SEBASTIAN FRANCK PARADOXA 153.


Commune mundum, meum et tuum immundum

Ciò che è comune è puro, il tuo e il mio è impuro

Noi dovremmo avere tutte le cose in comune, come comune è lo splendere del sole, l’aria, la pioggia, la neve, l’acqua, come afferma Clemente, nell’Epistola[1]. Ma, dato che la malizia umana non poteva possedere con amore e condividere ciò che è comune, la necessità ha richiesto di far divenire proprietà privata, dividendolo tra gli uomini, ciò che è comune (che ora diventava impuro per gli impuri). Perciò Agostino (Epist. 46) scrive che è per diritto umano e non divino che si dice: la villa è mia. Dio, che a tutti è comune, secondo la propria natura ha fatto dall’inizio tutte le cose comuni, pure e libere. Perciò solo ciò che è comune e a tutti utile, come Dio, è puro, e ciò che è proprio, privato ed egoistico anche ora suona negativamente all’orecchio di tutti gli uomini, nel cui cuore è insito per natura ed è scritto dal dito di Dio che tutte le cose devono essere comuni e indivise. Quanti figli ci sono in casa del padre, tutti possiedono un bene indiviso comune. Dunque ciascuno deve ritenere giusto che noi, nella grande dimora di questo mondo, abbiamo equamente in comune i beni di Dio, che egli sparge tra noi in comune e ce li presta e dà in mano solo come ospiti. Ma che niente sia nostro, bensì tutto del Dio comune, lo mostriamo nel fatto che non ci portiamo nulla dietro, ma dobbiamo lasciare tutto nel mondo comune. E perciò deve essere tutto al contrario nel mondo, che quello che per esso è saggio è in realtà una stoltezza, e, viceversa, è sapienza ciò che per il mondo è follia. Anche in questo caso, come sempre, Dio si comporta all’opposto del mondo: infatti reputa puro solo ciò che è comune, che il mondo valuta impuro.


[1]  Franck utilizza in quasi tutti i suoi scritti la quinta epistola pseudoisidoriana di papa Clemente I, ricavandola dall’opera di Johannes Sichard. Cfr anche Sal 24,1: «Del Signore è la terra e quanto include, il mondo con i suoi abitanti».

da Sebastian Franck, Paradossi, Introduzione, traduzione e note di Marco Vannini, Editrice Morcelliana, 2009, pag. 241.

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