Alda Merini, La Madre.


Alda Merini, Poema della croce (Frassinelli, 2004)

La Madre,

quella che come me

mangiò la terra del manicomio credendola pastura divina,

quella che si legò ai piedi del figlio

per essere trascinata con lui sulla croce e ne venne sciolta

perché continuasse a vivere nel suo dolore.

Potevano uccidere anche Maria,

ma Maria venne lasciata libera di vedere

la disfatta di tutto il suo grande pensiero.

Ed ecco che Dio dalla croce guarda la madre,

ed è la prima volta che così crocifisso

non la può stringere al cuore,

perché Maria spesso si rifugiava in quelle braccia possenti,

e lui la baciava sui capelli e la chiamava «giovane»

e la considerava ragazza.

Maria, figlia di Gesù

Maria non invecchiò mai,

rimase col tempo della croce

nei suoi lunghi capelli

che le coprivano il volto.

«lo credo, madre,

che qualsiasi senso del cuore

sia dentro il tuo sguardo.

Come Figlio di Dio sono un bambino felice,

come Gesù sono colui che camminerà con te

sulle acque dell’incredulità.

Io, madre, ho visto il tuo seno pieno d’obbedienza

e bianco come il tuo pensiero.

E io so che l’amore di Dio è impalpabile

come le ali di una farfalla.

Io ho creduto, madre, al tuo volto,

ma ho anche creduto al Padre.

Non potrebbe ingiuriarti nessuno

al di fuori di quella voce

che ti ha percossa come un nubifragio:

l’addio del messaggero celeste.»

«Quante lacrime, madre, su quella tua

visitazione.

È stato un lavacro per tutti i peccati degli uomini,

e solo Giuseppe ha creduto che il tuo mantello

contenesse tanto dolore.

Non ti ha mai levato di dosso quel mantello di luce,

Maria,

con cui Dio ti ha coperta

per non far vedere

che le tue spalle tremavano d’amore.

Ma io, Maria, credo in te,

e credendo in te

credo in Lui.»

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