Simone Weil – Le cose terrestri


 

«Là ho avuto all’improvviso la certezza che il cristianesimo è per eccellenza la religione degli schiavi e che gli schiavi non possono non aderirvi, e io con loro. Ma c’è un ostacolo all’incarnazione del cristianesimo che è assolutamente insormontabile. Si tratta dell’uso di due piccole parole “anathema sit”!. Non già della loro esistenza bensì dell’uso che n’è stato fatto sino ad ora. E’ anche questo a impedirmi di varcare la soglia della chiesa. Io rimango al fianco di tutte le cose che a causa di quelle due piccole parole non possono entrare nella chiesa, ricettacolo universale. E a maggior ragione rimango al loro fianco, in quanto la mia intelligenza è in quel novero…»

«…La gioia ci inchioda all’eternità e il dolore al tempo. Ma desiderio e timore ci incatenano al tempo e il distacco spezza le catene. La ricerca della gioia ci attacca al tempo. La gioia è la nostra evasione fuori dal tempo. Il dolore ci inchioda al tempo, ma l’accettazione del dolore ci trasporta al termine del tempo, nell’eternità, cosi’ esauriamo la lunghezza indefinita del tempo, la superiamo… …Amare Dio senza consolazione. L’amore non è consolazione, è luce!…»

«Dio attende con pazienza che io voglia, infine, acconsentire ad amarlo. Dio attende come un mendicante, che se ne sta in piedi, immobile e silenzioso davanti a qualcuno che forse gli darà un pezzo di pane. Il tempo è quest’attesa. Il tempo è l’attesa di Dio che mendica il nostro amore. Gli astri, le montagne, il mare, tutto quello che ci parla del tempo ci reca la supplica di Dio; l’umiltà nell’attesa ci rende simili a Dio…  …Dio è unicamente il bene, per questo egli è là e attende in silenzio. I mendicanti che hanno pudore sono sue immagini. L’umiltà è un certo rapporto dell’anima col tempo, è un’accettazione dell’attesa. L’umiltà partecipa all’attesa di Dio. E’ per questo che socialmente ciò che contrassegna gli inferiori è il farli attendere, ma la cerimonia che rende uguali tutti gli uomini nella sua poesia è attesa per tutti…»

«[Nel tempo in cui tutto è perduto…] Noi viviamo in un’epoca che non ha precedenti e che esige un certo tipo di santità, anch’essa senza precedenti, essa deve scaturire d’improvviso, come un’invenzione e mettere a nudo tutta la verità e la bellezza che sono nel mondo nascoste sotto strati di polvere e di marciume. Aprire gli occhi sulla realtà, vedere la luce, ascoltare il vero silenzio: questo significa rinunciare alla nostra illusione di essere al centro… )( [Nel tempo in cui tutto è perduto…] Avvilire il lavoro è un sacrilegio nello stesso senso in cui è un sacrilegio calpestare un’ostia. Se coloro che lavorano lo sentissero, se sentissero che per il fatto che ne sono le vittime ne sono anche i complici la loro resistenza assumerebbe tutt’altro slancio rispetto a quello che può fornirgli il pensiero della loro persona e del loro diritto. Quando gli si parla della loro sorte si sceglie generalmente di parlare di salari. Loro sotto la fatica che li schiaccia e rende ogni sforzo di attenzione doloroso accolgono con sollievo la facile chiarezza delle cifre, cosi’ dimenticano che l’oggetto su cui si mercanteggia non è altro che la loro anima… L’uso del diritto e della nozione di diritto in connubio con la nozione di forza ha fatto di ciò che avrebbe dovuto essere “un grido scaturito dal profondo del cuore” un acre piagnisteo di rivendicazioni. Rivendicazioni senza purezza, né efficacia!… )( [Nel tempo in cui tutto è perduto…] Il denaro vince facilmente tutti gli altri moventi, perché richiede uno sforzo di attenzione molto meno grande (nessun’altra cosa infatti è chiara e semplice come una cifra!)… )( [Nel tempo in cui tutto è perduto…] Un uomo può appartenere alla società cosiddetta colta senza avere nessuna idea sul destino dell’uomo, e d’altra parte senza sapere per esempio che non tutte le costellazioni sono visibili in ogni stagione… e si crede di solito che uno scolaro delle elementari ne sappia più di Pitagora perché ripete docilmente che la terra gira intorno al sole, ma in realtà egli non guarda più le stelle, per lui il sole del quale gli si parla a scuola non ha nessun rapporto con quello che vede, lo si svelle dal’universo che lo circonda… e quello che oggi vien detto istruire le masse significa prendere questa cultura moderna elaborata in un ambiente cosi’ chiuso, cosi’ guasto, cosi’ indifferente alla verità, toglierne quel poco oro puro che per avventura potesse ancora contenere e far penetrare pari pari quel che residua entro la memoria degli sciagurati desiderosi di apprendere come si dà i becchini agli uccelli… )( [Nel tempo in cui tutto è perduto…] Non si sconfigge davvero il potere totalitario innescando i meccanismi ciechi dell’azione rivoluzionaria o la logica senza respiro dei politici; occorre modificare il linguaggio…» (Simone Weil)

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