La tentazione dello zero


del visibile

in principio

L’esposizione della Santa Sede alla Biennale di Venezia 2013 è stata definita dal cardinal Ravasi «la prima tappa di un viaggio… affinché artisti e credenti si incontrino». Il che suona come un metter le mani avanti. Un prender tempo. Dichiarare che quanto è lì esposto fa parte di un intero che sarà sviluppato negli anni.  Insomma, è l’invito ad esser cauti nel giudicare repentinamente, anche se i motivi di perplessità possono essere numerosi.

Di conseguenza cercherò di essere cauto, soffermandomi solo su quanto d’intero il parziale rivela.

Innanzitutto, mi pare evidente che le opere esposte non sono la cosa più importante. Non sono molto più di un esercizio, la risulta della decisione della Santa Sede di essere alla Biennale. Il peso vero sta nel metodo utilizzato per essere lì, in quel contesto. Metodo efficacemente sintetizzato da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani: «In questo momento bisogna partire dal livello zero, da nessuna proclamazione…

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