L’unisostanzialità secondo Florenskij


Filippo Lippi Adorazione di Camaldoli San-Romualdo

Filippo Lippi Adorazione di Camaldoli San Romualdo

«L’amore per il fratello consiste invece nel manifestare all’altro, donare all’altro, quasi far confluire nell’altro quello stesso ingresso nella vita Divina che il soggetto comunicante con Dio sperimenta in sé come conoscenza della Verità. La natura metafisica dell’amore sta nel superamento translogico della pura auto-identità Io = Io e nell’uscita da sé. Ma questo avviene confluendo nell’altro, riversando nell’altro la «potenza» divina che spezza i ceppi dell’aseità umana finita. In forza di quest’uscita da sé l’Io diventa nell’altro, nel non-Io, il non-Io, diviene uni-sostanziale (omoúsios) all’altro e non semplicemente simil-sostanziale (omoiúsios), come richiede il moralismo, che è lo sforzo futile e demente di un amore umano, fuori di Dio. L’Io, elevatosi sopra la legge vuota e senza contenuto dell’identità e identificandosi con ciascun fratello, si fa liberamente non-Io, o, come dicono gli inni liturgici, «svuota se stesso», «si impoverisce», «si consegna», «si abbassa» (cfr. Fil 2,7), cioè si priva dei propri attributi che gli sono necessariamente dati e delle leggi naturali dell’attività interiore basate sulla norma dell’egoismo ontologico o dell’identità; conformandosi sull’essere «altro», l’Io esce dai propri confini, dalla norma del proprio essere e volontariamente si sottomette a una impostazione nuova per includere il proprio Io nell’Io dell’altro essere, il quale è per lui non-Io.»

Florenskji P., La colonna e il fondamento della Verità. Saggio di teodicea ortodossa in dodici lettere, San Paolo Ed., Torino, 2010, pag. 138.

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