Il blog di Guido Vitiello

Se un cieco guida un altro cieco, insegnano i Vangeli, cadranno tutti e due in un fossato. Chi va con lo zoppo, d’altro canto, impara a zoppicare. Ma che cosa accade quando ci si sceglie come guida uno zombie? La domanda non è irrilevante, specie in apertura di una campagna elettorale post-apocalittica dove l’accusa di “zombie” si annuncia come una delle armi polemiche più ricorrenti. E la risposta è in un volumetto di Maxime Coulombe, sociologo e studioso di storia dell’arte contemporanea, che s’intitola Petite philosophie du zombie (Puf): “L’intento di questo libro è semplice: fare dello zombie un Virgilio, una guida per osservare la nostra società occidentale”. D’altronde, si tratta di una creatura in buona parte autoctona, sebbene possa vantare remote origini haitiane. Ma se lo zombie tradizionale è un vivo che sembra morto, un corpo senza spirito che può essere magicamente riportato alla vita – concrezione mitologica di due…

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