CHRÌSTOS YANNARÀS VOCE DALL’ORIENTE PONTE FRA CULTURE


Adriano Fabris e christos Yannaras

«L’ontologia della relazione è un’ontologia critica, ontologia post-kantiana, ontologia della persona».

Il filosofo greco Chrìstos Yannaràs parla della dimensione della «relazione» come elemento fondamentale per l’esperienza religiosa e, ancora prima, per la realizzazione dell’esistenza umana che non si caratterizza inquanto individualità «definitiva e stabile», bensì come «divenire dinamico »,costitutivamente aperto alla dialettica con «l’altro». Yannaràs, tra i maggiori e più originali pensatori ortodossi viventi, è stato proclamato al Centro pastorale Paolo VI vincitore della seconda edizione del «Premio Internazionale di Filosofia/Filosofi lungo l’Oglio. Un libro per il presente» con il volume: «Ontologia della relazione » (2004).

Lo ha deciso, all’unanimità, la commissione giudicatrice, presieduta da AdrianoFabris e composta da Ilario Bertoletti, Azzolino Chiappini, Amos Luzzatto,Aldo Magris, Salvatore Natoli,Maria Rita Parsi e Francesca Nodari, direttore scientifico del Festival Filosofi lungo l’Oglio. Alla cerimonia hanno presenziato Antonio Naccari, vice prefetto di Brescia e mons. Giacomo Canobbio, delegato vescovile per la Pastorale della cultura,che ha portato il saluto del Vescovo e osservato: «Nella teologia sociologica, c’è differenza tra riflessione greca e latina. Studi recenti hanno appurato che questo fossato non esiste. Se si attinge al Nuovo Testamento e alla tradizione patristica, è possibile incontrarsi con la teologia greca: è come tornare ad una matrice antica, riandando alla quale si può ricostituire un’unità che si pensava perduta».

Entrando nel vivo della manifestazione, Adriano Fabris, affiancato da Francesca Nodari e Salvatore Natoli, ha richiamato la «ratio» del premio ed annunciato che la scelta è ricaduta su Yannaràs in quanto «esponente in senso alto del pensiero europeo, per la sua formazione e per la sua attività, sempre di grandissimo livello, che spazia dalla Grecia alla Germania alla Francia».Ma che è anche intellettuale capace di «fare da ponte tra l’Europa e il suo “altro”, in questo caso le varie forme di cristianesimo d’Oriente». Ed infine, voce «che viene dalla Grecia: uno Stato così essenziale per la formazione della cultura europea che non può essere lasciato a se’ stesso o addirittura escluso per semplici motivi economici ».

Don Basilio Petrà, docente alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale e al Pontificio Istituto Orientale diRoma, curatore delle opere di Yannaràs, ha ripercorso la bio-bibliografia dell’autore. Nato ad Atene nel 1935, Chrìstos Yannaràs è entrato a 18 anni nella Fraternità Teologica ortodossa «Zoì»,che lascerà nel 1964 dopo la scoperta del pensiero religioso russo e un lungo travaglio interiore. Si dedica quindi a studi filosofici e teologici, consegue il dottorato in Lettere alla Sorbona. Nel 1981, non senza incontrare resistenze politico- culturali,diventa professore di filosofia ad Atene presso la Università Panteion di Scienze Politiche e Sociali. Tra le sue opere, tradotte in oltre dieci lingue, «La teologia dell’assenza e dell’ignoranza di Dio»; «La metafisica del corpo. Studio su Giovanni Climaco»; «La persona e l’eros. Saggio teologico di ontologia ».

«In Grecia – ha commentato Basilio Petrà -, e non solo, ha svolto un ruolo essenziale, rinnovando radicalmente la percezione culturaledel discorso religioso. Credo che si debba ormai distinguere tra un “prima” e “dopo” Yannaràs». In«Ontologia della relazione», il filosofo si confronta con il «nichilismo ontologico» di Heidegger (fondato sulla concezione dell’essere come «ente»), che supera in direzione di un’ontologia «alternativa» facente perno sui termini «persona» e «eros»(potenza amorosa).Lo ha illustrato, nella sua allocuzione, lo stesso Yannaràs: «La sfida che avevo davanti era quella di formulare l’ontologia che avrebbe potuto essere attinta dall’insistenza greca sulla realizzazione della verità come fatto di comunione; impresa “politica”, nel significato più nobile».

Dialogando anche con alcune suggestioni di Lacan, e non esitando a confrontarsi con le pretese riduzionistiche delle neuroscienze, il filosofo riflette nel testo sulla rilevanza originaria della relazione, che si attua nell’incontro con l’alterità dell’Altro, «palpata come intimità unica». La dinamica cognitiva della relazione diventa «esperienza di rivelazione», il cui approdo, anche attraverso una suggestiva rilettura della fede cristiana, è nella «relazione come essere» o vita – come – relazione.

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