IMOLA MODERNA. Luigi Orsini.


IMOLA MODERNA

da COLLEZIONE di MONOGRAFIE ILLUSTRATE Serie I – ITALIA ARTISTICA. Imola e la valle del Santerno Orsini BERGAMO, ISTITUTO ITALIANO D’ARTI GRAFICHE EDITORE. 1907. Pag. 158-162.

Così, dopo esserci indugiati nelle ricerche storiche le quali spiegassero la ragione di tanti e gloriosi avanzi sopravvissuti nel paese cui solcano le acque gioconde del Santerno, ritorniamo oggi a salutare Imola, animata dal soffio della civiltà nuova e del progresso a cui non può più sottrarsi alcun paese, per remoto che sia; a risalutare la città che seppe la dominazione e le guerre dell’ultimo medio evo e le tirannidi delle legazioni nell’ultimo secolo della nostra storia patria, ed oggi pare scuotere la fronte pensosa per attingere il novo azzurro del cielo e le nòve fiamme del sole, tutta fidente nelle sue fertili terre, nelle quali si agita e fermenta la forza della generazione che non muore.

Imola d’oggi comincia a sentire di un certo movimento industriale. Qualche stabilimento di arte applicata pare tenti di dare alla città romagnola un indirizzo pratico anche in questa grande e vivace branca della attività umana. Già, una fabbrica di ceramiche che fu premiata a varie esposizioni, conta molti anni di florida vita, e produce oggetti degni di ammirazione; e, per rimanere in tale campo, le fornaci Gallotti e Gardelli si sono rese note in tutta Romagna per la varietà e la bontà dei loro prodotti. Una grande vetreria è sorta, da due anni, per iniziativa d’un forte gruppo di bottigliai che vollero innestare nel tronco della Federazione il principio cooperativo, costituendo così la Vetreria Operaia Federale, di cui è anima un giovine di straordinaria attività, il sig. Cesare Ricciardi di Livorno. Presto pure sorgerà in Imola un grande zuccherificio con raffineria, che produrrà circa 50.000 quintali di zucchero all’anno; e sarà dovuto all’iniziativa del Comune, del Comizio e del Consorzio agrario, previ accordi presi con capitalisti.

Né, a proposito delle arti applicate alle industrie, potremo tacere dei F.lli Casalini, i quali, venuti da pochi anni da Faenza loro patria, hanno portato in Imola un poco di quel grande soffio d’arte che rese Faenza famosa nell’ industria del mobilio; ed oggi producono oggetti, in tal genere, di gusto squisito e di perfetta lavorazione.

Una scuola di arti e mestieri, intitolata al nome del pio testatore che la ebbe fondata, Alberghetti, inspirandosi a criteri assolutamente moderni nell’indirizzo dell’insegnamento, licenzia ogni anno allievi che onorano i docenti e sè stessi, preparati come sono ai grandi perfezionameni delle città industriali, ove oggi con savio concetto si cerca di dare nuovo sviluppo alle arti applicate.

Imola ha pure due grandi e pietosi istituti: due manicomi, l’uno provinciale e l’altro comunale; il primo diretto dal prof. Raffaele Brugia, il secondo dal professor Raffaele Baroncini. Il primo manicomio fu fondato dal dott. Luigi Lolli, imolese, il secondo fu fatto costrurre dalla locale Congregazione di carità, essendo il primo stato ceduto alla provincia di Bologna.

Un altro istituto importante è l’Ospitale di Santa Maria della Scaletta, ridotto in questi ultimi anni a un vero modello del genere, con una sala operatoria degna di maggiori istituti. Ne è direttore un valorosissimo clinico, il dott. Erminio Masetti. Avvi pure un Ricovero Cerchiari di Mendicità, che ospita perennemente un numero considerevole di uomini e donne cui la vecchiaia rende inabili al lavoro.

La vita che si conduce a Imola è, più o meno, quella di tutte le piccole città di provincia, la politica, non sempre serenamente professata, accende talora gli animi e li spinge a polemiche vivaci. Del resto, fra le città romagnole, Imola è una delle più tranquille. Ma passato è già per tutte quel periodo turbolento che le rese temute nella fama delle altre regioni italiane. La Romagna è una delle regioni più generose e più schiette; e quella sua stessa impulsività che ne’ tempi in cui l’aspirazione ad un ideale d’unità libera e forte la spingeva ad agitarsi e ad essere violenta, rendendola intollerante di qualsiasi vessazione, quella impulsività, pur non venendo meno, si è quasi attenerita nell’operare con amore per ogni causa di civiltà e di fratellanza.

Nè potremmo noi chiudere questo cenno, senza mandare un saluto al più ridente paesaggio che adorni la città imolese: al Monte Castellaccio. Fu là che sorgeva negli albori del 1000 il Castello propriamente detto di Imola, che poi doveva essere distrutto nel 1187: ed è là che oggi zampillano, fresche e canore, le acque minerali a cui gli imolesi quasi ogni giorno d’estate vanno chiedendo piacevole ristoro. Ridentissimo luogo, al quale potrebbero trarre oggi numerose colonie di visitatori da tutta Italia se qualche concittadino avesse presa la iniziativa di dare impulso novello al piccolo stabilimento che vi esiste. Ed è un peccato davvero; poiché la posizione, vicinissima alla città, è una delle più deliziose che si conoscano. Vi scorre il Santerno da presso, un parco magnifico e vasto, con piante annose e frequenti, con aiuole fiorite, con grotte e torrenti e ponticelli e frescure refrigeranti, porge al luogo un aspetto di larga e signorile eleganza.

Ed è in questo lieto soggiorno, ove sembra che una eterna primavera sorrida, ch’ io lascio Voi che cortesemente mi seguiste, per salutarvi in luogo di conforto e di pace.

Annunci