Il Papa, il fango e i fantasmi argentini


Il Papa, il fango e i fantasmi argentini di Loris Zanatta

Venerdì 15 Marzo 2013

Appena il tempo di diventare Papa, e già spunta il fango che vuole lordarne l’abito. Jorge Mario Bergoglio, vuole l’accusa, collaborò con la famigerata giunta Videla. Quella che prese il potere nel 1976 in Argentina e diffuse nel mondo la triste parola desaparecido. O se non collaborò, ammiccò. E se non ammiccò, tacque. I social network impazzano e i grandi accusatori sono già star: dagli al Papa.

Non è faccenda da poco. Né semplice. La storia della Chiesa argentina non è un letto di rose. Men che meno lo è la storia argentina. Rari sono perciò coloro che ne escono candidi. E ancor più le vergini. Vantando il monopolio sulla “nazione cattolica”, quella Chiesa s’avvinghiò a lungo allo Stato. E dentro lo Stato agli uomini in divisa. Favorì dapprima il decollo del populismo peronista, salvo combatterlo quando quello pretese di stringerla nelle sue spire totalitarie. E fece poi da ancella ai governi militari successivi alla sua caduta. Chiesa e forze armate si ersero così a lungo a bastioni dell’ordine, pronte a tutto pur di impedire il dilagare delle idee “estranee” al “ser nacional”: a quell’essenza della nazione di cui si erano proclamate custodi e che non tollerava dissensi. Va da sé che su tale sfondo gravi sulle spalle della Chiesa argentina un gravoso fardello di responsabilità. E che i suoi armadi celino scheletri. Passata la tremenda buriana di quei violenti anni, essa per prima ci tornò sopra per chiedere un perdono meditato e sofferto.

Tutto ciò rese la Chiesa connivente col regime di Videla? In parte sì: di certo lo furono vari vescovi; ancor più lo furono i cappellani militari; e fu il peso di quella lunga storia a indurre la Chiesa a non fare denunce pubbliche e a discutere col regime per vie confidenziali. Tale responsabilità collettiva si trasmette però a tutti i singoli individui? Ad ogni sacerdote, Bergoglio compreso? Certamente no. Così lacerata era la Chiesa argentina all’epoca da sembrare un corpo imploso, dove quel che faceva una parte risultava odiosa all’altra. E poi ci sono i ricordi di chi Bergoglio lo frequentò allora. Dal Nobel Pérez de Esquivel alla ex ministra Fernández Meijide. Entrambi poco teneri con la Chiesa dell’epoca, scagionano l’attuale Papa. Non solo: ciò che gli si imputa, dicono, ossia l’abbandono di due sacerdoti nelle grinfie del regime, non corrisponde al vero. Carte alla mano, posso a mia volta assicurare che i Gesuiti, di cui Bergoglio era Provinciale in Argentina, non usarono cautele con Videla per ottenerne la liberazione.

Fu un’epoca di barbarie. Giunta al culmine di una lunga escalation di barbarie. La dittatura uccise molti innocenti; e anche coloro che innocenti non erano, non ebbero la giustizia cui avevano diritto. La barbarie divenne Stato. Poiché però nessuno uscì davvero intonso, e tanti misero il loro granello in quella montagna d’odio, chi e a che titolo si erge oggi a giudice? I più noti di quanti oggi lo fanno furono allora montoneros: giovani peronisti che invocando la rivoluzionale avevano preso le armi. Prima contro i militari e poi contro lo stesso Perón e la moglie Isabelita. I quali risposero con ferro e fuoco. Anche i montoneros uccisero. E pur sapendo che la via violenta avrebbe causato il golpe, la seguirono con accanimento. Quando i militari avessero preso il potere, pensavano, il popolo sarebbe insorto. Un popolo in realtà esasperato da anni di violenza e ideologia, che all’ascesa di Videla non fece una piega.

Fatto forse poco noto, molti montoneros erano cattolici. Anch’essi avevano i loro bravi cappellani a benedirne le armi. E molti sacerdoti, infervorati dal clima rivoluzionario, fecero espresso voto per la loro causa: furono militanti politici con l’abito talare. Contro di essi la dittatura fu feroce. Tale era il punto cui erano giunti la lacerazione del paese e della Chiesa. E tale era l’abisso in cui sprofondò l’Argentina. Ciò che i rivoluzionari di allora, oggi numerosi nelle stanze del potere, non perdonano a Bergoglio, è quel che mai hanno perdonato alla Chiesa: di avere fatto cadere Perón nel lontano 1955 e di avere sfidato oggi a più riprese i governi dei Kirchner. In ciò dimentichi che il peronismo era sì popolare ma anche totalitario e che le critiche mosse al governo argentino dall’arcivescovo di Buenos Aires negli ultimi anni sono il sano prezzo della democrazia.

C’è questa melmosa storia dietro agli attacchi sferrati a Buenos Aires contro Bergoglio: con l’ovvio intento di screditarlo catturandolo nella rete del passato. I tanti Catone che puntano il dito contro la pagliuzza nell’occhio altrui senza vedere la trave nel proprio, non avranno però più dinanzi a sé l’arcivescovo che tanto avevano detestato. Bensì il Papa. Attaccare senza fondamento il quale può dare visibilità, ma diventare un boomerang.

Loris Zanatta insegna Storia dell’America Latina all’Università di Bologna. Autore di numerosi studi in Italia e all’estero, ha pubblicato tra l’altro: Del Estado liberal a la Nación católica. Iglesia y ejército en los orígenes del peronismo. 1930-1943 (Buenos Aires 1996); Perón y el mito de la Nación católica. Iglesia y ejército en los orígenes del peronismo. 1943-1946 (Buenos Aires 1999); Historia de la Iglesia argentina. Desde de la Conquista hasta fines del siglo XX (con R. Di Stefano, Buenos Aires 2000); Il peronismo (Roma 2008); Breve Historia del peronismo clásico (Buenos Aires 2009); Eva Perón. Una biografia politica (Soveria Mannelli 2009). Con Laterza ha pubblicato Storia dell’America Latina contemporanea.

Annunci