Gli occhi di Blimunda

Narciso era intorpidito. Così Marshall McLuhan chiosa intorno alla condanna del giovane figlio di Cefiso e Liriope. Essere intorpiditi significa non potersi liberare, restare sotto scacco di se stessi e dell’immagine di sé ma simultaneamente non sentirsi al sicuro. Si resta immobili perché nell’incantesimo della ripetizione dello Stesso non c’è più posto per il movimento. Muscoli e tremori sono tesi tutti all’unico moto possibile: quello di sapersi unici e irripetibili detentori dell’icona di se stessi. Quando Narciso incontra Eco, nella versione che del mito ci offre Ovidio, ecco che qualcosa sembra mostrarsi più nitidamente alla nostra comprensione. Narciso infatti non solo allontana tutti quelli che si innamorano perdutamente di lui ma riesce perfino ad ignorare la parola; la sua stessa parola (visto che Eco può ripetere solo ciò che lui stesso dice). Allora cosa diventa la condanna di Narciso, questo intorpidimento strutturale che si tramuta in scissione? Si tratta dello…

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