QUANTITATIVE EASING: L’ULTIMA GOCCIA! | icebergfinanza


mercoledì, 06 ottobre 2010

QUANTITATIVE EASING: L’ULTIMA GOCCIA!

Abbiamo intravisto insieme il perchè la politica monetaria sta ripercorrendo le orme del doppio decennio perduto giapponese, per quale motivo la soluzione di lasciare in circolazione un numero imprecisato di “banche zombie”, rinnegando la possibile salvezza della nazionalizzazione in stile nordico sarà la tomba del sistema finanziario.

La scorsa settimana il governatore della banca d’Italia Draghi ha sottolineato come…

“(…) se si immette troppa liquidità, si può mettere a repentaglio la stabilità futura dei prezzi e generare instabilità». Infatti, ha aggiunto, saremo costretti in un momento successivo a drenare l’eccesso, ma questa azione potrebbe non essere utile ai fini del controllo dell’economia reale. Dunque, il dosaggio della liquidità deve essere accurato. Senonchè, ha ricordato Draghi «alcune banche sono divenute molto dipendenti dalle immissioni di liquidità della Banca centrale europea, sono diventate addicted rispetto ai fondi ottenuti. Ora– ha sottolineato – i problemi di queste banche, in futuro, dovrebbero essere risolti dalle autorità nazionali ». Insomma, spetta ai singoli governi decidere il che fare con quelle istituzioni creditizie che hanno continuato a fare eccessivamente affidamento sul mare di liquidità fornito sinora da Francoforte.

Se non sbaglio si sta parlando di nazionalizzare gli zombie finanziari che ancora oggi succhiano il sangue all’economia, con quali capitali e quali deficit nessuno lo sa,  ma andiamo oltre e ascoltate bene…

E anche all’Ecofin di Bruxelles si è, del resto, discusso del fatto che questo tipo di banche è oggi particolarmente esposto al rischio di un rialzo improvviso dei tassi, per non aver prestato attenzione alla qualità del credito concesso. Per queste banche «focalizzate in alcune aree» dell’Europa, come ha successivamente specificato Draghi, vi è appunto un rischio di sottovalutazione del pericolo nei finanziamenti ai clienti, poiché «quando i tassi sono bassi, per le banche è difficile dire di no ai clienti ma nel momento in cui i tassi dovessero salire, allora i clienti salterebbero». «L’attuale livello molto basso dei tassi, come si è detto anche all’Ecofin di oggi – ha affermato il governatore, appena rientrato da Bruxelles– sottovaluta il deterioramento della qualità dei crediti nel portafoglio delle banche».

…In sostanza, vi sono delle aziende di credito che sono più deboli di come appaiono e non è compito della Bce risolvere i loro problemi strutturali.«Spetta quindi– ha detto Draghi– alle autorità finanziarie nazionali evitare il rischio che in Europa vi siano “banche zombie”» …

E intanto l’ euribor sale!

Ma andiamo oltre è diamo l’ennesima occhiata all’efficacia di quella potente droga che ormai tutto conoscono con il quantitative easing. In questi giorni vi ho mostrato osservando quanto è accaduto in Giappone l’assoluta inefficacia di questa autentica follia monetaria.

Estremamente interessante è questo articolo di Carlo Bastasin apparso sul SOLE24ORE in riferimento alle senzazioni del dottor Boom, ovvero Michael Mussa, una delle migliori menti economiche mondiali, dei quale riporto solo alcuni pezzi illuminanti…

(…) «Mi sono portato questo bicchiere, perché non vorrei che mancasse la liquidità…».
Il problema di Mussa è però di “quanta” liquidità ha bisogno l’economia mondiale: appunto un bicchiere. «La Federal Reserve – spiega Mussa – ha annunciato di essere pronta a riprendere acquisti su grande scala di titoli (per immettere moneta e ridurre i tassi a lungo termine) nel caso in cui l’economia non cresca. A mio parere non si tratta di una politica saggia».

Mentre la maggior parte dei think tank di Washington si accanisce sulla disputa che riguarda piccoli tagli alle tasse invisi all’amministrazione, gli economisti migliori si stanno occupando soprattutto della strategia della politica monetaria e il filone della turbo-moneta è di gran moda. La stessa Fed sta riscoprendo studi degli ultimi dieci anni in cui giustificava il lassismo di Greenspan. La “regola di Taylor” che la Fed usa per determinare il tasso d’interesse effettivo ottimale sulla base dell’inflazione attesa e della differenza tra reddito potenziale e reddito attuale, viene massaggiata e opportunamente modificata da nuovi studi per tener conto dell’alto livello della disoccupazione americana anziché del reddito. Il risultato è, secondo alcuni, che i tassi d’interesse dovrebbero scendere non a zero come adesso, ma fino a cinque punti sotto lo zero. L’equivalente nelle parole di Mussa di «un’arma termonucleare sull’Afghanistan».

Una risposta monetaria aggressiva poteva essere necessaria a fine 2008 quando il sistema finanziario globale era al collasso, ma non è responsabile insistere adesso. «Un buon medico non amministra antidolorifici pericolosi per dare euforia a chi non ne ha bisogno. Un banchiere centrale responsabile non usa la politica monetaria come il medico di Michael Jackson usa la medicina».
Il problema è che la politica turbo-monetaria è una doppia droga per l’economia americana: non solo riduce il costo-opportunità di finanziare le imprese o di consumare ma soprattutto spinge il deprezzamento del dollaro. Il presidente Obama d’altronde ha promosso come obiettivo politico dell’amministrazione di raddoppiare il volume delle esportazioni americane entro cinque anni in modo da generare più posti di lavoro ad alto valore e ad alto salario. Il problema è che i posti di lavoro non dipendono dal volume dell’export in assoluto, ma dall’export “netto” (export meno import) e se la politica monetaria viene usata per far calare il dollaro e in tal modo influenzare le esportazioni nette allora rappresenta esattamente lo stesso tipo di politica che tutti imputano alla Cina accusandola di manipolare il proprio tasso di cambio. «Un’espansione globale bilanciata – spiega Mussa – deve essere bilanciata per tutti».

Ieri la Banca centrale giapponese ha portato i tassi a ZERO oltre ad aver promosso una nuova espansione monetaria, l’ennesimo quantitative easing di circa 418 miliardi di dollari, per risollevare un’economia che si avvia verso peggiori aspettative nei prossimi mesi.

A proposito di Giappone per sfatare alcune leggende metropolitane vi consiglio vivamente di dare un’occhiata a questo articolo L’ex formica sul filo del rasoio di Martin Feldstein che nella sua analisi oltre a cercare l’ennesimo stimolo inflattivo propone un passaggio che non fa altro che sottolineare il futuro che abbiamo davanti…

(…)  Ma cosa succederà in futuro? Mentre l’attuale situazione potrebbe protrarsi per un certo numero di anni, c’è il rischio che i tassi d’interesse in crescita e il risparmio netto delle aziende in calo mettano fine al surplus delle partite correnti in Giappone.
Uno dei motivi per cui si vuole far risalire il tasso d’interesse sarebbe quello di passare da una bassa deflazione a una bassa inflazione (…)

Nel frattempo un nuovo campanello di allarme sta suonando in alcuni Stati Americani, il fenomeno delle insolvenze Alt-A ovvero la categoria intermedia delle richieste di mutui americani, sta sempre più assumendo la dimensione del fenomeno subprime! Il fenomeno è limitato solo ad alcuni Stati ma sembra che ad esempio nel Nevada o sopratutto nella Florida la percentuale di insolvenza stia superando il 46 % e in circa venti Stati è attualmente superiore al 25 %. Peggiora anche la situazione per i mutui ARMs e Jumbo! The new suprime!

Una sola domanda infine! Per quale motivo visto che negli ultimi giorni in molti stanno osservando l’uscita di dati macroeconomici migliori delle previsioni, alcuni governatori della Federal Reserve continuano a professare un sostanziale pessimismo sulle prospettive future dell’economia sottolineando ad ogni occasione  come l’allentamento quantitativo è assolutamente necessario? Entro il primo semestre del prossimo anno è possibile che l’economia americana saprà darci una risposta probabilmente definitiva.

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