Cooperazione come scambio di doni in azienda. Un’analisi dell’azione collettiva e dei rapporti sociali necessari alla produttività – Iriospark


Nessuno può affermare seriamente che la gestione aziendale è l’atto di un principe o dell’aggregazione di individui mossi dalla sola soddisfazione dell’interesse personale. Se si rifiutano insieme come categorie d’analisi e i grandi determinismi e lo stretto individualismo, si è portati a chiedersi che cosa permette l’azione collettiva e la legittima in azienda. Norbert Alter, professore di Sociologia del lavoro e delle organizzazioni nell’Université Paris-Dauphine, ritiene che per analizzare la natura dei rapporti sociali, caratteristici del mondo del lavoro, sia utile ricorrere alla teoria del dono di maussiana derivazione.
In “Donner et prendre. La coopération en entreprise”, La Découverte, Paris, 2009, egli chiarisce che la teoria del dono non deve essere confusa in nessun modo con una teoria dell’altruismo, è, al contrario, una teoria dello scambio sociale, che integra la questione dell’interesse e quella della violenza, perché l’efficacia aziendale suppone una capacità di cooperare, cioè una capacità di scambio, che non può essere ridotta alla prassi della teoria economica standard.
Nel libro Alter affronta i modi d’elaborazione delle strutture di scambio, che permettono l’accordo e la cooperazione, traccia una sintesi delle problematiche su questo tema, dando la parola a dirigenti, impiegati, tecnici, infermieri, che testimoniano come per allacciare i legami sociali, bisogna trovare il modo di obbligare, di ottenere, di tradire o di prendere informazioni, simboli, beni, servizi, riti, emozioni, allo stesso modo con cui circolavano i beni nelle società primitive.
In queste donare obbligava a ricambiare il dono. Così nelle aziende lo scambio dei doni e il commercio degli obblighi si realizzano attraverso un intermediario, che si chiama mestiere, missione, progetto, rete o impresa. L’intermediario nasce per l’ingegnosità collettiva, che realizza il cambiamento e il movimento con doni diversi.
Cooperare è donare, dunque, un modo di scambio diverso dal dominare manageriale e dal tradire di chi non ricambia il dono. C’è un movimento dinamico degli scambi, che oscilla dal donare per sentire di esistere all’impegno ragionato, dall’interdizione di donare all’ingratitudine dei beneficati.
Alter smonta e mette a nudo i comportamenti ostativi, di un management, che sente il dono come anomalia trasgressiva, che sovverte le regole fissate dall’alto e non è modellabile. Il management si basa invece sul principio che dipendenti e datori di lavoro siano liberi e non obbligati reciprocamente. La maggioranza degli scambi informali in azienda, sostiene, sono spesso, a torto, oggetto di rifiuto manageriale.
Il malessere lavorativo proviene dall’incapacità aziendale di riconoscere il valore dei doni dei dipendenti. Fenomeni d’ingratitudine e deficit di riconoscenza bloccano la produttività.
Alter rivendica costantemente l’eredità di Marcel Mauss e dell’opera “Saggio sul dono”. Il suo libro operazionalizza questo approccio antropologico e diventa una lettura affascinante, anche se talvolta le spiegazioni e l’individuazione delle cause e degli impulsi a cooperare, oltre il calcolo utilitaristico individuale e le pratiche economiciste, risultano forzate.

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