Oltre WikiLeaks: il futuro del giornalismo con la diffusione dei dati grezzi


Oltre WikiLeaks: il futuro del giornalismo con la diffusione dei dati grezzi

pubblicato: domenica 03 ottobre 2010 da Federico Moretti

WikiLeaks, in realtà, non ha inventato nulla: la piattaforma più scomoda del giornalismo in rete ha soltanto trovato un modo rapido per diffondere dati altrimenti inaccessibili. Eppure, l’esperienza di WikiLeaks (benché non abbia ancora avuto grandi emuli) dev’essere superata al più presto. Gli strumenti non mancano. Sono gli operatori del settore che, soprattutto in Italia, non sembrano pronti ad affrontare la sfida che coinvolgerà il giornalismo nel prossimo futuro. Mi riferisco al passaggio dalle agenzie di stampa ai dati grezzi.

La diffusione di massa dell’accesso a internet ha comportato, almeno in Occidente, un cambio radicale del modo di reperire le informazioni. L’ultimo decennio ha decretato l’inadeguatezza della televisione come strumento di divulgazione delle notizie: l’informazione corre sul web e persino i canali tematici (in chiaro o, a pagamento) non possono starle dietro. Ne sono esempio le recenti catastrofi naturali, anche nel nostro Paese. Quando in TV è stata diffusa la notizia del terremoto in Abruzzo, la rete aveva già dato l’allarme da ore.

E, allora, il giornalismo è chiamato a differenziarsi e a specializzarsi. Sostenere che la carta stampata abbia i giorni contati equivarrebbe a riproporre gli anatemi che prevedevano la scomparsa della radio, col successo della televisione. È più realistico (e persino auspicabile) che a cambiare siano i contenuti: un cambiamento già in atto, sebbene in sordina. Radio, televisione e giornali avranno un ruolo diverso da quello ricoperto in passato. Non più divulgazione, ma approfondimento. Internet ha tempi troppo ridotti per consentire riflessioni.

Non è soltanto una questione di tempistiche: i consumatori dell’informazione hanno esigenze profondamente differenti da quelle di semplici spettatori e lettori. Il pubblico di internet è attivo, interviene cioè nel merito di quanto pubblicato e determina il successo o, il fallimento di una testata più della pubblicità. Le notizie possono essere rapidamente confrontate e verificate dalle fonti: non basta avere capacità di persuasione per trasformare il realismo in realtà. L’informazione è soggetta ai feedback istantanei e continui dei fruitori delle notizie.

È qui che subentra l’importanza dei raw data o, dati grezzi. L’utente del web non è uno sprovveduto e internet non gode di quella presunzione della verità che ha consentito al giornalismo tradizionale di manipolare le notizie a proprio uso e consumo. Quanto diffuso non è percepito come reale a priori: occorre dare giustificazione di ciò che si pubblica. L’accesso democratico alle fonti, alle cifre ufficiali è fondamentale. I raw data consistono proprio in questo: bilanci, statistiche e comunicati devono essere disponibili alla sorgente.

Il ruolo del giornalista diventa quindi quello d’interprete, tecnico e comunicatore insieme. Mediatore tra il dato inconfutabile e l’utente: quest’ultimo può verificare in prima persona la consistenza dei dati diffusi e giudicare l’autore per le sue doti di sintesi e semplificazione della notizia. Il giornalismo professionista non potrà più basarsi sul sensazionalismo: la cronaca è già appannaggio del citizen journalism o, giornalismo appassionato. Un doppio binario che non danneggia nessuno. Al contrario, arricchisce e semplifica l’esperienza di tutti.

Foto | Flickr

Oltre WikiLeaks: il futuro del giornalismo con la diffusione dei dati grezzi.

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