che la dinamica perfetta in atto è appunto la “DEBT DEFLATION” di Irving Fisher accompagnata dal deleveraging, rientro generalizzato dagli eccessi del debito che la storia empiricamente sottolinea mediamente ammortizzabile nello spazio di almeno sei o sette anni.

Disoccupazione, depressione immobiliare, eccesso di capacità produttiva, sistema finanziario sostanzialmente fallito, sono potenti aspiratori delattivi in atto nell’economia mondiale. Nessuno, ripeto nessuno ha interesse ad arrivare all’iperinflazione, benchemeno le banche centrali o i centri di potere finanziario, perchè nessuno sarebbe disposto a rinunciare al rientro generalizzato della massa imponente di debito che ha sommerso il mondo occidentale e non solo. Ora non ci resta che attendere il passaggio finale di questa antica leggenda metropolitana, una leggenda nella quale il passaggio dalla teoria alla pratica riserverà molte sorprese.

icebergfinanza.

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