Quel modernista amico di papa Giovanni


L’amicizia mai rinnegata tra don Ernesto Buonaiuti, il più celebre esponente del modernismo, e Angelo Roncalli nei ricordi del giornalista-teologo Gennari

GIANNI GENNARI ROMA http://vaticaninsider.lastampa.it/vaticano/dettaglio-articolo/articolo/giovanni-xxiii-john-xxiii-juan-xxiii-27454/

Buonaiuti

Don Ernesto Buonaiuti

Sul “Corriere della Sera” del 28 agosto il titolo potrebbe apparire clamoroso: “Roncalli insegnò con le dispense del modernista Buonaiuti”. Marco Rizzi racconta – in realtà la cosa era nota da decenni – che “Il futuro Papa utilizzò le lezioni dell’amico già in odore di eresia”. Non tutti sanno, forse, che Angelo Giuseppe Roncalli fu – ed è sempre rimasto, fino alla morte – appassionato studioso di storia, e che giovane prete insegnò anche Storia della Chiesa. Tra i suoi amici e colleghi di studi, a Roma, c’era don Ernesto Buonaiuti, poi celebre come teologo accusato di modernismo, il più noto dei modernisti italiani. L’accusa per qualche decennio fu capitale per molti intellettuali, non pochi spesso colpevoli soltanto di essere in anticipo sui tempi. Buonaiuti per questo fu espulso dall’insegnamento ecclesiastico, anche scomunicato e dopo il Concordato del 1929 allontanato, ad opera del regime mussoliniano, dalla cattedra all’Università di Roma. In realtà come esito quasi scontato delle ostilità in molti punti la sua “teologia” si era distaccata da verità fondamentali della dottrina della Chiesa cattolica, la divinità reale di Cristo e la stessa natura della Chiesa come mistero voluto dal Signore Gesù.

Era prete, Buonaiuti, coetaneo di Roncalli e fu con lui ospite studente al Pontificio Seminario Romano per gli Studi Giuridici di S. Apollinare, a Roma, un istituto che per secoli formò la “crema” degli uomini di Chiesa illustri, e che ebbe tra gli alunni o gli ospiti anche Pio XII e Giovanni Battista Montini giovani…Negli anni ’70 per decisione improvvisa della Santa Sede fu soppresso, e le vicende dell’edificio e della Basilica annessa hanno costituito, fino ad oggi, argomento di cronache dolorose e problematiche…

Tornando a Buonaiuti, la sua vicenda per molti versi drammatica e dolorosa è nota, tra accuse e condanne ripetute, ed è certo che alcune sue posizioni dottrinali andarono nel corso degli anni realmente oltre i confini della fede cristiana e cattolica, ma col senno di poi sarebbe giusto e anche necessario chiedersi quanto l’ostilità di certa “Curia” di quei tempi lo spinse ad estremizzare alcune tesi sulla divinità di Cristo e sulla vera natura della Scrittura come fonte della fede cristiana e della stessa Chiesa…

Dunque Roncalli e Buonaiuti: erano amici e compagni di studi, e il legame amicale e cordiale non fu mai rinnegato da ambedue. Anzi. Qui posso raccontare un particolare vissuto di persona. Era il 12 settembre 1960, e Giovanni XXIII volle venire in visita alla villa estiva del Pontificio Seminario Romano Maggiore, a Roccantica, nella provincia di Rieti, in Sabina. Lì, accompagnato dal suo seguito, con il cardinale Marcello Mimmi, che era vescovo titolare di Sabina e Poggio Mirteto e con altri dignitari, fu accolto dal Rettore del Seminario, mons. Plinio Pascoli, e da tutti gli studenti in festa nel cortiletto della villa, per un cordialissimo colloquio che si prolungò molto in quel pomeriggio sereno.

Il Papa era felice di essere lì, a Roccantica, e lo spiegò a tutti tranquillamente. Felice! C’era, accanto a lui tra altri anche monsignor Pericle…Felici, che egli stesso aveva da poco chiamato a preparare il Concilio, per questo aveva lasciato l’incarico di Direttore Spirituale del Seminario stesso, e fu Segretario Generale del Concilio stesso nelle sue fasi di preparazione e di celebrazione, fino al dicembre 1965.

Parlò a lungo, Roncalli, contento e sereno, ad un’assemblea di giovani alunni – nelle foto davanti a lui e in ascolto quasi incantato del suo racconto, si riconoscono molti oggi anche vescovi e cardinali – e ad un certo punto volle spiegare per quale motivo era affezionato a quel luogo. Appena prete, il giorno dopo la sua Prima Messa a Roma nella Chiesa di Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo, era venuto a celebrare la “seconda Messa” proprio lì, a Roccantica. Il racconto fu particolareggiato: con il treno era giunto da Roma fino alla stazione di Stimigliano, ma poi il viaggio era andato avanti su un carro trainato da buoi: una ventina di chilometri di strada sterrata, sassi e polvere…Era piena estate 1904. Il Papa raccontò sorridente che la talare nera era diventata bianca per la polvere, e poi ricordò tranquillo la cappella della villa dove insieme si era pregato fino a pochi minuti prima: “qui ho detto la mia seconda Messa…Mi faceva da prete assistente il povero Don Ernesto!”.

Era uso che un prete più esperto accompagnasse come “assistente” le prime celebrazioni dei “novellini”…Sorrideva, papa Giovanni, ricordando l’evento e lo fece fino alla fine di quel pomeriggio sereno. Dopo la sua partenza ci fu qualcuno che, curioso, chiese pubblicamente al Rettore chi fosse mai, quel “povero Don Ernesto”, e mons. Pascoli si mostrò subito come sorpreso dalla domanda e divenne rosso per l’imbarazzo…Tuttavia la risposta arrivò: “Ernesto Buonaiuti!”

Ecco: l’amicizia e la colleganza del Papa con il più celebre degli “eretici” del modernismo della prima metà del secolo XX! Erano un bel gruppetto di preti giovani e amici: Roncalli, Buonaiuti, De Luca, Canovai, Belvederi, e anche Sandri, ciascuno con una vita davanti molto diversa…

Tornando a Buonaiuti dunque, è verissimo che Roncalli, chiamato a insegnare storia della Chiesa a Bergamo si fece inviare dall’Autore e utilizzò “le dispense” delle lezioni dell’amico Don Ernesto, ma chi ha letto i testi ha testimoniato che in essi non c’era alcun errore dottrinale, e quando il particolare venne alla luce non fu possibile utilizzarlo per bloccare l’itinerario della lunga “carriera” – brutto vocabolo, ma utile – che poi, il 28 ottobre del 1958 portò Roncalli sulla cattedra di Pietro…L’amicizia e la cordialità durarono tutta la vita, al di là delle vicende dolorose e dure che segnarono quella del “povero Don Ernesto”, che in realtà proprio dalla impietosa caccia all’uomo che segnò la sua vita da parte di censori di Chiesa e poi di regime, quello fascista che lo privò della cattedra all’Università di Roma. Sul “Corriere della Sera” si legge una “icastica annotazione” di Paolo VI sulla diversità dei due, Roncalli e Buonaiuti: “Cresce la stima per Papa Giovanni e la pietà per Buonaiuti”. Pietà, “montinianamente”, nel senso vero e forte della parola, che non implica superiorità superba e giudizio ostile, ma va al di là delle vicende storiche vedendole alla luce di qualcosa supremo, la misericordia divina…

Papa Giovanni e Buonaiuti, dunque. Nell’articolo del “Corriere” Marco Rizzi aggiunge che “il loro rapporto è stato minuziosamente esaminato per eliminare il dubbio che l’ortodossia di Roncalli ne fosse stata incrinata”…Verissimo: e per confermarlo può essere utile un altro piccolo particolare che ho sentito da persone informate come autentico, ma che trascrivo con qualche residuo dubbio. Raccontano dunque che Roncalli, poco tempo dopo la sua elezione, con curiosità – una delle sue caratteristiche più evidenti – incaricò di andare a vedere nei cassetti dell’allora Sant’Offizio se c’era e cosa c’era in eventuali fascicoli dedicato a lui…C’era! Tra altre carte c’era anche una cartolina postale di auguri amichevoli che Buonaiuti aveva inviato a mons. Roncalli allora all’estero, e che il destinatario aveva ovviamente cestinato dopo averla strappata in 4 parti…Qualcuno, zelante “spione” all’interno della casa, delegazione o nunziatura che fosse, aveva incollato le parti separate e le aveva inviate a Roma, come segnale di diffidenza doverosa verso questo prelato che ovunque era o sarebbe andato, da Roma alla Bulgaria, alla Turchia, alla Francia e poi a Venezia, aveva o avrebbe lasciato il segno della sua “bontà” proverbiale. Corvi antichi, ma sempre presenti…Un sorriso!

Debbo correggere un particolare non essenziale, ma da rettificare, ed aggiungere un paio di note al testo che precede. Mons. Capovilla mi ha ricordato che “il povero Don Ernesto”, cioè Ernesto Buonaiuti, fece da prete assistente alla prima Messa celebrata dal giovane Roncalli a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Montesanto, e non alla seconda, quella celebrata appunto nella villa del Seminario Romano a Roccantica in Sabina. In quella circostanza avrebbe dovuto fargli da “prete assistente” il vicerettore del Seminario, mons. Spolverini, che non arrivò perché aveva perso il treno da Roma a Stimigliano, e Roncalli celebrò senza “assistente”.

Altra nota: mons. Capovilla mi ha pregato di ricordare che se “il povero don Ernesto” avesse incontrato meno durezza curiale, rigidezza di trattamento e più “tenerezza” – ha detto proprio così – che oggi appare sempre più importante, forse tutta la sua vicenda sarebbe stata diversa, ed ha aggiunto questi due particolari di verità storica: Buonaiuti restò fino alla morte celibe, mantenendo la sua promessa presbiterale, ed ogni giorno, anche questo fino alla morte, non mancò mai di recitare il Breviario, preghiera specifica dei preti e dei religiosi della Chiesa cattolica…Era doveroso annotarlo…

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