Palazzo Calderini, già Sforza-Paterlini

Da Imola e la valle del Santerno, Luigi Orsini Bergamo, Istituto Italiano d’Arti Grafiche Ed. 1907.

Palazzo Calderini, già Paterlini

Il primo (Palazzo Paterlini) reca in sè tutta la bellezza della Rinascenza italiana. Della fondazione di esso, come di molte altre opere di architettura, mancano documenti: sembra però che il disegno architettonico fosse di mastro Giorgio Fiorentino, uno dei tanti modesti e pur valorosi artefici che dalla Toscana diffusero sotto i cieli d’Italia un po’ del sorriso di quella divina poesia di linee che, per essere rifiorita col Brunellesco, prese nome di Rinascenza toscana. Altri attribuirono i disegni ad un architetto Baccio Pintelli, per il fatto che Girolamo Riario era nipote di Sisto IV, e questi ebbe a servirsi lungamente di quell’architetto.

Palazzo Calderini, particolare della bifora.

Si sa però, ed è ormai indiscutibile, che Giorgio Fiorentino soggiornò ad Imola sul finire del secolo XV, e la fondazione del palazzo si farebbe risalire appunto al 1482. Una curiosa leggenda rende vieppiù interessante la storia di questo palazzo. Dicesi adunque dal popolo che esso fosse costrutto con incredibile rapidità, poiché Caterina stessa saliva sulle armature ad incitare con la presenza e con la voce i muratori a che facessero presto, e dicesi ancora che ella avesse stretto un patto col diavolo, il quale ogni notte si recava sul luogo ad ammucchiare pietre, a scavare pozzi a rasoio, ad accelerare, insomma, l’opera di costruzione.

Nel 1502 vi soggiornò Nicolò Machiavelli. Ma questo palazzo, che a que’ tempi doveva essere maravigliosamente bello, oggi viene sfasciandosi senza che alcuno vi ponga riparò. Irriconoscibili le finissime arenarie, e sgretolati e deturpati, nonché mutilati dello sporto, i cornicioni in cotto, di grandissimo pregio. Le eleganti bifore mancano della colonna nel mezzo. L’ingegner Felice Orsini à fatto il restauro di una finestra, calcando il disegno su quello preesistente ed appena riconoscibile, ed uniformandosi scrupolosamente allo stile dell’epoca. Dalla finestra restaurata, si comprende quanto decoro verrebbe alla mole da un coscienzioso e generale restauro.

Palazzo Calderini, camino del XVI sec.

Di tutte le bellezze che ne adornavano l’interno è scomparsa ogni traccia: stemmi, arazzi, camini, tutto fu perduto. Un incendio nel 1879 distrusse i pochi avanzi dei freschi del Metelli, del Colonna e del bolognese Antonio Bonetti, che decoravano le sale. Dopo che dai Riarii, fu posseduto dalla nobile famiglia Poggiolini (secoli XVI e XVII) che a più riprese vi apportò dei restauri, e da quella famiglia (estinta alla fine del secolo XVIII) il palazzo passò ai marchesi Borelli, all’avv. Bianchini, ai Paterlini, alla Cassa di Risparmio, e infine al Comune, il quale nel 1897 trasferì gli uffici della R. Pretura.

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