Pavel Florenskji – Perché lo storico della filosofia antica dovrebbe occuparsi della cultura egea?


Perché lo storico della filosofia antica dovrebbe occuparsi della cultura egea?

Le stratificazioni delle culture cretesi (secondo Evans)

Le stratificazioni delle culture cretesi (secondo Evans)

Abbiamo già visto come l’età di Omero corrisponda alla fine del Medioevo greco, mentre quel che fino a poco tempo fa si riteneva l’inizio della storia greca equivale alla prima fase del Rinascimento greco. La Naturphilosophie ionica, per il suo significato culturale, nonché per le condizioni che determinarono la sua apparizione, ricorda da vicino la filosofia del primo Rinascimento italiano, sorto venti secoli più tardi (VI sec. a.C. – XIV sec. d.C.). Nel corso delle lezioni avrete più volte modo di convincervi di come, nei suoi tratti fondamentali, essa richiami alla mente quest’ultimo in maniera straordinariamente vivida. Tenendo presente quest’affinità che abbiamo segnalato in via preliminare, possiamo porci il seguente quesito metodologico: la Filosofia, per sua essenza, è una creazione della coscienza “diurna”, un evento riguardante l’affilata chiarezza della luce diurna. Non dovremmo forse dedurne che la filosofia di qualsiasi periodo non prosegue il lavoro dell’epoca a lei immediatamente precedente (ovvero il periodo della coscienza “notturna”), bensì della fase pre-precedente, anch’essa diurna? Levandoci dall’alcova notturna, non volgiamo la nostra mente alle visioni appena sperimentate in sogno, bensì ai pensieri e alle preoccupazioni del giorno, del passato, tessendo in un’unica trama ininterrotta il filo della coscienza diurna. E tutto ciò avviene come se non ci accorgessimo dei brandelli staccati dall’esistenza, dei lembi e delle zone di coscienza notturna. La nostra vita procede disponendosi su due percorsi paralleli – giorno e notte – che, pur alternandosi l’un l’altro, sembrano reciprocamente ignorarsi, attorcendosi nei due fili paralleli della vita, nero e bianco. Di questo ci parla anche il Salmista quando dice: “Un giorno dietro l’altro quelli sgorgano parole, una notte dietro l’altra dichiarano scienza” (Ps. 18,3). Lo stesso si verifica nella storia. Le zone di coscienza diurna “sgorgano parole”, ovvero sono dotate del carattere ininterrotto della tradizione, dell’intelletto unico della cultura. Esse confinano non con le zone della coscienza notturna, bensì con altre fasce, separate rispetto a lei dalla cultura notturna. E la cultura notturna “dichiara scienza” a una cultura egualmente notturna, non a quella diurna, a lei contigua. In particolare, la filosofia di un determinato “evo” della cultura, la visione della vita formatasi in un “eone” culturale, rin¬via non all’epoca della notte precedente, bensì a quella pre-precedente del dì, serrando tutti i giorni in una fila sola, possibilmente ininterrotta. È qui che “un giorno dietro l’altro quelli sgorgano parole”. Così il filo della Filosofia viene torto. Ecco perché il disinteresse dimostrato degli storici della filosofia nei confronti di questa parte eminentemente notturna, come s’è detto, della cultura, ossia dell’intero Medioevo, non è privo di senso. Ho detto “non privo di senso” non perché il Medioevo sia a-culturale – gli studiosi delle idee alieni da faziosità hanno abbandonato ormai da tempo quest’interpretazione, ma perché il Medioevo è etero-culturale, con la sua propria cultura e la sua propria realtà. L’inizio della Nuova Filosofia, la filosofia del Rinascimento non rinvia al pensiero medioevale, bensì all’annottante pensiero dell’antichità; è nella filosofia alessandrina, neopitagorica e neoplatonica, che occorre rintracciare le sue fonti. Di converso, l’incipiente crepuscolo del pensiero che pare già spirare in una fresca brezza sul nostro capo e l’ombra serótina della nuova cultura che ratta sta calando su di noi rompono con la tradizione immediatamente precedente della cultura moderna, diurna. Così, le arterie invisibili e i nervi dell’organismo sociale traggono linfa e nuovi sti¬moli da quel pensiero medioevale che, fino a poco tempo fa, già si credeva irrimediabilmente sepolto. La riscoperta del tomismo in Occidente e la ricerca di una nuova “ecclesialità” da noi, a nord; la rinascita delle dispute medioevali sull’energia e l’essenza della divinità in Oriente, un generale rinnovellarsi degli interessi religiosi, la crescente fascinazione esercitata in generale dalla mistica e la progressiva, inarrestabile rovina del razionalismo su tutta la linea, in ogni ambito e su ogni base; infine, la disillusione nei confronti delle scienze naturali come sistema per comprendere la vita e come voce scettica rivolta all’indirizzo dell’umanesimo, e così via – tutto ciò non indica forse l’approssimarsi di qualche cosa di nuovo, di assolutamente nuovo, che già è stato vecchio? E lo stesso lavoro di sistematizzazione delle nozioni accumulate, la tendenza a creare manuali per tutto lo scibile e in tutte le branche del sapere, il consolidamento di quel che è stato già scoperto, non è forse questa la nostra resa dei conti con la cultura passata? Una resa dei conti attuata per mezzo di un’inventariazione che rinvia al senso di morte ovunque diffuso, alla sensazione di una “cultura morente”. Tutte queste enciclopedie, questi manuali e dizionari, non sono forse le disposizioni ante mortem di quella cultura sorta nel quattordicesimo secolo? Per comprendere la visione dell’esistenza che vigerà in futuro occorre volgersi alle sue radici, alla visione medioevale dell’esistenza, del Medioevo occidentale e, in particolare, di quello orientale, per capire la filosofia dell’età moderna occorre rivolgersi alla filosofia antica. E, a sua volta, se vogliamo comprendere la nascita della filosofia antica o penetrare nella filosofia del Rinascimento ionico, dobbiamo volgerci col pensiero non alla notte ormai albeggiante del Medioevo greco, bensì al giorno sfolgorante dell’alessandrismo pre-antico. Ovviamente, i predecessori dei taleti e degli anassimandri non furono gli achilli e gli agammennoni, bensì le ombre semitrasparenti dei minossi e delle pasifae, le ombre dei portatori dell’antichissima cultura diurna del mondo pre-ellenico. E’ proprio a loro che ora dovremo indirizzare la nostra attenzione.

da Stratificazioni Le stratificazioni della cultura egea  (Lezione seconda e terza), pag 113-115.

Annunci