Visita ai principali Monumenti. Imola Guida Storico Artistica (1962) F. Mancini A. Meluzzi.


Piazza Matteotti, Imola. Foto di Guido Antonio. Flickr.

Piazza Matteotti, Imola. Foto di Guido Antonio. Flickr.

La visita ai monumenti della città ha inizio dalla piazza Matteotti, da considerarsi per la bellezza degli edifici che la delimitano e per l’elegante nobiltà del­l’insieme una delle più belle della Romagna. Nella piazza, verso sud, è la chiesa del Suffragio con bella facciata in cotto dell’architetto Lorenzo Mattoni. Nell’interno alcuni quadri di valore, tra i quali una «SS. Trinità» di G. Giuseppe dal Sole. (1654-1719) e « La Vergine col Bambino e S. Felice » di Carlo Cignani (1628-1719).

Imola, Piazza Matteotti con la chiesa del Suffragio.

Imola, Piazza Matteotti con la chiesa del Suffragio.

Verso ovest sorge il Palazzo Comunale che conserva ancora nei capitelli e negli archi del portico sulla via Emilia, oltre che in qualche interno, evidenti tracce che attestano una originaria costru­zione austera e solenne di stile romanico e un succes­sivo ingrandimento gotico con eleganti quadrifore in cotto e pietra viva. Fu iniziato ai primi del sec. XIII quando il Comune acquistò un casamento in piazza o campo di S. Lorenzo per ricavarne la necessaria area.

La chiesa di S. Lorenzo, sorta poco dopo quella di S. Maria in Regola, forse verso il sec. VII come fa­rebbe credere un avanzo di transenna tardo-bizantina con tralci di vite e una colomba trovato in loco e un ca­pitello traforato rinvenuto tra materiali di rifiuto a porta Mazzini, aveva attorno e dietro il coemeterium, dive­nuto poi piazza. Un ampio nartece ne ornava la fac­ciata e di fianco s’apriva un vasto chiostro, ed era con­siderata tra le chiese cittadine la più importante, prima dopo la cattedrale suburbana di S. Cassiano. L’edificio bizantino, secondo notizie non controllabili, era di vaste proporzioni, a forma basilicale con cinque finestre per lato in alto alla maniera ravennate: fu completamente rifabbricato alla fine del sec. X da Ricciardo Alidosi. Anche questa nuova costruzione rovinò e la chiesa, mu­tata in orientamento e proporzioni, fu ricostruita sul finire del sec. XVIII dall’architetto Lorenzo Mattoni, per essere soppressa e chiusa nel 1805.

Il piccolo palazzo vecchio divenne ben presto in­sufficiente e, perciò, nel medesimo secolo XIII, fu ampliato con l’aggiunta di una nuova costruzione, a nord della via Emilia, denominata palazzo del popolo, collegata alla precedente mediante voltone. L’attuale facciata e il rifacimento dell’interno risalgono agli anni 1745-1771 e sono opera di Alfonso Torreggiani e di Cosimo Morelli. Di poco posteriori sono le im­magini di S. Cassiano e S. Pier Crisologo dipinte nel 1774 nelle due nicchie ai lati del balcone da Gaspare Bigari, cui sovrasta la Madonna col Bambino, opera degli scultori ravennati Celio e Giovanni Toschini.

Palazzo Comunale Imola. Foto Circondario Imolese

Palazzo Comunale Imola. Foto Circondario Imolese

All’interno notevole il grande scalone di Alfonso Torreggiani (+ 1764) che conduce alle sale della resi­denza del sindaco, già appartamento del magistrato. La prima porta a destra conduce alla Sala I: alle pareti « Taddeo della Volpe » condottiero della Repubblica Veneta, quadro di autore ignoto; « Scipione Carradori » capitano di Carlo Magno, quadro del sec. XVII. Lungo la sala, sei sedili di attesa del sec. XVIII.

Sala II o del balcone: a destra targa commemorativa del passaggio da Imola di Pio VII nel 1814. A destra si passa nella Sala III, prima della residenza: tra le finestre, meda­glione raffigurante Pio IX, qui posto nel 1857 a ricordo della sua visita. Il camino e la specchiera sono di stile rococò, originali. Ai lati del medaglione due portantine settecentesche già in uso al magistrato e al gonfaloniere, prodotto d’arte locale la prima, veneziana la seconda. La sala è decorata da Alessandro della Nave (1732-1826) con figura della Giustizia di Giacomo Zampa (1722-1808). I medaglioni agli angoli rappresentano i giuristi e let­terati imolesi Tartagni, Giovanni da Imola. Rambaldi, Flaminio.

Sala IV, seconda della residenza: a destra copia del quadro di Guido Reni « La strage degli innocenti » dell’imolese Giuseppe Manara; a sinistra copia della SS. An­nunziata di Firenze. Agli angoli due mappamondi stam­pati a Roma nella calcografia di Domenico Rossi nel 1695. Anche questa sala è decorata da Alessandro della Nave e da Giacomo Zampa che dipinse la Vanità.

Sala V, terza della residenza: la volta è decorata dai medesimi autori: al centro è rappresentata la Gloria e ai lati la Pittura, l’Aritmetica, l’Architettura, la Scienza. Alle pareti le quattro specchiere sono originali del sec. XVIII.

Sala VI: i mobili sono di stile impero; un pregevole trumeau porta la data 1749.

Sala VII: vi è una grande specchiera a muro, di stile impero, parzialmente restaurata. Si ritorna nella sala del balcone e si entra nella sala d’aspetto ornata da Antonio Villa e da Angelo Gottarelli che dipinse le due figure della Religione e dell’Impero. Il camino e la specchiera in stile rococò sono originali. Di qui si accede alla cappella decorata dai medesimi Antonio Villa e Angelo Gottarelli: questi vi raffigurò i santi patroni della città. Notevoli due grandi poltrone originali del ‘700. Ritornati ancora nella sala del balcone si entra a sinistra nella anticamera della sala consigliare dove si trovano due poltrone identiche a quelle della cappella. Da essa si entra nella sala consigliare, sulle cui pareti sono i busti di illustri cittadini imolesi: Andrea Costa. Giovanni Codronchi Argeli, Giuseppe Scarabelli, Anselmo Marabini, e una la­pide a Francesco Alberghetti.

Di fronte sorge l’imponente costruzione del Palazzo Sersanti, di puro stile rinascimentale edificato per ordine di Girolamo Riario da maestro Giorgio Marchesi da Settignano, detto Fiorentino, negli anni 1480-1482. La facciata si adorna di 14 archi con colonne in arenaria rifatte, perchè collabenti, nel 1888 insieme con i capi­telli compositi sormontati dai pulvini brunelleschiani. Le ghiere degli archi, le fasce marcapiano, le cornici delle finestre e il cornicione sono in terracotta fine­mente lavorata. L’insieme, per l’armonia delle parti e la policromia dei materiali, è di una singolare ele­ganza tanto che può ritenersi la gemma delle opere di maestro Giorgio in Imola.

Palazzo Sersanti. Immagine Fondazione Cassa Risparmio di Imola

Palazzo Sersanti. Immagine Fondazione Cassa Risparmio di Imola

Fu denominato palatium domitii e palazzo Riario, poi dei Garzolari e Capestrari cioè degli artigiani del lino e della canapa che vi avevano le loro botteghe. Sotto il suo loggiato, detto il pavaglione, per lungo tempo si svolse il mer­cato dei bachi da seta. La prima bottega all’angolo della via Emilia e l’altra posta in quella strada, pri­ma della soppressa chiesa di S. Sebastiano, furono adibite ad uso della gabella del ceppo grosso: nelle tre ultime verso la chiesa del Suffragio, dove erano le prigioni, ebbe la sua prima sede nel 1512 il Monte di Pietà, per dare posto al quale furono in quell’anno liberati tutti i prigionieri. L’attuale denominazione di palazzo Sersanti gli viene dalla famiglia che lo tenne in affitto nel secolo scorso.

La costruzione non fu mai completata. Sembra che dovesse ricoprire l’intero quadrilatero fino all’attuale via C. Morelli, o almeno fino al vicolo Pirazzoli, e Palazzo Sersanti che tutto attorno dovesse girare l’elegante portico con le botteghe. Poco lontano, verso mezzogiorno dov’è ora un cinema estivo, era il giardino cui dava accesso un arco in cotto, ancora esistente, molto simile a quelli della facciata. Ai piani superiori si accede per una scala ricavata nel vano di una bottega: si pensa che l’entrata principale non dovesse costruirsi da questa parte. I locali al primo piano sono stati restau­rati nel 1925. Notevole il salone decorato con stile ecclettico del tempo da artisti locali.

Campanile di Santa Maria in Regola, XII sec.

Campanile di Santa Maria in Regola, XII sec.

Proseguendo lungo la via Emilia si trova subito a destra tra via Cosimo Morelli e via Laderchi il campanile romanico di S. Maria in Regola situato accanto alla chiesa omonima. Eretto nel 1180 con tutta probabilità trasformando il campanile pri­mitivo di dimensioni minori o altra costruzione più antica, presenta una forma rotonda irregolare con eleganti finestrine a tutto sesto, ora chiuse, che costi­tuivano la cella campanaria. In epoca successiva non definita, ma certo nel sec. XIII, fu sopraelevato e vi si costruì la nuova cella con bifore a sesto acuto e una guglia gotica « lunga… puntuta », che rovinò nel 1803.

La chiesa, ricostruita da Cosimo Morelli nel 1782 sia nella facciata sia nell’interno dipinto da Alessan­dro della Nave e Antonio Villa, è detta S. Maria in Regola perchè, secondo la tradizione, la primitiva chiesa sarebbe stata fondata nel luogo in cui sorgeva un teatro romano (arenula da cui per corruzione renula, regula), sempre che la sua origine non sia invece monastica, come tutto fa supporre; in tal caso « Regola » si rifarebbe alle disposizioni di S. Bene­detto, note e trascritte alla fine del sec. VI anche fuori d’Italia. All’interno conserva ancora nell’altare maggiore tre pezzi di scultura bizantina della fine del sec. VI, e cioè due transenne finemente traforate e un pilastri­no, già parte di un altare primitivo dedicato alla B. Vergine con una iscrizione che ne ricorda l’ere­zione per volontà di Basilio monaco e vescovo d’Imo­la, che potrebbe essere stato lo stesso fondatore della chiesa. Dietro questo altare è stata posta una Croce in sasso, scolpita da entrambe le parti con l’immagine di Cristo crocefisso, da un lato morente e dall’altro trionfatore con la corona regale sul capo.

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