BENVENUTI NEL NUOVO DECENNIO PERDUTO! | icebergfinanza


BENVENUTI NEL NUOVO DECENNIO PERDUTO! | icebergfinanza.

Mercato di Yamassoukrou, Costa d’Avorio, immagine Ilaria Suzzi

Icebergfinanza in questi anni in Italia è stata l’unica voce e risottolineo unica,  che ha portato avanti la tesi che il mondo occidentale avrebbe rivissuto molto probabilmente un nuovo lungo decennio perduto, una imponenente defalzione da debiti, frutto di analisi e di studi approfonditi sulla “Lost Decade” giapponese.

(…) Ciò che accadde nella Grande Depressione si ripresentò puntualmente anche nell’economia giapponese, dove, all’unisono, banche, aziende e famiglie consumatrici, minacciate dal rischio di fallimento e insolvenza, decisero di sposare una politica di riduzione e controbilanciamento dei debiti.

Nonostante i quasi vent’anni di stagnazione economica, il Giappone non conobbe tuttavia la depressione, grazie anche all’apporto della spesa pubblica, che fece volare il debito statale sino a farlo diventare il più imponente al mondo, in attesa che le esportazioni, supportate dalla crescita generalizzata del contesto internazionale, stimolassero la ripresa.

La Federal Reserve, oggi, si è dimostrata senz’altro molto più veloce nel ridurre i tassi rispetto alla Banca centrale giapponese, e anche rispetto a quanto fece essa stessa nel periodo della Grande Depressione, ma, nonostante ciò, difficilmente riuscirà a scongiurare il pericolo della mancanza di domanda e di investimenti da parte di operatori il cui unico scopo, attualmente, è quello di rafforzare il proprio patrimonio e di riportare in equilibrio i conti.

Gli investimenti dei vari governi sono interventi utili nel breve termine, ma rischiano di produrre una situazione patologica, di «tossicodipendenza» finanziaria, se si protraggono nel tempo.

Questi erano alcuni passi dal capitolo il “Decennio perduto” del mio libro che potrete trovare nelle librerie o CLICCANDO il banner in cima al blog, richiedendolo direttamente all’autore o alla casa editrice.

Bastava leggere la storia, bastava dare un’occhiata ad alcuni studi empirici che da tempo sussurrano che crisi con questa dinamica e dimensione abbisognano mediamente di sei/otto anni per essere risolte e questa è la madre di tutte le crisi e il Giappone ha vissuto e sta vivendo tuttora ben due decenni perduti. …Quella che sembrava una superpotenza economica destinata a conquistare il mondo, divenne una nazione senza futuro, stagnante. Per certi versi il Giappone non è mai guarito, non si è più risollevato da quella esperienza.

I bilanci delle grandi banche americane, come Bank of America e Citigroup, ma non solo, sono pieni e zeppi di spazzatura, obbligazioni legate ai mutui suprime ma non solo, che hanno una evidente somiglianza con le banche-zombie in Giappone negli anni Novanta, tenute artificialmente in vita dai governi di Tokyo per almeno un decennio.

Tre anni fa scrissi che l’errore tecnico principale di questa crisi è quello di non aver nazionalizzato alcune banche, di non aver seguito la pista nordica degli anni novanta per risolvere questa crisi, facendo pagare ad azionisti ed in parte agli aoobligazionisti il peso del fallimento dei loro investimenti, piuttosto che socializzare le perdite. Oggi l’errore sta per essere ripetuto dai Governi europei.

La Grecia è fallita e le conseguenze di questo fallimento dovevano essere assunte dai suoi creditori in particolare dalle grandi banche internazionali, senza ripetere quotidianamente la leggenda del rischio sistemico.

Ieri la Federal Reserve pur con la storica opposizione di tre membri del consiglio ha comunicato al mondo intero parlando in giapponese…

“The Committee currently anticipates that economic conditions–including low rates of resource utilization and a subdued outlook for inflation over the medium run–are likely to warrant exceptionally low levels for the federal funds rate at least through mid-2013.”

Tassi eccezionalmente bassi per un lungo periodo come in Giappone, stesso film, addirittura segnalando per la prima volta il termine, almeno sino al 2013, altri due anni, l’ammissione ufficiale che siamo nuovamente in recessione o crescita recessiva come la volete chiamare, ma in particolare l’ammissione che il rischio deflazione è preponderante cancellando le idiozie inflattive e le fobie tedesche.

L’illusione monetarista continua, siamo in una imponente trappola della liquidità e la Federal Reserve è totalmente impotente, può solo continuare a drogare i mercati azionari, creare illusione di ricchezza perseverando nella sua fallimentare strategia come accade in Giappone.

Sarà interessante osservare il comportamento della Banca Centrale Europea che ha ripetuto per l’ennesima volta l’errore di alzare i tassi all’economia reale, senza fare nulla per bloccare la liquidità alla speculazione, vera responsabile dei focolai inflattivi dei paesi emergenti.

Indebitarsi in America a zero per investire in Europa comprando il debito dei Paesi Periferici è la madre di tutti i carry trade, investire a zero per incassare la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Benvenuti nel mondo della Consapevolezza, benvenuti nella Realtà, il nuovo decennio perduto occidentale continua. Benvenuti nella “debt deflation”, rientro generalizzato da un’orgia di debito.

Sul Sole24Ore tempo fa,  Richard Koo uno dei massimi esperti del “decennio perduto” sottolineava come …

«Non importa quanto la Fed prometta di tener bassi i tassi. Famiglie e business che soffrono per un eccesso di debito non possono trarne vantaggio finché non porranno rimedio alla situazione patrimoniale ed elimineranno l’eccesso di debito che grava su di loro». Vale il concetto da lui coniato di «recessione da balance-sheet», diversa da quelle ordinarie: determinata dal declino dei prezzi degli asset, paralizza i prestatori e gli assuntori di debito e non può essere curata dalla politica monetaria, neanche se questa fissasse target su prezzi e inflazione.

Koo scuote la testa davanti agli umori del Congresso: «Politici e media concentreranno sempre l’attenzione sui più piccoli segni di titubanza delle banche a prestare. La causa primaria dei problemi è l’insufficiente richiesta di prestiti, anche a tassi favorevoli, legata alla volontà di ridurre gli indebitamenti».

Come dice il buon Nicholas Nassim Taleb … a coloro che guidavano uno scuolabus bendati e ubriachi aggiungo io, sfasciandolo, non dovrebbe essere mai più permesso di guidare un’altro scuolabus.

L’establishment economico (università, autorità di regolamentazione, funzionari delle banche centrali, funzionari governativi, economisti al servizio di varie organizzazioni) ha perso la propria legittimità a seguito del fallimento del sistema.
Sarebbe imprudente e insensato da parte nostra se ci affidassimo alle capacità di questi esperti per uscire da questo caos. Al contrario, bisogna individuare le persone intelligenti e con le mani pulite.

A dimenticavo non è finita, non è affatto finita!

A “loro” alla speculazione non basteranno tassi a zero all’infinito, come bambini viziati, che la politica ha viziato loro vorrano molto di più, sempre di più.

Non l’abbiamo fatto e continuiamo a non farlo, auguri ragazzi ne abbiamo bisogno!

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