Olivier Clément. Il ritmo battesimale.


Icona Battesimo Cristo Copta

Icona Battesimo Cristo Copta

Il ritmo battesimale di morte-resurrezione illumina i momenti “iniziatici” della nostra vita.

Quando tutto sembra perduto, la grazia battesimale, se noi le prestiamo attenzione, può trasformare una situazione di morte in situazione di resurrezione, permette a una via apparentemente senza uscita di aprirsi a una prospettiva inedita.

Bisogna imparare, ed è questo tutto il senso dell’ascesi, ad aggirare gli ostacoli, a strappare le pelli morte, per lasciare affiorare in sé la stessa vita di Cristo, il suo grande soffio di resurrezione. L’attimo deve diventare battesimale, attimo di angoscia e di morte se voglio trattenerlo e ne misuro così l’inesistenza, attimo di resurrezione se lo ricevo umilmente, come un “presente”, nei due sensi della parola, quasi come una manna (ma qui passiamo dal mistero del battesimo a quello dell’eucaristia).

Fino il momento dell’agonia, quando le acque della morte si chiuderanno di nuovo su di noi, ma saranno trasformate dal nostro battesimo in matrice di eternità, secondo la misura della nostra fede.

Il monaco è colui che discende volontariamente nella morte, la esplora fin da questa vita (nel deserto, nei sepolcri, ma dove sono oggi i veri deserti?), si consuma nel lutto e nell’esilio di Adamo: per abbandonarsi senza più indugi a Cristo vincitore della morte, per trovare lucidamente nell’inferno l’aurora battesimale e divenire fin da quaggiù cosciente della propria resurrezione nel Risorto. La chiesa antica chiamava ogni essere umano realmente spirituale (colmato cioè dallo Spirito) “un risorto”.

Il “battesimo di Spirito” non è altro che questa coscienza della grazia battesimale, quando l’acqua delle lacrime, identificandosi con quella del battesimo, trasforma il “cuore di pietra” in “cuore di carne”, nel quale lo Spirito inscrive le esigenze dell’amore, ormai divenute spontanee.

Ogni battezzato, in un modo o in un altro, è chiamato a questo itinerario monastico, per comprendere che ha lasciato la morte dietro di sé e che non deve più temere la morte del corpo.

da “Nuova Filocalia”, Olivier Clement, ed Qyanon, 2010.

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