“Come una tossicodipendenza” | rassegna | Il Post


 

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La Stampa ha intervistato Nicholas Carr, professionista dell’anti-internet

6 ottobre 2010 | rassegna

Per molti esperti e appassionati delle nuove tecnologie, Nicholas Carr è diventato un uomo piuttosto noioso. Aveva scritto delle cose discutibili ma stimolanti in un vecchio articolo intitolato “Google ci rende stupidi?” e aveva acutamente aperto un nuovo fronte critico rispetto ai cambiamenti indotti dalle nuove tecnologie. Poi ci ha preso gusto, ha capito che c’era una domanda luddista e risentita di revisionismo nei confronti della rete ed è diventato un professionista dell’anti-internet: non passa settimana che non ne dica una grossa per promuovere il suo libro tratto dai pensieri di quell’articolo, esagerando analisi che potrebbero avere senso e importanza se fossero fatte con maggior cautela e dubbi. Siamo più stupidi, non leggiamo più, ragioniamo male, siamo superficiali (con tutto un arguto ragionamento, per carità). Oggi lo intervista Paola Mariano sulla Stampa, se volete farvi un’idea in italiano.

Internet sta facendo regredire il nostro cervello a uno stadio primitivo: se si è facile preda di distrazione e della mania del multi-tasking o se si è incapaci di concentrarsi sulla lettura anche di poche pagine e di applicarsi a qualunque compito, la colpa potrebbe essere dell’invasione del Web nella nostra vita. Lo sostiene Nicholas Carr, scrittore americano, studioso di tecnologie ed economia, nel saggio «The Shallows: What the Internet Is Doing to Our Brains», che uscirà in Italia in primavera con Raffaello Cortina: tra un link e l’altro e tra una ricerca su Google e una email – è la sua tesi – la nostra materia grigia assomiglia sempre più a quella di un uomo delle caverne, costretto a tenere d’occhio ogni movimento intorno a sé e incapace di focalizzarsi in modo approfondito, rinunciando alla creatività.
Carr, lei stesso ammette di essere preda di una distrazione incontrollabile: «Prima – scrive – potevo stare ore a leggere. Adesso non è più così, la mia concentrazione deraglia dopo una o due pagine. Perdo il filo di quello che sto leggendo, cercando altro da fare». Ma come fa a essere sicuro che la colpa sia di Internet? «Le distrazioni non sono certo un fenomeno nuovo e, chiaramente, caratterizzano la vita contemporanea e il nostro modo di essere. Tuttavia – spiego nel mio libro – credo che i ritmi della nostra quotidianità, da soli, non siano sufficienti a spiegare la difficoltà che oggi incontriamo anche nella semplice azione di leggere un libro. Internet sta amplificando le distrazioni con cui tutti noi ci dobbiamo confrontare ogni giorno, fino a un livello mai visto».

(continua a leggere sul sito della Stampa)

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