MADRE TERRA…A TUTTO GAS! | icebergfinanza


Come i lettori di vecchia data ben sanno, i GAS Gruppi di Acquisto Solidale di cui abbiamo parlato più volte e dei quali potrete trovare traccia nei cosidetti Mondi Alternativi che trovate in cima al blog nascono  da una riflessione sulla necessità di un cambiamento profondo del nostro stile di vita. Come tutte le esperienze di consumo critico, anche questa vuole immettere una «domanda di eticità» nel mercato, per indirizzarlo verso un’economia che metta al centro le persone e le relazioni.

Il contadino, l’artigiano, l’autore di un libro (…senza fare nomi ) grazie ai cartelli, alle condizioni di monopolio, all’infinita catena della distribuzione, vedono riconosciuto in maniera infinitesimale il loro lavoro. Invece che lamentarci da mattina a sera di un’inflazione che distrugge il nostro potere di acquisto,  che non è altro che la sintesi di una “manipolazione” spesso programmata dei prezzi perchè non darsi da fare e guardare oltre per beneficiare oltre che della  qualità, della convenienza e delle relazioni umane che l’esperienza dei GAS in Italia propone!

Se qualcuno ha la sensazione che sia un fenomeno isolato, quattro amici al bar, date un’occhiata qui sotto a quello che sta accadendo in Italia. La fonte è il mensile VALORI! da ha elaborato il grafico su dati forniti dalla ReteGAS Nazionale.

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Bene ma facciamo un passo oltre!  Credo non vi sia alcun bisogno di raccontarvi come in ogni campo qualcuno da tempo ha incominciato a speculare ( alcuni lo chiamo investire….) su terreni agricoli. Un paio di anni fa la stessa Coldiretti mise in guardia sul rischio di una strisciante speculazione sui terreni agricoli.

Sia ben chiaro, Madre Terra è indispensabile alla nostra società e come sempre c’è chi vi investe in maniera responsabile e chi la depreda senza pietà in nome del profitto supremo.

Non ho intenzione di farvi i nomi di alcune società o gruppi che hanno messo da tempo le mani e i capitali su questo settore, ma non credo ci voglia molto per comprendere quanto potrebbe accadere.

Come scriveva in Giugno Valori, la prossima sfida è questa:

Da gasisti a proprietari terrieri?

Cinquanta soci e un milione di euro per salvare 15 ettari dal cemento e per coltivarli biologicamente: a Mantova è nato il Gruppo d’Acquisto Terreni.

SI GIOCHERÀ NELL’ACQUISIZIONE DIRETTA della terra da coltivare la nuova sfida che attende in un futuro nient’affatto remoto i Gruppi d’acquisto solidale? Il fenomeno è ancora poco noto anche tra i gasisti di più lunga data, ma l’idea di acquistare appezzamenti di terreno da sottrarre al cemento e da destinare a coltivazioni biologiche inizia a farsi strada. Soprattutto nelle aree del Belpaese sottoposte a maggiore stress dall’urbanizzazione selvaggia e dalla speculazione edilizia. Il tema è stato introdotto in Italia dai promotori del Gat (Gruppo d’Acquisto Terreni): «Nella provincia di Mantova – racconta uno dei fondatori, Rosanna Montecchi – il cemento si mangia, ogni giorno, 17 mila metri quadri di territorio.

Un po’ per arginare il fenomeno, un po’ per investire il nostro denaro in modi “alternativi” e per riconquistare la sovranità alimentare attraverso la rilocalizzazione e la coltivazione biologica, abbiamo acquistato un’area di 15 ettari a Quistello, vicino a un parco d’interesse locale». Un investimento da 1,15 milioni, diviso in cento quote da 11.500 euro: 85 già vendute a 45 soci (hanno aderito medici, ingegneri, ricercatori agrari, avvocati) e 15 ancora disponibili. «Abbiamo scelto di non avere più di cento soci perché vogliamo che questa sia anche un’occasione di socializzazione e condivisione».

Un contadino – anch’esso socio – si occupa di gestire il terreno, coltivato secondo le indicazioni di un agronomo, che, insieme al Cnr sta portando avanti un programma di recupero di sementi antiche («Alla faccia della Monsanto…», scherza Rosanna Montecchi). Nello statuto della società è stato espressamente indicato l’obbligo di usare il terreno per coltivazioni biologiche e il divieto di rivolgersi a istituti di credito compromessi con il commercio di armi e altri settori contrari ai principi dell’iniziativa. Nei prossimi mesi sono attesi i primi frutti, che saranno destinati ai soci ed eventualmente venduti a terzi. Un’esperienza innovativa anche per l’estero, dove esempi simili si misurano con il contagocce. Come il Land Trust della Soil Association (il maggiore ente certificatore inglese del biologico), creato per acquisire – attraverso donazioni, lasciti o compravendite – fattorie e terreni coltivati a biologico e secondo le tecniche tradizionali con il vincolo di gestirle per sempre secondo i principi della sostenibilità ambientale e sociale. O come un altro esempio inglese, i Community Farm Land Trusts della Stroud Common Wealth Company, che lavorano in modo da mantenere la proprietà e la gestione delle aree rurali direttamente nelle comunità locali. L’iniziativa di Mantova sarà probabilmente replicata in altre aree: «Già altri gruppi hanno chiesto la nostra consulenza per replicare il progetto in varie regioni italiane.

Ci piacerebbe riuscire a “riconquistare il territorio”, costruendo una vera e propria rete di Gat», rivelaRosanna Montecchi. E l’idea ha subito trovato commenti positivi anche tra i gasisti. «È un tema che sicuramente porremo nei prossimi mesi», assicura Giuseppe Vergani della Retina della Brianza. «Credo possa essere uno spazio di attivazione importante e necessario. Soprattutto in territori come il nostro, il cui la difesa del territorio diventa vincolante. Altrimenti rischiamo di non avere proprio la base per costruire la filiera corta dei prodotti agricoli». E Sergio Venezia, del Comitato per il Des della Brianza aggiunge: «Per noi sarebbe una manna. La tutela del nostro territorio è un problema cruciale. Certo, se le quote fossero più basse sarebbe senz’altro meglio». .

Il Business dei Terreni Agricoli….Parte dal cuore di Mantova, la sfida agli istituti di credito lanciata con la costituzione del primo gruppo di acquisto terreni (Gat). Paura di vedere altri risparmi volatilizzarsi? Si, il motivo principale è questo. E la risposta al problema è nuova, creativa: unire 50 medi risparmiatori, chiedendo loro di investire 20mila euro ciascuno e comprare un terreno agricolo. Per poi gestirlo insieme e farne una sede di produzione biologica. L’obiettivo diventa duplice: garantire il mantenimento del proprio capitale poggiando sul bene rifugio per eccellenza (la terra) e darsi ad un’attività economica pulita sul piano ecologico ed etico.

Che dite un’altra illusione, un’altra possibilità, continuamo ad investire i Nostri soldi in quel letamaio che ormai sono diventati i mercati azionari, o cerchiamo di dar vita ad una nuova rivoluzione, investendo in maniera responsabile, dando vita a nuove comunità, nuove relazioni economiche che vadano oltre la sterile e effimera soddisfazione del solo profitto esponenziale.

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