Girard 3 – Passione


L’essenziale della rivelazione, sotto il profilo antropologico, è la crisi dell’intera rappresentazione persecutoria che essa provoca. Nella passione in sé e per sé non vi è nulla di unico, per quanto riguarda la persecuzione. Né vi è nulla di unico nella coalizione di tutte le potenze di questo mondo. E’ anzi la medesima coalizione che è all’origine di tutti i miti. Il dato sorprendente è che i Vangeli ne sottolineano l’unanimità non per inchinarsi di fronte ad essa, non per sottomettersi al suo verdetto come farebbero tutti i testi mitologici o politici o persino filosofici, ma per denunciare in essa un errore totale, la non-verità per eccellenza.

E’ questo l’insuperabile radicalismo della rivelazione. Per comprenderlo bisogna evocare brevemente, per contrasto, la riflessione politica nel mondo occidentale e moderno.

Le potenze di questo mondo si dividono visibilmente in due gruppi non simmetrici: da una parte le autorità costituite e dall’altra la folla. In genere, le prime prevalgono sulla seconda; in periodo di crisi, succede l’inverso. Non soltanto la fol­la prevale ma essa è una specie di crogiolo dove vengono a fondersi anche le autorità più consolidate. Questo processo di fusione assicura la riformazione delle autorità grazie al capro espiatorio, ossia al sacro. La teoria mimetica illumina questo processo che la scienza politica e le altre scienze dell’uomo non riescono a penetrare.

La folla è così potente che non ha bisogno di radunare l’intera comunità per ottenere i risultati più sorprendenti. Le auto­rità costituite si inchinano di fronte ad essa e le cedono le vittime che il suo capriccio reclama, come fa Pilato con Gesù o Erode con Giovanni Battista. Così facendo, le autorità si uniscono alla folla, facendosene assorbire. Comprendere la passione significa comprendere che essa abolisce temporaneamente qualsiasi differenza non soltanto tra Caifa e Pilato, tra Giuda e Pietro, ma tra tutti coloro che gridano o lasciano che si gridi: «Crocifiggetelo!».

René Girard, IL CAPRO ESPIATORIO, Adelphi Edizioni, Milano 1987. Titolo originale: “Le bouc émissaire”. Traduzione di Christine Leverd e F. Bovoli. Copyright 1982 by Editions Grasset & Fasquelle, Paris. pag. 148-149.

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