Renè Girard 5 – La pietra dello scandalo


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La pietra dello scandalo – Firenze

 

L’esperienza dei capri espiatori è universale come esperienza oggettiva, ed eccezionale come esperienza soggettiva. Nessuno verrà mai a dire spontaneamente: «Eh già, non me ne rendevo conto, ma io sono un persecutore». Ciascuno di noi ha l’impressione che tutti partecipino a questo fenomeno, tranne lui stesso.
Cristo l’aveva annunciato: voi tutti sarete scandalizzati per causa mia.

Ed ecco infatti che Pietro entra in mezzo alla folla e si ricongiunge alla folla. In tre Vangeli Pietro scopre di aver appena partecipato alla Passione, e si mette a piangere. Solo il Vangelo di Luca, per meglio sottolineare il rapporto con Gesù, mostra Gesù che attraversa il cortile e guarda Pietro: una scena che è paragonabile alla conversione di Paolo. Luca ha voluto in qualche modo rappresentare concretamente il ruolo di Gesù in questa vicenda, vale a dire la grazia.

Questo ci rinvia al Vangelo di Giovanni, che dice: «… è bene per voi che io me ne vada», ossia che io muoia (Giovanni, 16, 7), perché se io non morissi in questa maniera, voi restereste legati al sistema del capro espiatorio, cui prestereste sempre fede. Il paradosso supremo dei Vangeli è che la Resurrezione, lungi dall’essere la mistificazione suprema, come ormai pensano quasi tutti, è la fonte di qualunque demistificazione. É la Resurrezione che rende i discepoli capaci di dire di no all’unanimità violenta. La Resurrezione demistifica l’unanimità che sempre si forma contro la vittima. Per avere la consapevolezza completa del proprio ruolo di persecutori, bisogna capire che ci voleva la morte di Cristo, e la rottura del cerchio satanico.

La conoscenza di sé in quanto persecutori richiede la rottura del cerchio satanico, e la rottura del cerchio richiede il distacco da sé in quanto persecutori, ovvero la grazia… Nel Prologo di Giovanni si legge: «La luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa … Essa era venuta fra i suoi e i suoi non l’hanno accolta; ma a tutti coloro che l’hanno accolta...», foss’anche un poco, a metà, com’è stato per i discepoli, essa «ha donato la grazia di diventare figli di Dio» (Giovanni, 1, 5-12).

Di conseguenza, non tutti approfittano della sconfitta di Satana, della breccia aperta nel suo regno; non si tratta, a un primo livello, della salvezza di tutta l’umanità. A quelli che hanno ricevuto la luce, è stato dato il potere di diventare figli di Dio. Ma poiché non è affatto certo che anche costoro si avvalgano di questo potere, la frase precedente «i suoi non l’hanno accolta» resta vera in assoluto. La salvezza nel periodo intermedio, storico, è possibile, ma non sicura. Gli uomini potevano approfittare della grazia. I discepoli ritornano, ma sono molto pochi. E appunto la grazia, la cui problematica è tutta qui.

Ovunque nei Vangeli la grazia non dipende dal merito, e principalmente in Marco. I discepoli restano i discepoli, anche se danno prova di ottusità fino alla Resurrezione. Da loro viene solo un minimo apporto, la risposta a un appello. Allo stesso titolo, anche il «buon ladrone» fa parte dei discepoli. La relazione personale, esistenziale, è necessaria. Ma non basta dire che i discepoli accolgono Gesù, e non basta per il motivo che sono tutti pronti a tradirlo. Perfino Pietro non capisce nulla. La cosa è normale, perché Dio penetra in un mondo ostile dominato da Satana. Ma allora, come sciogliere il sistema chiuso di Satana?

La risposta è: facendo ciò che Satana considera impossibile, cioè morire piuttosto che beneficiare del meccanismo del capro espiatorio. Gesù preferisce essere il capro espiatorio.

Renè Girard LA PIETRA DELLO SCANDALO

 

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