Ecologia del paesaggio | Ecologiae


La definizione di Landscape ecology (Ecologia del paesaggio) è stata formulata nel 1939 dal bio-geografo tedesco Carol Troll, in questi termini:

è la scienza che studia le aggregazioni di ecosistemi costituenti il paesaggio quale “sistema complesso di ecosistemi” ed entità olistica che assume caratteristiche diverse dalla somma delle caratteristiche degli ecosistemi che lo compongono. Infatti il paesaggio è considerato come la risultante di tutti i processi (sia antropici che naturali) che avvengono in un mosaico complesso di ecosistemi in cui si integrano gli eventi della natura e le azioni della cultura umana.

Troll fu il primo ad intuire alcune proprietà degli ecosistemi e la loro evoluzione verso bio-entità superiori che chiamò “paesaggi“.

La disciplina scompone i paesaggi negli ecosistemi elementari costituenti e li analizza sulla base dei loro aspetti strutturali studiati a mezzo di modelli base chiamati pattern. Appunto in base alle loro caratteristiche strutturali i vari ecosistemi messi a sistema nel paesaggio sono raggruppati in sistemi a struttura semplice (patches, ecotopi, corridoi, matrici) o complesse (apparati, ecomosaici, tessuti paesistici).
La patch (in italiano tessera) rappresenta l’unità minima strutturale di un paesaggio (un frammento di bosco, un campo, un pioppeto) e la sua forma riflette il processo che l’ha creata e poi gestita: in genere forme regolari sono di natura antropica mentre quelle irregolari sono generate da processi ecodinamici.

Le aree di contatto tra patches differenti sono rappresentate dagli “ecotoni” definiti da Odum (1959) come le

zone di transizione fra due o più comunità, con forma generalmente lineare, a volte anche di notevole sviluppo, ma tendenzialmente più sottile dell’area delle comunità confinanti.

Gli ecotoni sono quindi i margini tra due ecosistemi diversi (es. tra un bosco ed un coltivo). Essi condizionano molti processi ecologici quali la diversità biologica, il flusso e l’accumulo dei materiali e lo scambio di energia, (ne è esempio lampante l’effetto di margine che si osserva al limite del bosco).

Il paesaggio è attraversato da flussi di materia ed energia, generantisi ed esaurentisi al suo interno oppure provenienti dall’esterno (flussi energetici e di informazione, movimenti di specie, flussi di materia, interazione tra ecotopi).
Tali flussi sono fortemente condizionati dalle configurazioni paesistiche, quindi dalla morfologia del paesaggio. L’esempio più citato di ciò sono i corridoi ecologici (es. i filari, la vegetazione ripariale che si attesta lungo gli alvei fluviali, i fiumi stessi etc.) nei quali i movimenti longitudinali di specie sono privilegiati mentre quelli trasversali sono inibiti e le macchie (es. lembo di bosco in mezzo ad un agroecosistema di coltivi) che, al contrario, favoriscono la stanzialità delle specie al loro interno.

La forma degli elementi paesistici influisce sui flussi di specie, materia ed energia al loro interno e viceversa: forma e processo sono diversi aspetti di un unico fenomeno, pertanto l’ecologia del paesaggio studia sia la struttura del paesaggio (costituita dalla distribuzione spaziale degli ecosistemi e dalle loro forme) che le funzioni (flussi biotici, ovvero di specie e popolazioni, ed abiotici, ovvero di materia ed energia, interni al mosaico ambientale), come le trasformazioni di entrambi gli aspetti nel tempo.

Gli studi tradizionali sul paesaggio percepito e quelli di Landscape ecology, differiscono per l’oggetto principale di studio che, nel primo caso consta degli aspetti antropici (culturali ed estetici), mentre, nel secondo, delle caratteristiche di distribuzione, forma e funzionalità degli ecosistemi naturali e antropici al fine di comprenderne strutture, processi e significati.
La Landscape ecology sta entrando a far parte delle discipline pianificatorie in materia di paesaggio ma la dicotomia tra paesaggio percettivo-culturale e paesaggio inteso come sistema di ecosistemi  non è ancora stata superata e tutt’ora le definizioni di paesaggio, ambiente, territorio sono controverse.

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