Girard in breve


Girard in breve

 

La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. (Sal 117[118],22)

Imitazione, violenza e cultura umana

1. Gli esseri umani sono essenzialmente creature imitanti. Gli esseri umani si contagiano gli uni gli altri, perchè si imitano a vicenda. Girard afferma che l’imitazione (mimesis) è la caratteristica umana fondamentale. È come impariamo e cresciamo.

2. Imitare non significa semplicemente “copiare l’altro”. Noi imitiamo i desideri degli altri esseri umani. I nostri desideri si formano per imitazione spontanea del desiderio degli altri. Ciò vale per i desideri “concreti” (in cui voglio appropriarmi di un oggetto), ma anche per le nostre opinioni, i nostri valori, le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti. Possiamo chiamare ciò “desiderio mimetico” (dal greco mimesis, imitazione).

Affermare che i nostri desideri sono imitativi o mimetici significa ricondurli non agli oggetti o a noi stessi, bensì a un terzo polo, il modello o mediatore, di cui imitiamo il desiderio nella speranza di assomigliargli, nella speranza che il suo essere e il nostro siano “fusi insieme”.

Chi imitiamo? Imitiamo le persone che per qualche motivo ci appaiono prestigiose, valide, le persone di cui ci fidiamo o da cui siamo affascinati. Costui è il modello o mediatore. Il rapporto che si stabilisce tra il soggetto desiderante e il suo mediatore è detto “mediazione”.

I bambini apprendono ogni cosa per imitazione. Il mediatore sono i genitori, e in misura minore gli altri adulti.

Secondo l’antropologo Marcel Jousse, il bambino imita non solo gli altri esseri umani ma tutto. Per esempio, per capire che cos’è una sedia, nella sua mente “imita” la sedia.

Le abitudini degli adolescenti (gergo, abbigliamento, punti di riferimento, stile di vita) sono, come si suol dire, “omologate”. Questo modo di dire significa semplicemente, se ci pensiamo, che gli adolescenti si imitano tra loro. I mediatori principali sono “il gruppo”, il leader del gruppo, i divi della musica o dello spettacolo, ecc..

Due anziani coniugi, che hanno vissuto tutta la loro vita insieme, sono l’uno il mediatore dell’altro.

Il mondo dei mass media è totalmente costruito attorno al potere della imitazione/mediazione. Essi continuamente ci offrono (o ci impongono) modelli prestigiosi (un attore, un calciatore, una bella ragazza,…) per suscitare in noi di volta in volta il desiderio opportuno, come quello di acquistare un certo prodotto o di acquisire un certo stile di vita.

L’imitazione è presente in tutti. Negli adulti essa è spesso mascherata per orgoglio e si sviluppa in modo più sottile e raffinato. Di per sè, essa non è nè cattiva nè buona: è una enorme potenzialità sia al bene, che al male.

3. Se due persone desiderano la stessa cosa, e se questa cosa non può essere condivisa, facilmente esse diventano rivali. Il desiderio mimetico fa desiderare a persone diverse lo stesso oggetto, quindi può portare alla rivalità per l’oggetto desiderato. Allora, il desiderio condiviso, invece di unire, divide. E’ la nostra imitazione reciproca a renderci rivali. Quello che era il mio mediatore e che ha suscitato in me un desiderio, ora diventa ostacolo alla realizzazione del mio desiderio stesso. Più il mio rivale mi oppone resistenza, più mi convinco che l’oggetto è prezioso, perché io imito il suo desiderio. L’oggetto appare quindi trasfigurato, assume ai miei occhi un valore enormemente più grande del suo valore reale (desiderio metafisico). Inoltre come io imito il mio rivale, così lui imita me: da quando ha visto che mi sono avvicinato all’oggetto e ha capito che rischia di perderlo, comincia a desiderarlo più intensamente. Il mio desiderio è contagioso quanto il suo; di conseguenza i nostri desideri si alimentano l’un l’altro senza limite.

Due intimi amici “scoprono” di essere innamorati della stessa ragazza. Ognuno dei due è mediatore dell’altro; ognuno imita il desiderio dell’altro, in modo sempre più intenso. Questo processo porta a un’amplificazione incontrollata dei due desideri che finiranno per confliggere.

La rivalità per un posto di lavoro, per il denaro, per la visibilità sociale, per il successo a scuola o all’università, per la leadership in un gruppo o in una comunità, o in politica, sono esempi di rivalità mimetiche.

Uno dei termini con cui si indica quotidianamente la rivalità mimetica è “invidia”. Un altro è “gelosia”.

4. La rivalità porta al conflitto. Nella odierna società civilizzata, in cui il conflitto raramente sfocia nella violenza, il desiderio mimetico frustrato viene trasposto “nel sottosuolo”, cioè negli strati inferiori della coscienza, e si manifesta in superficie sotto forma di sintomi psicopatologici.

Il mio nemico (rivale), è in realtà il mio modello. Vedo in lui desideri cattivi, mi sento perseguitato, penso che si meriterebbe “una bella lezione”, e vorrei che imparasse che io sono migliore di lui, che ho ragione. Ma in realtà lui è soltanto la mia immagine speculare: ce l’ho così tanto con lui solo perchè rincorro gli stessi traguardi e do’ importanza alle stesse cose: condivido mimeticamente i suoi desideri.

5. Ma a volte, purtroppo, il conflitto porta alla violenza.

6. La violenza è essa stessa imitata, portando alla violenza collettiva. La violenza è imitata in due sensi:

A) se una persona compie un atto aggressivo su un’altra, quella risponderà con violenza (la ritorsione e la vendetta sono imitazione della violenza subita). Inizia un botta e risposta che aumenta di intensità fino, eventualmente, alla distruzione di uno dei due contendenti.

B) l’antagonismo per un nemico può essere trasmesso agli “amici”.

All’interno di un gruppo, il disprezzo e l’odio di un membro per una persona esterna (il capoufficio, un insegnante..) sono contagiosi e si propagano con sicura efficacia. Il gruppo si unisce nell’odio del nemico.

All’interno di un gruppo umano l’odio mimetico può portare alla formazione di fazioni e partiti in competizione tra loro.

L’approvazione generale per un personaggio è anch’essa mimetica. Quando essa è vissuta inconsapevolmente, può rapidamente trasformarsi nel suo opposto.

Robespierre è prima osannato, poi ucciso, con la stessa esaltazione collettiva.

Giobbe è prima amato e stimato nella sua comunità, poi reietto.

7. Nella sua prima fase, l’odio si propaga in modo caotico. Inizia una spirale di violenza crescente; l’ordine e la stabilità si disintegrano. La società, satura di conflitti incrociati, è a rischio di autodistruzione, perché tutti lottano contro tutti.

In sintesi: L’uomo è un essere caratterizzato dall’imitazione dei desideri dei suoi simili. L’imitazione reciproca tra gli esseri umani può portare alla proliferazione di conflitti nelle comunità.

8. Data la fluidità mimetica dell’odio, può avvenire che la comunità polarizzi il suo odio su una sola vittima. Alternativamente, può accadere che la comunità attribuisca a una sola vittima (o a un gruppo minoritario) la responsabilità di una calamità naturale da cui è colpita (carestia, epidemia, cataclisma,…). Che il “male” sia naturale o dovuto alla violenza intestina del gruppo, comunque l’accusa è imitativa e il suo combustibile è sempre l’odio mimetico; la vittima (capro espiatorio) prende la colpa della sofferenza di tutti e viene (normalmente) uccisa; chiamiamo questo fenomeno “meccanismo vittimario” o “meccanismo di capro espiatorio”. Il gruppo è sinceramente convinto che la vittima fosse colpevole.

Come viene scelto il “capro espiatorio”?

La folla in preda alla furia mimetica è totalmente indifferenziata. Nel momento della crisi, un qualsiasi dettaglio, un particolare, la attira a sè. Una caratteristica fisica (cecità, claudicanza, balbuzie, eccessiva bellezza o bruttezza, malformità) o morale (ricchezza o povertà, potere, mansione, opinione) o un qualsiasi altro elemento di diversità la scatena sul malcapitato.

I bambini in gruppo spesso torturano uno di loro, lo prendono in giro per il suo aspetto o qualche altra sua caratteristica e lo escludono sistematicamente dalle loro attività. Tutto ciò accade in modo ancora più feroce nel mondo degli adulti, ma viene giustificato, ad esempio, ideologicamente.

Come viene ucciso il “capro espiatorio”?

Il meccanismo di capro espiatorio è presente tra gli esseri umani fin da tempi antichissimi. Le forme di assassinio vittimario primordiale sono collettive; le forme più evolute sono collettivamente legittimate ed eseguite dal sacerdote, dal boia, ecc.. Esempi sono la lapidazione, la spinta da una rupe, o nei flutti o nel fuoco, ma l’esaltazione violenta della folla portava anche allo squartamento a mani nude, spesso congiunto ad antropofagia (le baccanti).

9. Avvenuto l’omicidio collettivo, l’escalation della violenza si interrompe, perché l’obiettivo comune di uccidere il capro espiatorio ha riportato l’unione nella società. Si è passati dal “tutti contro tutti” al “tutti contro uno” e dal “tutti contro uno” alla “pace”. La pace e la stabilità sono ripristinate. Questa mutazione drastica ha un impatto emotivo grandissimo sulla folla. La folla, che ha ucciso la vittima perché la considerava colpevole della crisi iniziale, ora le attribuisce anche la miracolosa risoluzione della crisi stessa. Alla vittima si attribuisce quindi un potere enorme, nel bene e nel male. Essa appare come superiore agli uomini, che la chiamano “dio”. Secondo Girard, il meccanismo di capro espiatorio avvenuto nelle orde umane primordiali ha prodotto il primo “significato” culturale, il concetto di “sacro”. Così sono state lentamente generate le prime forme culturali: le religioni. In altri termini, secondo Girard non è esatto dire che il meccanismo di capro espiatorio esiste da sempre nella cultura umana, ma piuttosto che il meccanismo di capro espiatorio ha prodotto la cultura umana, trasformando orde gli ominidi primordiali in comunità di esseri umani capaci di pensiero simbolico.

Questo meccanismo esiste anche tra gli animali?

Il meccanismo di capro espiatorio esiste in maniera tanto eclatante solo nella specie umana. Infatti, solo l’essere umano ha una tale propensione all’imitazione dei suoi simili da poter generare il meccanismo di capro espiatorio nelle sue comunità, passando attraverso tutte le tappe che abbiamo visto.

10. Anche dopo l’omicidio del capro espiatorio, purtroppo, i desideri umani tornano a competere e le crisi di violenza mimetica prima o poi si ripresentano. Ma l’evento vittimario verificatosi nel passato è impresso nella memoria degli uomini, che imparano a controllare la violenza e a riportare pace e stabilità in seno al gruppo nei due modi seguenti:

11. 1) Proibendo gli oggetti che hanno portato all’esplosione della violenza e prescrivendo comportamenti che evitano l’escalation.

La proibizione per l’incesto, le regole di esogamia, i comandamenti (Non desiderare la donna d’altri), sono argini al proliferare di desideri mimetici incontrollati.

A seconda del modo e del motivo per cui si è verificato il meccanismo di capro espiatorio, queste regole variano di cultura in cultura.

11. 2) Riproducendo (imitando) l’evento originario di eliminazione del capro espiatorio in modo collettivo e controllato, fino ad ottenere anche i suoi effetti pacificatori (almeno parzialmente): nascono così i riti sacrificali. Per funzionare, i riti devono riprodurre fedelmente e ciecamente la crisi attraversata dalla collettività per ottenere poi una copia della sua risoluzione: la riduzione della violenza della comunità. Si capisce ora perché i riti abbiano, ovunque, caratteristiche simili: si ha una crisi (danza, simulazione di lotta, produzione di suoni disarticolati, grida, uso di droghe,…) che ha il suo culmine nel sacrificio vero e proprio. A seconda del modo in cui si è svolto il meccanismo vittimario primordiale, essi presentano differenze di forma. Inoltre il trascorrere del tempo farà cadere alcune usanze e ne instaureerà altre. La ripetizione del rito attraverso i secoli lo conserva, da un lato, ma lo logora e lo modifica dall’altro. Ad esempio, non tutte le comunità riescono a produrre nuove vittime umane per i sacrifici. Col passare del tempo, in alcune comunità esse vengono sostituite con animali, in altre si utilizzano i prigionieri di guerra, ecc..

Al tempo della Conquista gli Aztechi praticavano ancora sacrifici umani. Il cannibalismo rituale era diffuso in tutto il Centro America.

A cosa serve il rito?

Il rito è necessario perché la pace prodotta dal meccanismo di capro espiatorio è solo temporanea. Ben presto i conflitti tornano a proliferare in seno alla comunità. La risposta automatica a una nuova crisi è ripetere ciò che già una volta ha funzionato (senza sapere il perché), cioè l’omicidio collettivo. Così nasce il sacrificio rituale.

12. I miti nascono come racconto spontaneo della eccezionale esperienza della comunità. Raccontano il passaggio da uno stato di disordine a uno stato di ordine, cioè sono il racconto della crisi vissuta e della sua risoluzione. E’ il meccanismo di capro espiatorio che risolve la crisi. I miti raccontano quindi l’evento di uccisione del capro espiatorio (e i suoi benèfici effetti), distorcendone però la realtà, dato che contengono solo la versione della folla, la quale ritiene se stessa innocente, e la vittima colpevole.

Il mito di Dioniso

I Titani, figli della terra, per incitamento di Era, traggono in inganno, con dei regali, Dioniso fanciullo, lo catturano e lo divorano. Ma la dea Atena, dopo aver tratto in salvo il cuore del dio, lo porta a Zeus che lo inghiotte e genera da Semele un nuovo Dioniso, poi fulmina i Titani; dalle loro ceneri nasce il genere umano che contiene una parte positiva, costituita dal corpo di Dioniso divorato dai Titani e di una parte negativa, data dai resti dei Titani stessi.

In questo mito ritroviamo:

A) Una folla, i Titani, che massacra e divora un bambino: è la descrizione mitica (cioè deformata) dell’omicidio collettivo.

B) Dioniso risorge dopo la morte: la vittima è riconosciuta come sacra e viene divinizzata. Essa, ora, vive per sempre.

C) Dalle ceneri dei Titani nasce il genere umano: coloro che raccontano il mito riconoscono che l’ordine sociale è creato dall’omicidio fondatore, ma non si identificano con i Titani, che anzi vengono indicati come “cattivi”. Gli uomini descrivono se stessi, nel mito, come beneficiari innocenti della morte di Dioniso. Accusano Era e i Titani dell’omicidio. In realtà, essi stessi (o meglio, i loro progenitori) sono i Titani.

13. L’uccisione di una vittima innocente creduta colpevole, quindi, produce e perpetua la religione (il sacro, l’idolo), le leggi (proibizioni e obblighi) e la letteratura (i miti). Da questi tre elementi si sviluppano poi le altre forme culturali umane (filosofia, politica e scienza).

Questa teoria rende coerente, semplice e universale l’interpretazione dei miti e dei riti dei popoli primitivi, così come permette di decifrare la nostra cultura e la nostra storia, perché l’imitazione è alla base dell’apprendimento umano e delle mode (filosofia, politica, usi e costumi, tradizioni) e ancora oggi la rivalità mimetica conduce sia ai conflitti interpersonali (nelle famiglie, sul lavoro, ecc..) che a forme di violenza collettiva nella forma del capro espiatorio (la caccia agli ebrei nel Medioevo, quella alle streghe nel Rinascimento, il Terrore nella Rivoluzione Francese, il linciaggio dei neri d’America, la distruzione degli ebrei da parte del nazi-fascismo, …).

14. Il meccanismo vittimario (cioè l’eliminazione del capro espiatorio) può essere ripetuto efficacemente (cioè mantiene la stabilità sociale) solo finché non si conosce il suo funzionamento, cioè solo finchè non si scopre che la comunità ha scaricato il suo odio intestino su una vittima innocente. Ma questa “scoperta” è impossibile, perchè se la vittima è viva, il meccanismo non dà i suoi effetti, mentre se è morta, è morta per mano della folla, che è convinta della propria innocenza. Non c’è soluzione umana al meccanismo del capro espiatorio.

In sintesi: Le società umane risolvono spontaneamente e automaticamente i propri conflitti facendo convergere la propria aggressività su individui scelti arbitrariamente. La stessa cultura umana (religioni, leggi, letteratura, filosofia, …) è generata da questo meccanismo, ed è fondata su innumerevoli espulsioni, emarginazioni, omicidi perpetrati nei millenni di storia.

Il Cristianesimo

Girard, partendo dallo studio del desiderio mimetico nella letteratura e approdando allo studio dei miti e delle culture primitive, scopre che tutte le culture umane nascono dal meccanismo di capro espiatorio.

E’ per questo che tutti i miti di ogni parte del mondo e di ogni tempo e le rispettive credenze religiose mostrano la stessa struttura. La teoria del capro espiatorio permette di riconoscere tale struttura e di spiegare le somiglianze che accomunano tutte le culture e che all’inizio del ‘900 stupivano gli studiosi di antropologia.

Il Cristianesimo non è esente da tali somiglianze strutturali. Anzi Girard mostra che i racconti evangelici della Passione di Cristo hanno molti più elementi in comune con gli antichi miti pagani di quanto altri studiosi avessero potuto notare.

Esiste però una differenza tra Cristianesimo e religioni pagane. La Bibbia, in particolare il Vangelo, raccontano sì meccanismi di capro espiatorio, come i miti pagani, ma li raccontano dalla parte della vittima, come non avviene in nessun altro testo. Ciò ha conseguenze incalcolabili.

Lo studio delle Scritture giudaico-cristiane ha dato a Girard, inizialmente non credente, la chiave per formulare la sua teoria antropologica. Questi studi, e alcune vicende personali, lo hanno portato alla conversione al cattolicesimo. Vediamo i dettagli.

15. L’Antico Testamento presenta molti racconti “mitici” svelati, accanto ad altri non svelati. Abele, Giuseppe, Giobbe, Susanna nel libro di Daniele, Ezechiele, il salmista sono alcuni esempi di vittime della violenza umana, rivelate come tali e difese dal Dio di Abramo. I testi che parlano di loro, sono dettati dal loro punto di vista. Ma il meccanismo di capro espiatorio non è ancora totalmente scoperto.

10 Tutti i popoli mi hanno circondato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

11 Mi hanno circondato, mi hanno accerchiato, ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

12 Mi hanno circondato come api, come fuoco che divampa tra le spine, ma nel nome del Signore li ho sconfitti.

13 Mi avevano spinto con forza per farmi cadere, ma il Signore è stato mio aiuto. (Sal 117)

16. Nel Nuovo Testamento, Gesù con le sue parole, con le sue azioni e nella sua Passione rivela in modo esplicito il meccanismo vittimario ovunque in azione attorno a sè e ad altre vittime. Egli dà ai suoi discepoli la capacità di “vedere” la vittima come tale. Nei Vangeli, per la prima volta nella storia, la storia è raccontata dal punto di vista della vittima. Conosciamo, ascoltiamo la vittima e vediamo cosa sta succedendo attorno a lei. Lei ha fatto in modo che fosse così, perché lei stessa ci spiega cosa accade, mentre viene “condotta al macello”:

Gesù si mise a parlare loro in parabole: «Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano. A suo tempo inviò un servo a ritirare da quei vignaioli i frutti della vigna. Ma essi, afferratolo, lo bastonarono e lo rimandarono a mani vuote. Inviò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo coprirono di insulti. Ne inviò ancora un altro, e questo lo uccisero; e di molti altri, che egli ancora mandò, alcuni li bastonarono, altri li uccisero. Aveva ancora uno, il figlio prediletto: lo inviò loro per ultimo, dicendo: Avranno rispetto per mio figlio! Ma quei vignaioli dissero tra di loro: Questi è l’erede; su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra. E afferratolo, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e sterminerà quei vignaioli e darà la vigna ad altri. Non avete forse letto questa Scrittura:

La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d’angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri»? Allora cercarono di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. E, lasciatolo, se ne andarono. (Mc 12)

La “pietra scartata dai costruttori” è la vittima espulsa o uccisa dalla folla. Essa è “testata d’angolo”, perchè fin dalla fondazione del mondo l’espulsione di vittime arbitrarie permette all’umanità di sopravvivere alla sua stessa violenza, controllandola, e di costruire sulla vittima uccisa l’edificio della sua cultura e del suo progresso. Ora, con Gesù, il meccanismo di capro espiatorio sarà distrutto dall’interno e la vittima (lui stesso) diverrà la pietra angolare di una nuova società e di una nuova civiltà, che non avrà più bisogno di sacrifici: la Chiesa.

La vicenda dell’adultera che sta per essere lapidata (Gv 8) è un’altra occasione esemplare, tra tante, in cui Gesù affronta e sconfigge il processo mimetico che porta alla uccisione collettiva della vittima. Ma la vittoria è solo temporanea.

Gesù stesso accetta di subire il meccanismo di capro espiatorio, quindi la morte, perché sa che solo vivendolo dall’interno può svelarlo e quindi fermarlo per sempre, proclamando l’innocenza di tutte le vittime della storia umana e offrendo in questo modo la possibilità di salvezza ai suoi stessi persecutori.

Dopo aver accettato di dargli il battesimo tra i peccatori, Giovanni Battista ha visto e mostrato in Gesù l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo. Egli manifesta così che Gesù è insieme il Servo sofferente, che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini, e l’Agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele al tempo della prima pasqua. Tutta la vita di Cristo esprime la sua missione: servire e dare la propria vita in riscatto per molti.(Catechismo CC, n. 608)

Gesù si rende conto del potere che il mimetismo violento ha su ognuno di noi. Per questo offre il perdono ai suoi persecutori:

“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno!” (Lc 23,34)

17. La predicazione di Gesù non può bastare, infatti i suoi stessi discepoli lo abbandonano durante la Passione. L’uomo è ancora prigioniero dell’imitazione violenta.

Dopo che Gesù è morto, secondo la teoria del capro espiatorio ci si può aspettare la sua divinizzazione da parte di Caifa, Erode, Pilato e della folla. Questo è esattamente quello che era accaduto per Giovanni Battista:

Il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui». […] Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!». (Mc 6)

Ma la divinizzazione di Gesù da parte dei suoi uccisori non fa in tempo ad avvenire. Quegli stessi discepoli che hanno abbandonato Gesù, e che erano stati assorbiti mimeticamente dalla folla dei persecutori, dopo pochi giorni escono dal loro nascondiglio annunciando che Gesù è innocente e vive. Non è la folla dei persecutori a riconoscere la divinità di Gesù, ma un piccolo gruppo, che si stacca dalla folla e proclama una verità opposta alla sua.

I discepoli devono aver assistito a un evento reale in grado di spezzare gli schemi mimetici, perchè vanno contro al funzionamento universale del capro espiatorio. Tale evento non può quindi essere stato simbolico, ma deve essere stato concreto, storico e di origine sovrumana. E’ la visione del Cristo Risorto. Cristo Risorto soffia su di loro lo Spirito Santo, che è il Paraclito, cioè, in lingua greca, il Difensore delle vittime, e i loro occhi si aprono.

La Risurrezione è l’evento che permette ai discepoli di rileggere e capire finalmente la predicazione di Gesù, e tutto l’Antico Testamento in funzione di quella. Solo vedendo il Risorto la violenza mimetica dell’uomo è totalmente svelata: l’uomo non può più attribuire la propria violenza all’idolo/ideologia che chiede sacrifici, ma ne riconosce la radice in se stesso. Questo è il significato dell’immagine di Cristo come Agnello immolato.

La Risurrezione è quindi la rivelazione dell’unico vero Dio. Il vero Dio è dalla parte delle vittime di ogni tempo e ha risuscitato Gesù. Egli è totalmente estraneo (trascende) ai meccanismi della violenza umana.

18. Il potere di demistificazione (= distruzione dell’autoillusione mitica) del Vangelo agisce nel mondo da quando Cristo è vissuto, morto e risorto, continuando a svelare il meccanismo vittimario in tutte le forme in cui si presenti: noi, ora, siamo in grado di riconoscere i “capri espiatori”, le cui storie erano un tempo sepolte sotto la coltre candida del mito. Il meccanismo di capro espiatorio è stato reso sempre più inefficace come metodo per creare e preservare la stabilità delle società umane.

19. Il meccanismo vittimario non può più continuare a preservare la cultura e noi assistiamo a un dilagare progressivo e incontrollato di violenza mimetica, in un tentativo ormai impossibile di creare la “pace” col sangue.

20. Il Vangelo ha definitivamente sancito l’innocenza (e l’autorità morale) della vittima. Questo è stato ed è il compito dello Spirito Santo (il Difensore, in greco), opposto a Satana (l’Accusatore, in ebraico). Satana è colui che accusa il fratello contro il fratello:

Allora udii una gran voce nel cielo che diceva: Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte. Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire. (Ap 12)

I Martiri sono coloro che accettano di subire il meccanismo del capro espiatorio pur di non ricorrere essi stessi alla violenza, e imitano il Cristo, testimoniandolo. Proprio nel momento in cui essi vengono accusati e uccisi, il meccanismo stesso che li uccide (Satana), e che ha dominato il mondo per millenni, viene vinto dal Sangue di Cristo, che svela l’innocenza della vittima.

Stefano, arrestato, dichiara ai sacerdoti del sinedrio:

[…] O gente testarda e pagana nel cuore e nelle orecchie, voi sempre opponete resistenza allo Spirito Santo; come i vostri padri, così anche voi. Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete divenuti traditori e uccisori; voi che avete ricevuto la legge per mano degli angeli e non l’avete osservata». All’udire queste cose, fremevano in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissando gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra e disse: «Ecco, io contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio». Proruppero allora in grida altissime turandosi gli orecchi; poi si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. (At 7)

Su Stefano scatta il meccanismo vittimario. Saulo assiste alla lapidazione di Stefano come persecutore. Ma conosce anche la storia di Gesù e nella sua mente le due vicende si rimandano l’una all’altra. Il sangue dei Martiri è il Sangue di Cristo, che svela la violenza umana. Allora capisce:

… all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». E la voce: «Io sono Gesù, che tu perseguiti!» (At 9)

In sintesi: Il Vangelo rivela in modo sistematico il fondamento nascosto della cultura umana, l’imitazione reciproca, con la sua duplice potenza, benefica e malefica. Quest’ultima è il meccanismo di capro espiatorio (Satana). Cristo, perseguitato e ucciso ingiustamente, rivela con la sua Risurrezione la volontà del Padre: che gli uomini rinuncino per sempre alla violenza. L’Eucaristia ricapitola in sè tutta la storia sacrificale dell’umanità, riabilitando le vittime di tutti i tempi, per sostituire alla logica della violenza il suo opposto, quella dell’amore.

La Storia e alcune implicazioni

A. Nella seconda metà del ventesimo secolo, questa autorità morale della vittima è cresciuta esponenzialmente nella parte del mondo maggiormente esposta all’effetto della rivelazione evangelica. Grazie a ciò si è assistito a un moltiplicarsi di associazioni e organizzazioni che si pongono in difesa delle vittime, ma, contemporaneamente, anche a un sistematico tentativo, giustificato ideologicamente, di tornare ai sistemi pre-evangelici, tramite stermini di massa pianificati.

B. Privata delle protezioni sacrali dalla rivelazione evangelica, l’umanità si trova a dover scegliere tra due possibilità estreme: o continuare sulla via della violenza, ormai esplicita e consapevole, verso la propria autodistruzione, o rinunciare totalmente ad essa.

C. I cristiani stessi sono stati spesso e sono tutt’ora oggetto dell’odio mimetico e rivalitario di altri gruppi umani. E’ anche accaduto che essi stessi si siano fatti promotori di azioni violente. Ma, laddove ciò sia avvenuto veramente e non sia una deformazione mitica prodotta dai loro nemici, è necessario ammettere che è proprio la rivelazione evangelica a illuminare tali errori e a mostrarne il carattere di cattiva interpretazione o di colpa individuale.

1. La violenza continua, e continuerà, proprio per la ragione che è sempre più inefficace: per ottenere gli stessi effetti, essa deve ormai essere effettuata in dosi sempre maggiori.

2. Il messaggio dei Vangeli è molto più radicale e dirompente di quanto spesso pensiamo: “La violenza non può più porre fine alla violenza, Satana non può più scacciare Satana, e solo il ritorno al Vangelo può salvarci.” – J. Bottum “First Things”

3. Il compromesso col meccanismo vittimario, che si realizza nella violenza “giustificata” dalla difesa delle vittime, per esempio, può funzionare a breve termine, ma si tratta in realtà di un argine inadeguato al sistema e al potere di Satana, quel sistema che Cristo è venuto a eliminare.

4. La via d’uscita dal sistema vittimario inizia con la rinuncia personale alla violenza.

5. Dato che siamo creature imitative, dovremmo chiederci: chi dobbiamo imitare? Cioé, i desideri di chi dobbiamo imitare?

6. È dal Dio Padre di Cristo che possiamo imitare desideri di pace e carità. Egli ci libera dal desiderio distorto che ci sprofonda in orgoglio, rivalità e violenza. Ma imitiamo il Padre imitando Cristo:

Chi ha visto me, ha visto il Padre (Gv 14,8)

e anche la Chiesa è costruita e vive su questo progetto:

Temete dunque il Signore e servitelo con integrità e fedeltà; eliminate gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume e in Egitto e servite il Signore. Se vi dispiace di servire il Signore, scegliete oggi chi volete servire: se gli dei che i vostri padri servirono oltre il fiume oppure gli dei degli Amorrei, nel paese dei quali abitate. Quanto a me e alla mia casa, vogliamo servire il Signore. (Gio 24,15)

Paolo dice:

Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo. (Cor1 11,1)

7. Questa “imitazione” non è una semplice e arida ripetizione passiva. Vista alla luce del desiderio mimetico, l’imitazione è un modo di vivere, un modo di essere con-l’Altro, che risulta nella attiva e totale trasformazione della nostra vita e che richiede la partecipazione intensa e libera della nostra volontà.

8. Questo significa “sequela di Cristo”: che i nostri desideri siano plasmati sui suoi, vivendo noi in Lui e Lui in noi.

L’idea di scrivere un “Girard for dummies” viene da Philip Hunt.

Ringrazio Franco Massaro per gli utili suggerimenti riguardo al contenuto di questa pagina.

Vedere anche: René Girard su Wikipedia. (da http://www.spaziolib.altervista.org/girard_in_breve.htm)

Ascolta su http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/view.cfm?Q_EV_ID=84307

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