La Stirpe secondo Pavel Aleksandrovič Florenskij


N. 23 – 29 giugno 1935 – Solovki

Cara mammina, (…)

Ogni stirpe probabilmente ha una sua legge, cui non è possibile sottrarsi. Su questo ho riflettuto molte volte, ma ogni volta che la mia personale esperienza mi conferma questa regola, quasi invo­lontariamente mi rimetto a pensarci. Il mio bisnonno venne strap­pato dalla sua famiglia e non aveva legami di parentela. È morto giovane, e mio nonno è cresciuto senza il padre. Anche mio padre è rimasto orfano da piccolo, e anche lui quasi non aveva parenti, tranne la zia Julja. Io ho visto poco mio padre, passava tutto il tem­po in viaggi. I miei figli sono cresciuti senza di me, io facevo solo brevi visite a casa, e ora sono del tutto strappato ad essi. Ecco dun­que cinque generazioni, ma la sorte è uguale. Lo stesso vale per i libri. Tutte le generazioni della nostra famiglia hanno amato i libri, hanno speso per essi fino all’ultimo copeco, limitandosi in tutto, e, per una ragione o per l’altra, hanno perso tutto ciò che avevano potuto raccogliere. E ancora una cosa. Tutte le generazioni amava­no il mondo delle piante, tutti sognavano di potersi dedicare, al­meno in vecchiaia, a un orticello, ma nessuno ci è riuscito.

La stirpe è un tutt’uno, e non la somma delle generazioni sus­seguitesi. Ho riflettuto sulle caratteristiche comuni della nostra famiglia, anche dei suoi rami più lontani. L’eccesso di iniziativa, la mancata sistematicità degli studi fatti, propria a tutti noi, ci hanno portati ad avere uno scarso coefficiente di realizzazioni, hanno causato una sproporzione tra gli sforzi fatti e i risultati ot­tenuti. [Molti dei nostri antenati] hanno aperto nuove strade nei più svariati campi, ma non hanno mai tratto alcun vantaggio dal­le loro scoperte, non avendole mai portate a termine. Ciò proba­bilmente è una conseguenza della mancanza di una guida ferma nella famiglia. Un bacio forte a te, cara mammina, a Ljusja e a Lilja, e auguri a tutti voi. (…)

Il concetto di stirpe venne assunto come uno dei fondamenti dell’antropodicea di Florenskij; da una parte, legato alle sue intuizioni nel campo della genea­logia, dall’altra, sviluppato in riferimento alla sua ricerca filosofica legata al pro­getto di elaborare una «visione integrale del mondo» e, più concretamente, in riferimento alla sua ricerca sul problema dell’«uno e molti». Il tutt’uno della stir­pe, di cui Florenskij parla nel testo della lettera, non rappresenta un semplice in­sieme di tutti i suoi membri, ma una totalità che deve essere compresa alla luce dell’idea della cosiddetta «quarta coordinata», ossia della teoria platonica delle Idee. Egli spiega: «La stirpe è un organismo unico e possiede un’unica immagine integrale. Comincia e finisce nel tempo. Ha le sue fioriture e i suoi decadimenti. Ogni periodo della sua vita è prezioso, in maniera diversa; ma tuttavia la stirpe tende a esprimere in modo singolarmente ricco e definitivo una sua idea, la stir­pe ha dinanzi a sé un compito storico che le è stato tramandato e che è chiamata a realizzare. (…) Lo scopo vitale di ciascuno di noi è quello di conoscere la strut­tura e la forma della propria stirpe, il suo fine, la sua legge di sviluppo, i suoi punti critici, la correlazione dei singoli rami e i loro compiti particolari, e, sullo sfondo di tutto ciò, conoscere il proprio posto nella stirpe e il proprio compito particolare, non in senso individuale, perché ce lo siamo posti da soli, ma pro­prio in quanto membri della stirpe, come organismo di un’unità superiore» (P.A. Florenskij, Il tempo e lo spazio, cit., 151-152).

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