Sebastian Franck Paradoxa 210.


Franck_Paradoxa
Perpetuum Christianismus Sabbathum. Il cristianesimo è un eterno giorno di festa.
Opinione di Epitteto è che si deve tutto festeggiare ed onorare col digiuno [414]. La Scrittura proibisce tutto all’uomo, prima della rinascita, e lo biasima in tutte le sue opere, gli vieta ogni cosa, per cui non può desiderare niente, né bene né male. Il che significa che non deve affatto muoversi, intraprendere, volere, ma solo digiunare e far festa [415], ovvero santificare il sabato prescritto, in modo che Dio possa liberamente, senza ostacolo, in lui muoversi, volere, amare, sapere, pregare, conoscere, ecc. Insomma è tutto proibito quello che noi facciamo, giacché si deve digiunare e far festa da ogni nostro volere, agire, sapere, dire, pensare, lasciando che Dio solo compia in noi la sua opera. Perché questa è l’essenza di tutta la beatitudine e perciò giustamente si dice che il mondo perde il cielo, e solo i santi ne fanno festa. Dunque, siccome su tutto si deve digiunare e far festa, il cristianesimo non è altro che un eterno sabato. Tutti i giorni di lavoro sono maledetti. E perciò è meglio patire e far festa che agire. Il cielo deve esser solo festeggiato e Dio patito [416] e guadagnato.
414  Cfr. Il Manuale di Epitteto (tradotto in latino da Angelo Poliziano):.«Fare offerte e sacrifici, consacrare le primizie secondo il costume dei padri, è dovere di ciascuno» (cap. XXXI). Lo stesso titolo del paradosso è tratto da Epitteto: cfr. S. Franck, Sprichwörter, cit., p. 392.
415  Fasten und feiern significano qui, insieme, l’astenersi dall’opera frutto della volontà personale. Anche più avanti, il “digiuno” va inteso nel senso di tale astensione. In particolare, il feiern, far festa, va inteso nel senso pregnante della festa come giorno di quiete, riposo, astensione dal lavoro quotidiano. Ogni giorno è per il saggio, ovvero per l’uomo distaccato, come una festa, in cui tutto appare come un dono, scriveva anche Filone Alessandrino (De specialihus legibus, II, 44.45) e il pensiero, di origine stoica, passa nella mistica cristiana.
416  Correlativamente a quanto sopra, il “soffrire” e “patire” di cui qui si parla vanno intesi sempre nel senso della categoria aristotelica, contrapposta all’agire, e in particolare secondo il concetto, più volte espresso, di Gott leiden, “patir Dio”.
da Sebastian Franck, Paradossi, Introduzione, traduzione e note di Marco Vannini, Editrice Morcelliana, 2009, pag. 305.
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