“Sì, è possibile che tutto sia nuovo e diverso” – VinoNuovo.it


“Sì, è possibile che tutto sia nuovo e diverso” – VinoNuovo.it.

di Jorge Mario Bergoglio | 14 marzo 2013
L’ultima omelia da cardinale di Papa Francesco, a Buenos Aires, nella messa delle Ceneri.

“Piano piano ci siamo abituati ad ascoltare e a vedere, attraverso i media, i drammi della società di oggi, presentati quasi con una gioia perversa, e ci stiamo perfino abituando a toccarli, a sentirli intorno a noi e nella nostra carne. Il dramma vive in strada, nei quartieri, in casa nostra e, perché no, nei nostri cuori. Conviviamo con la violenza che uccide, che distrugge le famiglie, che ravviva guerre e conflitti in tanti paesi del mondo. Conviviamo con l’odio, l’invidia, la calunnia, e la mondanità, nei nostri cuori.

La sofferenza degli innocenti e delle persone di pace continua a colpirci, il disprezzo dei diritti degli individui e dei popoli più fragili purtroppo ci appartiene, il potere del denaro con i suoi effetti demoniaci, la droga, la corruzione, la tratta degli esseri umani – compresi i bambini – insieme alla miseria materiale e morale sono all’ordine del giorno. La distruzione del lavoro dignitoso, le emigrazioni dolorose e la mancanza di futuro si uniscono a completare questo quadro.

E i nostri errori e i nostri peccati, come chiesa, non sono fuori da questo quadro. Gli egoismi personali, giustificati ma non per questo meno piccoli, la mancanza di valori etici – in una società che genera metastasi nelle famiglie, tra la gente, nei barrios e nelle città in cui viviamo, ci parlano dei nostri limiti, delle nostre debolezze e della nostra incapacità di trasformare questa lunga lista di mali che ci affliggono.

La trappola dell’impotenza ci porta a pensare: ha senso cercare di cambiare tutto questo? Possiamo fare davvero qualcosa di fronte a questa situazione? Vale la pena provarci se il mondo continua la sua carnevalata che dissimula tutto finché dura? Tuttavia, quando cade la maschera, appare la verità e, sebbene per molti possa suonare anacronistico, riappare anche il peccato, che ferisce la nostra carne con tutta la sua forza distruttiva, sconvolgendo i destini del mondo e della storia.

La Quaresima ci si presenta come grido di verità e di speranza certa che viene a dirci che “sì”, è possibile non mascherarci e dipingerci dei sorrisi di plastica sul volto come se niente fosse.
“Sì”, è possibile che tutto sia nuovo e diverso, perché Dio continua a essere “ricco di bontà e di misericordia, sempre disposto a perdonare” e ci incoraggia a ricominciare, più e più volte.
Oggi, ancora una volta, siamo invitati a intraprendere un cammino pasquale verso la Vita, cammino che implica la Croce e la rinuncia: sarà difficile, ma fecondo.
Siamo invitati a riconoscere che qualcosa innanzitutto non va bene in noi stessi, nella società e nella Chiesa, siamo invitati a cambiare, a dare una svolta, a convertirci.

In questo giorno, sono forti e impegnative le parole del profeta Gioele: “Lacerate il vostro cuore e non le vesti: convertivi al Signore Dio vostro”. Sono un invito a tutto il popolo, nessuno è escluso.

Lacerate il cuore, e non le vesti di una penitenza artificiale senza impegni per il futuro.

Lacerate il cuore, e non le vesti di un digiuno formale che però continua a farci sentire sazi.

Lacerate il cuore, e non le vesti di una preghiera superficiale ed egoista che non raggiunge le viscere della nostra vita per lasciarla toccare da Dio.

Lacerate i cuori fino a dire con il salmista: “Abbiamo peccato”. “La ferita dell’anima è il peccato: Oh povero ferito riconosci il tuo medico! Mostra le piaghe delle tue colpe. E dato che a Lui non si possono nascondere i nostri pensieri più intimi, fagli sentire il gemito del tuo cuore. Muovilo a compassione con le tue lacrime, con la tua insistenza importunalo! Che ascolti i tuoi sospiri, che il tuo dolore arrivi fino a Lui perché possa dirti: “Il Signore ha perdonato il tuo peccato” (San Gregorio Magno). Questa è la realtà della nostra condizione umana. Questa è la verità che può avvicinarci alla autentica riconciliazione con Dio e con gli uomini.

Non si tratta di screditare l’autostima, ma di penetrare le profondità del nostro cuore e prendersi cura del mistero della sofferenza e del dolore che ci tieni prigionieri da secoli, da migliaia di anni, da sempre.

Lacerate i cuori perché attraverso questa ferita possiamo guardarci nella verità.

Lacerate i cuori, aprite il vostro cuore, perché solo in un cuore squarciato  può entrare l’amore misericordioso del Padre che ci ama e ci guarisce.

Lacerate il cuore dice il profeta, e Paolo ci chiede quasi in ginocchio: “Lasciatevi riconciliare con Dio”. Cambiare il modo di vivere è il segno e il frutto di questo cuore squarciato e riconciliato da un amore che ci supera.

Questa è l’esortazione, di fronte a tante ferite che ci fanno male e che ci possono portare alla tentazione di indurire il nostro cuore: lacerate i cuori per sperimentare nella preghiera silenziosa e serena la soave tenerezza di Dio.

Lacerate i cuori per sentire l’eco di tante vite distrutte affinché l’indifferenza non ci lasci inerti.

Lacerate i cuori per amare con l’amore con cui siamo amati noi, consolare con la consolazione da cui siamo consolati e condividere quello che abbiamo ricevuto.

Questo tempo liturgico che la Chiesa inizia oggi non è solo per noi stessi ma anche per la trasformazione della nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra chiesa, del nostro Paese, del mondo. Sono quaranta giorni, per convertirci alla santità di Dio, per convertirci in collaboratori che ricevono la grazia e la possibilità di ricostruire la vita umana perché ciascun uomo sperimenti la salvezza che Cristo ci ha conquistato con la sua morte e risurrezione.

Insieme alla preghiera e alla penitenza, come segno della nostra fede nella potenza della Pasqua che tutto trasforma, disponiamoci anche noi a fare come gli altri anni il nostro “Gesto quaresimale di solidarietà”. Come chiesa di Buenos Aires che cammina verso la Pasqua e che crede che il Regno di Dio è possibile, abbiamo bisogno che dai nostri cuori lacerati dal desiderio di conversione e dall’amore, germogli la grazia e il gesto efficace che allevia il dolore di tanti fratelli che camminano accanto a noi. “Nessun atto di virtù può essere grande se da questo non segue anche un bene per gli altri… Così dunque, per quanti giorni di digiuno si facciano, per quante volte si dorma sulla dura terra, per quante volte si mangi cenere, e per quanto si sospiri di continuo, se non si fa del bene agli altri, non si fa nulla di grande” (San Giovanni Crisostomo).

Quest’Anno della fede che stiamo vivendo è anche l’opportunità che Dio ci regala per crescere e maturare nell’incontro con il Signore che si fa visibile nel volto sofferente di tanti bambini senza futuro, nelle mani tremanti degli anziani dimenticati e nelle ginocchia vacillanti di molte famiglie che continuano ad affrontare la vita, senza incontrare nessuno che le sostenga.

Vi auguro una santa Quaresima, di penitenza e feconda. E, per favore, vi chiedo di pregare per me. Che Gesù vi benedica e la Santa Vergine vi custodisca.

Paternalmente”.

Card. Jorge Mario Bergoglio

Buenos Aires, 13 febbraio 2013, Mercoledì delle Ceneri

*traduzione a cura di Elisa Cerasoli

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